Val Kilmer: perché è Forever

Dover riflettiamo sul perché Kilmer è il Batman migliore (ma solo per esclusione). E sul fatto che Joel Schumacher, in fondo, era un bravo guaglione.

 

 

“Ne vengono fatti molti ultimamente, ma il migliore resta il mio Batman Forever: pieno di sesso e ironia ma fedele al fumetto”
(Joel Schumacher, sul fenomeno dei cinecomics. E sull’autostima.)

Questo 20 giugno è venuto a mancare l’ottantenne Joel Schumacher. Regista odiatissmo dai fumettari per gli sgangherati Batman Forever (1995) e Batman & Robin (proverbiali i “bat-capezzoli” in rilievo sui costumi,; Schumacher era dichiaratamente gay).

Eppure Joel non era l’ultimo arrivato. Magari non sarà stato un autore con uno stile personale e riconoscibile, ma di certo non gli mancava il talento nella messa in scena e la competenza tecnica. E la sua manciata di cult li ha firmati pure lui.
A partire dal ritratto generazionale St.Elmo’s Fire (1984) (mitica la canzone di John Parr, autore anche del jingle di una famosa marca di lamette), seguito dal vampiresco Ragazzi Perduti (1987) con Kiefer Sutherland, dalla commedia Cugini (1989) con Ted Danson e Isabella Rossellini, e dal thriller Linea Mortale (1990), con Sutherland, Julia Roberts e Kevin Bacon.
Negli anni ’90 è stata la volta del drammatico Scelta d’Amore (1991), ancora con la Roberts, di Un Giorno Di Ordinaria Follia (1994) con Michael Douglas, Il Cliente (1994) con Susan Sarandon e Tommy Lee Jones, e il controverso 8MM – Delitto a Luci Rosse (1999) con Nicolas Cage.

Degli anni 2000 si ricordano soprattutto In Linea Con L’Assassino (2002) con Colin Farrell e Il Fantasma dell’Opera (2004), la versione musical con Gerard Butler.

È difficile scrivere oggi di Batman Forever guardandolo con gli stessi occhi di quando uscì, esattamente un quarto di secolo fa, nel giugno ’95.

Oggi gode di pessima fama perché un paio d’anni dopo fu definitivamente trascinato nel fango dalla sua parentela col successivo e catastrofico Batman & Robin, eppure a suo tempo fu un enorme successo commerciale, e pure la critica non ci andò così pesante.

Certo, i difetti saltano subito agli occhi: Gotham da metropoli gotica diventa un luna-park psichedelico da emicrania fulminante, e i cattivi sono due buffoni isterici che non fanno paura a nessuno. Passi l’Enigmista di Jim Carrey, che ricorda quello di Frank Gorshin nel telefilm anni ’60, ma il Due-Facce di Tommy-Lee Jones non ha nulla a che vedere col personaggio complesso e tormentato del fumetto.

Ciononostante, cose da salvare ce ne sono.

Chris O’Donnell è un Robin perfetto, tra sete di vendetta e temperamento spericolato.

Nicole Kidman raccoglie l’eredità di Kim Basinger come bambolona in pericolo e flirtando sia con Bruce Wayne sia con Batman da origine ad un curioso “triangolo amoroso a due” che ricorda quello Clark Kent/Lois Lane/Superman e che è forse la trovata più originale di tutta la pellicola.

E poi c’è lui, Val Kilmer.

Si è molto discusso sul perché abbia abbandonato il ruolo dopo un solo film per interpretare il ladro gentiluomo Simon Templar ne Il Santo (1996), personaggio portato in tv negli anni ’60 da Roger Moore.

Inizialmente si vociferò su un pessimo rapporto di Kilmer con Schumacher (lo definì “Un uomo con seri problemi mentali”) e col personaggio di Batman (“Templar è un tipo interessante, Batman è solo un rompico$#§i che gira sui tetti”).

Nel documentario del 2005 realizzato per l’edizione blu-ray del film ha invece raccontato che il suo agente non l’aveva informato del fatto che la Warner avrebbe messo in cantiere un nuovo capitolo di Batman subito dopo Forever, e quindi accettò di girare Il Santo.

Un’ulteriore nuova spiegazione è arrivata lo scorso maggio. In un’intervista al New York Times Kilmer ha parlato a lungo della sua carriera. Arrivati a Batman Forever, si è lasciato andare ad un particolare aneddoto. Un giorno, finito di girare, si era intrattenuto in costume sul set per salutare alcuni visitatori, che però si dimostrarono interessati alle scenografie e agli oggetti di scena che a lui. Quest’esperienza, apparentemente insignificante, lo fece riflettere sul fatto che il mondo di meraviglie che circondava Batman era più importante del personaggio stesso, quindi interpretarlo (per quanto redditizio in termini di fama e denaro) non avrebbe giovato alla sua credibilità come attore.

Probabilmente non sapremo mai com’è andata davvero, ma una cosa è certa. Per il papà di Batman, Bob Kane, Kilmer è stato l’interprete migliore.

Certo, bisogna tener conto che Kane è deceduto nel ’98, quindi non ha potuto vedere all’opera Christian Bale e Ben Affleck, Tuttavia anch’io mi sento di condividere il suo giudizio. Non per particolari meriti di Kilmer, ma semplicemente andando per esclusione.

Ciascuno degli attori che si sono avvicendati negli anni ha messo bene a fuoco un aspetto del personaggio risultando però carente sotto altri.

George Clooney era ovviamente a suo agio nella facciata pubblica di Bruce Wayne, tra ricchezza, filantropia e belle donne, ma era un Batman troppo paciccone e bonario per funzionare.

Posa e sguardo dicono tutto.

Christian Bale invece ha colto il Bruce privato, diviso tra senso di colpa e sete di giustizia. Ma, complice un pessimo costume basato più sulla praticità che sull’estetica, non aveva quell’aura dark che agli occhi dei delinquenti fa sembrare Bats una creatura della notte quasi soprannaturale.

Michael Keaton, al contrario, aveva quella fierezza badass che fa sembrare Batman capace di stendere un cattivo solo alzando di scatto l’avambraccio. Ma fuori dal costume era un simpatico omino basso, magro e stempiato, poco credibile sia come playboy sia come combattente.

Ben Affleck è il migliore per le scene “di menare”. Se Bale è calato in un contesto realistico (per cui è già in difficoltà se Joker gli molla una sprangata e gli aizza contro due cani), Affleck è il Bats dei fumetti che gioca alla pari col resto della League (e da solo stende due dozzine di mercenari di Luthor). Il problema è che è un Batman poco sveglio: in Batman v Superman non capisce d’essere manipolato da Luthor contro Superman, in Justice League lascia il comando a Wonder Woman. Strano per quello che dovrebbe essere un detective e stratega imbattibile.

Val Kilmer non ha raggiunto il livello di bravura in cui ciascun collega ha saputo eccellere nella propria specialità, ma non è nemmeno altrettanto scarso nei loro punti deboli. Nella sua unica performance ha saputo essere un miliardario playboy, un’anima in pena, una creatura della notte, un detective, e un combattente in maniera sufficiente.

Quindi, se devo scegliere un solo interprete, scelgo Kilmer, semplicemente perché è stato il Batman meno memorabile ma al tempo stesso il più “completo”.

Insomma, credo che se Kilmer fosse stato sfruttato in un film dal tono meno bambinesco, sarebbe ricordato con maggior considerazione.

Succede anche il contrario: Van Damme è un grande attore? No. Senza Tregua è un capolavoro? Ca#%o sì! Ed ecco che, con John Woo alla regia e Sam Raimi come produttore, pure Van Damme si impone nella memoria dello spettatore come un eroe gentiluomo manco fosse Gary Cooper in Vera Cruz. C’est la vie.

Giovanni

Immagini prese da Google. © degli aventi diritto.

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