Zio Paperone Begins: la Saga di Don Rosa.

Esordisce alla grande la collana bimestrale Tesori Disney International, ovvero con la ristampa, in volume unico e prezzo abbordabile (6,90 euro) della Saga di Paperone di Don Rosa, le cui edizioni precedenti erano da anni introvabili.

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Keno Don Rosa (il primo nome è un omaggio al nonno, Gioacchino Rosa, originario di Udine) è l’ultimo grande maestro del fumetto Disney statunitense in quest’epoca in cui il grosso del materiale fumettistico della Casa del Topo è firmato da autori italiani ed europei in generale.
Iniziò a bazzicare il mondo dei paperi negli anni ’80, lavorando per la Gladstone, editrice con la licenza di pubblicare materiale Disney negli U.S.A. .
La collaborazione durò solo quattro anni: la paga era bassa, e la Gladstone non restituiva le tavole originali, cosicché Don non poteva nemmeno arrotondare rivendendole ai collezionisti.

Sembrava la fine, invece il bello dell’avventura alla Disney doveva ancor cominciare.

Nei primi anni ’90 ottenne un contratto con la Egmont, editrice licenziataria della Disney in Danimarca.
Proprio la Egmont nel 1991 gli commissionò la sua opera principe: La Saga di Paperon de’ Paperoni (The Life and Time of Scrooge McDuck).

Disegnata tra il 1994 e il 1996 (ma erano occorsi prima altri due anni di ricerca e preparazione), la saga in dodici capitoli è una vera e propria biografia di Paperone, dal 1877, quand’era un piccolo immigrato scozzese con le pezze… ehm… sul kilt, al 1947, quando divenne ufficialmente il papero più ricco del mondo (e fu pubblicata la sua prima storia).

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La Saga può essere considerata tranquillamente l’equivalente disneyano di ciò che Batman: Anno Uno rappresenta per il fumetto supereroistico.

Quando Bob Kane, nel 1939, creò la prima storia di Batman, le origini del personaggio (l’omicidio dei genitori, l’addestramento, la scelta del pipistrello come simbolo) erano sintetizzate in un’unica pagina.

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Esattamente cinquant’anni dopo Frank Miller decise che un’origine così striminzita non era più concepibile per un personaggio tanto importante. Così, col fido David Mazzucchelli alle matite, creò Anno Uno, un vero e proprio romanzo a fumetti, dal taglio noir e iperrealistico, che anni dopo avrebbe in larga parte ispirato il film Batman Begins.

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Don Rosa ha compiuto la stessa operazione, ma con più difficoltà. Infatti i fumetti Disney (e umoristici in generale) sono privi di continuity: ogni storia è autoconclusiva e non ha ripercussioni sulle altre (come avviene invece nei manga, nei supereroi, e nelle odierne serie televisive). Carl “l’uomo dei paperi” Barks, creatore del vecchio cilindro, aveva realizzato molte storie incentrate sulla giovinezza di Paperone, ma non si era mai preoccupato di creare con esse un passato coerente del personaggio.

Con tanto di albero genealogico.

Con tanto di albero genealogico.

Don si prese quest’onere: studiò minuziosamente le storie di Barks, mise gli episodi del passato dello zione in ordine cronologico, e ne ricostruì la vita e gli spostamenti. Inoltre, per amor di verosimiglianza, aggiunse date precise e incontri con personaggi realmente esistiti, cosa inaudita per i fumetti Disney, che da sempre si svolgono in un limbo senza tempo, e dove i nomi di individui reali vengono storpiati in funzione parodistica.

Paperone e Teddy Roosevelt.

Paperone e Teddy Roosevelt.

Non pago di queste innovazioni, Don Rosa si spinge ben oltre il concetto di fumetto Disney inteso come avventura e comicità. Zio Paperone non è mai stato così ricco (non solo nel senso di “facoltoso”) e così umano (pur essendo un’anatra). Ci troviamo di fronte a un personaggio che cresce e viene temprato dalle avversità.

Ci commuoviamo quando, ormai adulto, visita la tomba di sua madre. E il tema della morte (salvo eccezioni tipo Il Re Leone) è tutt’altro che tipicamente disneyano.

Poi lo vediamo invecchiare, indurirsi e maltrattare i parenti, salvo poi pentirsene. E, a tal proposito, è bello vedere al completo la famiglia dei paperi (inclusa Della, sorella gemella di Paperino e madre di Qui, Quo e Qua): un ulteriore tocco di verosimiglianza in un mondo in cui di solito sembra non esistano genitori ma solo zii.

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Don Rosa (prima di ritirarsi nel 2008, dopo un’operazione agli occhi), avrebbe realizzato altri capitoli aggiuntivi, che leggeremo nel secondo volume di Tesori Disney International, previsto per luglio 2016.

Don immaginò anche la morte di Paperone, fissandola nel 1967, anno dell'ultima storia di Barks.

Don immaginò anche la morte di Paperone, fissandola nel 1967, anno dell’ultima storia di Barks.

 

Tirando le somme, con La Saga di Paperon de’ Paperoni, Don Rosa ha creato non solo un appassionato tributo a Carl Barks e alla sua più celebre creatura, ma ne ha ricavato anche il tipico “grande romanzo americano” nel solco della tradizione che va da Jack London a Larry McMurtry: una visione epica, realistica e matura di un mondo che ci ha fatto sognare da bambini e che davamo ormai per scontato. L’effetto commozione non è esagerato.

Don Rosa

Giovanni

Immagini prese da Google © degli aventi diritto.

PS

Gli amici della pagina Facebook “Ventenni che piangono leggendo la Saga di Paperon de’ Paperoni” ci segnalano una curiosità. La vignetta con la tomba di Paperone che vedete qui sopra non appartiene alla Saga: è un’illustrazione fatta privatamente per una fanzine, con la richiesta di non diffonderla. Purtroppo è trapelata ugualmente, ed è ancora oggi una spina nel fianco per Don Rosa, il quale spesso s’è dovuto difendere dall’accusa di aver “ucciso” lo zione, o di essere stato troppo tracotante nell’eliminare un personaggio così amato e creato da altri ecc.

Tranquilli, il “vecchio cilindro” gode ancora di ottima salute.

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