Spyro The Dragon

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Gironzolando per il Palabam, durante l’edizione di quest’anno della fiera Mantova Comics & Games, mi è capitato di notare fra i vari capolavori della cara vecchia PlayStation, un gioiellino: o almeno, dal prezzo che riportava (e che non rivelo, per non fare cattiva pubblicità), poteva anche esserlo.
Spyro The Dragon, videogioco platform del 1998, sviluppato da Insomniac Games, famosa per aver prodotto (oltre i primi tre capitoli di Spyro su PlayStation) la serie di Ratchet & Clank e di Resistance.
Ai tempi questo gioco ricevette critiche prevalentemente positive, soprattutto per quanto riguardava la grafica, il gameplay semplice e intuitivo e le originali atmosfere, abbellite da una colonna sonora scanzonatissima.

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Spyro The Dragon iniziò a prendere forma nel 1997, un anno dopo l’uscita di Disruptor (uno sparatutto in prima persona con l’aggiunta di poteri psionici), sempre a opera di Insomniac Games, e di Crash Bandicoot, il famoso personaggio icona creato dalla futura rivale di Insomniac: la Naughty Dog.
L’idea del drago come protagonista sembra che l’abbia avuta Craig Stitt, un artista della Insomniac, e inizialmente pare che Spyro doveva essere di colore verde, ma per gli sviluppatori era una cattiva idea perchè si sarebbe confuso spesso con l’erba dei livelli, quindi il colore fu sostituito con il famoso viola che il piccolo Spyro sfoggia tuttora.
Questa è la trama di Spyro The Dragon: il piccolo Spyro, un simpatico drago viola, ultimo in una famiglia di fratelli draghi abitanti del Regno del Drago, assiste alla trasformazione di tutti i draghi a parte lui in statue di cristallo: Spyro viene risparmiato proprio perchè è piccolo e l’incantesimo non ha potuto colpirlo; si ritrova quindi a dover percorrere tutti e sei i mondi che compongono il Regno del Drago, liberando i suoi fratelli dalla loro prigione di cristallo e riprendendosi il tesoro dei draghi, le gemme, e anche qualche uovo di drago, a colpi di incornate e fiammate, mettendo al tappeto centinaia di Gnorc (strane creature simili a orchi e a totali imbecilli) fino ad arrivare al loro capo, tale Gnasty Gnorc, il responsabile dell’incantesimo, un bruto caratterizzato da un aspetto più massiccio, una mazza, un’armatura e un’espressione poco più intelligente di uno Gnorc normale. Per tutto il gioco Spyro muore dalla voglia di arrostirlo. E come dargli torto, visto che deve compiere tutto questo giro dell’oca perchè i draghi hanno detto a Gnasty Gnorc che è brutto e stupido, tra l’altro non direttamente, ma durante un’intervista?
È chiaro che la trama non è il punto forte di questo gioco (quasi tiene testa a quel miscuglio di eventi e azioni, senza filo logico, presenti nella prima serie di Crash Bandicoot).

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Passiamo piuttosto al gameplay: il simpatico Spyro, tramite la levetta analogica sinistra o la croce direzionale, si muove attraverso i livelli trotterellando allegramente e MOLTO lentamente, a meno che con la pressione del tasto Quadrato non lo si faccia caricare: oltre a svolgere la funzione di arma contro i nemici corazzati, infatti, la carica di Spyro gli permette di attraversare gli scenari a grande velocità, mantenendo tutto il divertimento dell’esplorazione dei livelli, traboccanti di gemme. Un altro comando di Spyro, semplicemente fantastico, è il suo soffio infuocato, tramite la pressione del tasto Cerchio: quale videogiocatore non ha goduto nell’arrostire quasi qualunque cosa gli capitasse a tiro, in questo gioco? Forse solo chi non ama i draghi…
Purtroppo il nostro protagonista, anche se munito di ali, non può volare: premendo il tasto Croce, Spyro può saltare (ma va’?) e mantenendolo quando si lancia dal bordo di una piattaforma può “planare” fino ad arrivare a una piattaforma più distante: la planata non ha una durata decente ed è la funzione che presenta più problemi fra tutte, forse addirittura l’unica difficoltà seriamente incontrata nel gioco è dovuta proprio alla planata di Spyro, mai precisa e sempre un po’ azzardata (un problema definitivamente risolto e migliorato con l’uscita del sequel di Spyro, ma questa è un’altra storia).
Esistono però alcuni speciali livelli a tempo, chiamati Circuiti, in cui Spyro può miracolosamente volare: una magra consolazione, ma meglio di niente…
Spyro può viaggiare per cinque mondi esplorabili, contenenti cinque livelli ciascuno, accessibili tramite dei portali: quattro livelli esplorabili, di cui uno contenente un “boss” da battere, rappresentato da un personaggio bizzarro e che richiede un minimo di strategia per essere sconfitto, più un Circuito in cui ci sono degli obiettivi da portare a termine entro il tempo stabilito. Il sesto mondo, chiamato anche Gnasty’s World, contiene tre livelli, di cui uno chiamato Gnasty Gnorc che è proprio quello in cui si va ad arrostire le chiappe del cattivo, più un livello segreto in cui Spyro è libero di volare e riprendere il tesoro rubato ai draghi da Gnasty. I mondi sono realizzati con una certa cura, sebbene non siano proprio impeccabili e a tratti risultino leggermente scarni; i nemici sono tanti e tutti diversi, più o meno pazzi e colorati: alcuni scapperanno a nascondersi, altri ce l’avranno con Spyro, altri correranno come se non ci fosse un domani: i famosi ladri di uova di drago, degli omini azzurri sfuggenti che sono passati alla storia come quelli che hanno raccolto le maledizioni e l’odio di un’intera generazione di videogiocatori; quando non li si rincorreva si fermavano a sfottere Spyro (e quindi il giocatore) con una risata infantile che pare una cantilena. Personalmente, li trovavo adorabili. E voi?
Originale e simpatico anche il metodo utilizzato per indicare la salute del nostro eroe: una libellula chiamata Sparx, migliore amico di Spyro e unico esserino che non ci fa sentire completamente soli, un insetto che cambia colore a seconda dei colpi incassati dal draghetto: oro per la salute piena, blu dopo aver subito un colpo, verde dopo averne subiti due, assente dopo averne subiti tre, dopodichè se si subisce un altro colpo il protagonista “muore” e perde una vita. È molto difficile morire per mano dei nemici, almeno fino a certi livelli verso la fine del gioco; il “terrore” per il giocatore è rappresentato da ostacoli come burroni e acqua, letali per Spyro, ma che in loro assenza le ambientazioni non sarebbero le stesse: in Spyro The Dragon si percorre ogni sorta di mondo fatato, da verdi colline a deserti, castelli tra le nuvole, caverne di ghiaccio, laghi di lava, cime di alberi altissimi con percorsi fuori di testa da seguire d’un fiato e a grandi velocità, scenari che si vedrebbero forse solo nei sogni dei bambini, e perfino passaggi nel buio dei loro incubi.

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I comandi fluidi e intuitivi e le aree liberamente esplorabili (Spyro The Dragon è stato uno dei primi titoli a rendere al meglio il concetto di platform 3D) sono sicuramente dei punti a favore di questo titolo e che gli hanno permesso di ottenere un buon giudizio dai giocatori, ma l’elemento che va a completare questo piccolo gioiello è la colonna sonora: signore e signori, le musiche di Spyro The Dragon portano la firma del batterista dei Police: Stewart Copeland! Me lo immagino al lavoro sulle tracce da comporre, mentre con il controller in mano impreca per Spyro che cade nei burroni a causa di un salto con planata calcolato male… Praticamente ogni singola traccia, dal tono scanzonato, ribelle e un po’ giocoso, proprio come il piccolo drago protagonista, si adatta alla perfezione al livello che si sta giocando, che sia una landa buia e desolata o uno scenario onirico con un diavoletto a molla che lancia scatole giocattolo. Le tracce dei livelli di Spyro The Dragon sono perfettamente azzeccate e sono talmente belle che viene voglia di procurarsele e ascoltarsele a parte, anche più volte, talmente sono ricche di virtuosismi: davvero un ottimo lavoro, a mio parere ancora insuperabile (e a quanto pare unico, a partire dai titoli successivi; ma questa, come già detto, è un’altra storia).
Una menzione speciale riguardo al doppiaggio di questo capolavoro: nella versione originale, a prestare la sua voce per alcuni dei fratelli draghi di Spyro, c’è il famoso Clancy Brown; sì, proprio lui: l sinistro, imponente Kurgan del film cult Highlander!

Insomma, la vasta serie di mondi ben realizzati (per l’epoca, almeno)  completamente esplorabili, che mai rischiano di cadere nel banale o nella ripetitività e che sono accompagnati da una splendida colonna sonora, il buon doppiaggio, i nemici colorati e fuori di testa, le migliaia di gemme che fanno gola tanto da provare dispiacere nel lasciarsi i forzieri chiusi alle spalle, i personaggi divertenti e il protagonista spensierato e tenero a cui è impossibile non affezionarsi già dai primi secondi che si prende in mano il controller, sono ciò che rende Spyro The Dragon un titolo PlayStation che vale la pena rispolverare e rigiocare.

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