The saw is the family: R.I.P. Tobe Hooper

Ieri, 26 agosto 2017, è venuto a mancare Tobe Hooper, papà di Leatherface e uno dei padri dell’horror contemporaneo.

Nato a Austin nel ’43, iniziò a guadagnarsi da vivere come professore in un college. Fino a quando nel ’74, con pochi soldi e alcuni amici, girò quasi per gioco l’horror The Texas Chainsaw Massacre.
Spacciato dai distributori come una storia vera (in realtà l’ispirazione veniva molto alla lontana, dalle gesta del serial killer necrofilo degli anni ’50 Ed Gein, ispiratore anche di Psycho e Il Silenzio degli Innocenti), in Italia uscì come Non Aprite Quella Porta e sparì rapidamente dalle sale. Un titolo che tutti conoscevano, ma che pochi avevano visto, e questo ne accrebbe lo status di cult.

Alcuni ragazzi, in viaggio nel Texas più profondo, finiscono nelle grinfie degli Hewitt, una famiglia di pervertiti cannibali in cui spicca Leatherface, un energumeno con una maschera di brandelli di pelle cuciti insieme, e che brandisce sempre una motosega (ma non la usa per la legna).

Malgrado il divieto ai minori, il film era troppo povero per permettersi effetti speciali truculenti (e quindi la violenza è lasciata fuori campo, intuita dal rumore della motosega). La vera forza del film è dovuta alla sensazione di isteria che si respira dall’inizio alla fine, dovuta al fatto che tra Hooper e il cast di perfetti sconosciuti c’era un pessimo rapporto (li costrinse a indossare sempre gli stessi abiti, sotto al sole cocente del Texas, e con una sola toilette all’aperto per tutta la troupe).

Sta di fatto che Non Aprite Quella Porta cambiò la storia dell’horror: non più vampiri, licantropi ecc., bensì un nuovo tipo di mostro (muto, grosso, mascherato e ritardato) e un nuovo tipo di orrore che nasce dai mali della società moderna. Gli Hewitt, infatti, sono macellai caduti in disgrazia con l’avvento della meccanizzazione, e sono impazziti nel loro isolamento dal resto del mondo. Anche se, riletture sociali a parte, secondo lo stesso Hooper il film è soprattutto comico e frenetico come un cartoon dei Looney Tunes impazzito.

Nell’86 diede un seguito al suo capolavoro, Non Aprite Quella Porta parte 2, in cui gli Hewiit, rifugiatisi nei sotterranei di un luna park abbandonato, diventano uomini d’affari grazie alla loro “cucina d’avanguardia”. Questa parodia del rampantismo imprenditoriale tipico degli anni di Reagan non piacque ai critici, che lo presero quasi per una parodia originale. Eppure, negli anni, il film è stato rivalutato ampiamente grazie alla sua carica visionaria (colori, scenografie, e ovviamente i trucchi del grande Tom Savini) e alla performance di Dennis Hopper nella parte di uno sceriffo-vendicatore folle quasi quanto i cattivi.

L’unico altro film di Hooper entrato nella storia del cinema fu Poltergeist – Demoniache Presenze (1982), in cui una famigliola si ritrova tormentata da fenomeni soprannaturali causati dal fatto che la loro nuovo casa è, a loro insaputa, costruita su un cimitero indiano. L’impronta del produttore Steven Spielberg si nota nel modo in cui il fantastico si inserisce all’interno di un contesto familiare ben delineato (un po’ come in Incontri Ravvicinati del Terzo Tipo o E.T.), tanto che una leggenda metropolitana ipotizza che Spielberg stesso abbia girato il film, ma per non “sporcarsi” col genere horror, abbia chiesto a Hooper di attribuirsene la regia. Ciò avrebbe cementato l’amicizia tra i due, tanto che Spielberg avrebbe poi aiutato Tobe a racimolare i fondi per i suoi progetti successivi.

Altre pellicole di Hooper degne di nota furono Quel Motel Vicino alla Palude (1976), col futuro Freddy Krueger di Nightmare Robert Englund, Il Tunnel dell’Orrore (1981), Invaders (1986), gustoso remake di un fanta-horror anni ’50, e The Mangler – La Macchina Infernale (1995), sempre con Englund e tratto da Stephen King.

Sempre da un libro di King, Hooper aveva già diretto nell’83 Le Notti di Salem, miniserie vampiresca in due parti con protagonista David Soul di Starsky & Hutch, e che rimase il suo principale lavoro televisivo. Ma, sempre per il piccolo schermo, diresse episodi di serie antologiche come Storie Incredibili, Freddy’s Nightmares, I Racconti della Cripta e Masters of Horror.

Negli ultimi anni aveva realizzato piccoli horror direct-to-video, contribuendo però ai remake Non Aprite Quella Porta (2003) e Non Aprite Quella Porta 3D (2013) nelle vesti di sceneggiatore.

Diresse anche il videoclip Dancing with Myself di Billy Idol e un episodio della serie poliziesca anni ’80 The Equalizer – Un Giustiziere a New York (portata di recente al cinema con Denzel Washington).

Giovanni

Immagini prese dal Google. © degli aventi diritto.

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