Tutti Mad per Max (e Charlize): la recensione di Mad Max: Fury Road

Siamo alla fine del ventesimo secolo (sì, vabbé, è passata da un po’).
Il mondo intero è sconvolto da quanto è figo il nuovo film di Mad Max a trent’anni dall’ultimo.
Dopo un sol giorno di proiezione, sulla faccia della Terra, i nerd gridavano esaltati come scimmie urlatrici, e i critici intellettuali che snobbano il cinema d’intrattenimento sembravano aver perso la lingua.

Tuttavia, il talento di George Miller era sopravvissuto a Babe ed Happy Feet.

Ok, partiamo dalla trama. Max Rockatansky ha ancora la sua auto V8 Interceptor, distrutta a metà di Interceptor: Il Guerriero della Strada (Mad Max 2), quindi presumibilmente ci collochiamo cronologicamente tra il primo e il secondo film.
BG_mad-max-fury-road-Rosie-Huntinghton-Whiteley-homepageMentre vagabonda nel deserto postatomico, viene catturato dagli sgherri del tiranno Immortan Joe, che controlla le riserve d’acqua. Quando una nemica di Joe, l’imperatrice Furiosa, ruba un’autocisterna corazzata e fugge con a bordo di essa le cinque nuove mogli del villanzone, questo sguinzaglia i suoi scagnozzi (Max incluso) alla carica.
Separato dal resto degli inseguitori per via di una tempesta di sabbia, Max (che come al solito inizia la giornata facendosi i ca#§i suoi, ma poi per una serie di casini finisce per dare una mano agli altri) passa dall’altra parte della barricata e decide di aiutare Furiosa a raggiungere le Terra Verdi, un luogo fertile in cui viveva da bambina.

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Tra gli anni ’70 e i primi anni ’80, l’australiano George Miller con la trilogia di Interceptor – Mad Max non ha creato delle semplici storie, ma un vero e proprio genere: un mondo immaginario e un’estetica da cui molti avrebbero pescato a piene mani.

Alla  voce "estetica"

Alla voce “estetica”

 

Certo, il filone post-apocalittico esisteva già all’interno della fantascienza (vedi, ad esempio, Il Pianeta delle Scimmie). Miller però, a partire da Mad Max 2: The Road Warrior, è stato il primo ad immaginare il ritorno ad un medioevo barbarico / Far West senza società, senza legge e dove vige la legge del più forte.

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Prendiamo un cult assoluto dei manga/anime giapponesi come Ken il Guerriero. Buronson e Tetsuo Hara sono comunque riusciti a creare qualcosa di originale aggiungendo il kung-fu estremo dai risvolti splatter, le stelle della morte che ti predicono il destino, una violenza ancor più insopportabile fino a sconfinare nello humor grottesco (quando ci sono i cattivi stupidi), e un tono epico e tragico (quando ci sono i cattivi seri) che Omero e Shakespeare possono andare a caç§*e.

Tuttavia, le lande desertiche a causa della radioattività, le città ridotte a ruderi, e i briganti motorizzati con creste punk e balestre sono tutta roba che viene dritta dalla fantasia di Miller.

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Per non parlare di altri film a basso costo sullo stesso genere e finiti presto nel dimenticatoio, come Alba d’Acciaio con Patrick Swayze e Giochi di Morte con Rutger Hauer.

L’idea di un quarto capitolo della saga era in giro da tipo dieci anni e sembrava un di quei progetti destinati a non concretizzarsi mai (un po’ come il famigerato live action su Akira di Katsuhiro Otomo).
Quando poi il progetto Fury Road effettivamente partì, pochi ci speravano. Di sequel, reboot ecc. di franchise ani ’80 ne abbiamo visti tanti, e tutti deludenti. E il fatto che ci fosse ancora Miller dietro la macchina da presa era tutt’altro che una garanzia.
Negli anni era passato ad altro (Le Streghe di Eastwick, Babe va in città, Happy Feet) e si temeva scontentasse tutti, come George Lucas con la seconda trilogia di Star Wars.

Senza quest'ometto con papillon e occhiali tondi non esisterebbe Kenshiro. Ci credereste?

Senza quest’ometto con papillon e occhiali tondi non esisterebbe Kenshiro. Ci credereste?

 

E invece, dopo appena un giorno di proiezione, ecco tutti che inneggiano al capolavoro, gridando “Ammiratemi!” saltando sopra la propria auto o tatuandosi “What a Lovely Day” sul groppone, come se fossero già battute entrate nella storia del cinema.

Insomma, proprio perché nessuno ci sperava, ancor più grande è stata la meraviglia nello scoprire che George Miller non solo non ha perso smalto, ma si è addirittura superato.

Mad-Max-Fury-Road-Exclusive-01_612x380Fury Road unisce gli inseguimenti adrenalinici del primo film, la violenza del secondo, e la creatività visiva del terzo, amplificando il tutto all’ennesima potenza grazie alle tecnologie moderne.
Il look dei personaggi e dei mezzi di trasporto è fantasioso e curato (vogliamo parlare del tizio con la chitarra sputafiamme?), la fotografia (impostata sul giallo-rosso della sabbia e l’azzurro del cielo) è una goduria per gli occhi, e il montaggio è qualcosa di incredibile: praticamente il film è un lungo inseguimento di due ore, che però non rischia di ripetersi e annoiare, perché Miller sa come inserire un tocco di maestria in ogni scena. E mentre un Fast & Furios o un Transformers nelle scene più concitate rischia di frastornare e non far capire quello che succede, Fury Road non ti fa perdere un solo dettaglio.

Tom Hardy è un valido sostituto di Mel Gibson, e approfondisce un po’ le nevrosi del personaggio (in precedenza, il soprannome “Mad” era giustificato solo dagli occhietti folli di Gibson).

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Charlize Theron è sempre una garanzia (e ruba la scena), Nicholas Hoult (lo scagnozzo in crisi mistica Nux) una sorpresa, e Immortan Joe (interpretato da Hugh Keays-Byrne, già cattivo nel primo capitolo) ha le carte in regola per entrare tra i grandi cattivi dell’immaginario collettivo.

Da Uomo-Gatto di Sarabanda a Uomo-MascottedegliIronMaiden

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Insomma, questo quarto Mad Max è la dimostrazione che, se prendi un regista che ha conservato la fantasia e la bravura dei suoi tempi migliori, gli concedi sia il budget di cui ha bisogno sia la completa libertà creativa (e al diavolo il PG-13), il capolavoro ci può scappare, e la gente se ne accorge.
Detta così sembra l’uovo di colombo, ma quante delusioni (quanti Indiana Jones e Il Regno del Teschio di Cristallo e quanti Teminator Salvation) prima di arrivare a Mad Max 4.

Che splendido, splendido film. Ammiratelo.

 

 

Giovanni

Immagini prese da Google. © degli aventi diritto.

 

One comment to Tutti Mad per Max (e Charlize): la recensione di Mad Max: Fury Road

  • UN VELOCE RIASSUNTO DEL 2015  says:

    […] Col giusto budget e la completa libertà creativa il vecchio George Miller crea una sintesi del meglio dei capitoli precedenti, galvanizzandoli. Una lezione per i registi più giovani su come costruire scene d’azione perfette. Recensione più completa QUI […]

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