ROCKETEER: l’edizione completa

 

In occasione della nuova edizione SaldaPress, ripercorriamo la breve avventura di Dave Stevens e della sua creatura.

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Dave Stevens: ovvero come essere un geniaccio del disegno, travalicare il ghettizzato mondo del fumetto, morire giovane ed essere ricordato per un solo capolavoro.

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Nato nel 1955 in California (ma cresciuto in Oregon), Stevens si formò come inchiostratore di Russ Manning, uno dei migliori disegnatori di Tarzan, a cui è stato intitolato il Russ Manning Award per disegnatori esordienti.

In seguito affiancò la carriera fumettistica a quella di animatore, lavorando per la Hanna & Barbera: suoi gli storyboard per Superfriends – I Superamici (la prima serie animata della Justice League, indirizzata ad un pubblico infantile)

La sua bravura come visualizer lo portò a lavorare anche al di fuori del mondo del fumetto e dell’animazione, entrando a far parte dello studio di illustratori di William Stout . Fu così che George Lucas e Steven Spielberg gli affidarono gli storyboard de I Predatori dell’Arca Perduta. John Landis e Michael Jackson fecero lo stesso per il videoclip di Thriller. Sempre per Jackson, Stevens disegnò le scenografie per il Victory Tour.

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Fu in quel periodo, intorno al 1981, che quasi per hobby creò la sua opera principe, Rocketeer, serie a fumetti pubblicata dalla Pacific Comics, in cui riversò tutte le sue passioni: i supereroi, le atmosfere hard-boiled anni Trenta, gli aerei d’epoca, e le sexy pin-up dipinte sulle carlinghe di questi ultimi.

rocektertrattoRocketeer è la storia di Cliff Secord, un giovane pilota nella Los Angeles degli anni ’30 che per caso viene in possesso di un avveniristico zaino a razzo (o jet pack per dirla all’americana). Costruito, insieme all’amico Peevy, un singolare elmetto-timone, diventa una specie di supereroe alle prese con gangster e spie naziste.
Gli splendidi disegni di Stevens sono realistici come quelli di illustratori di quell’epoca (Norman Rockwell, Frank Frazetta…), con una sinuosa ed elegante inchiostrazione che valorizza al meglio le prorompenti forme di Jenny, la fidanzata di Cliff, modellata sulla regina del burlesque Bettie Page.
Il successo di Rocketeer riportò in auge la Page, la quale divenne buona amica di Stevens e gli stette vicino nei suoi ultimi anni.

Rocketeer divenne il maggior successo del fumetto indipendente americano degli anni ’80. Molti artisti sono dei geni troppo in anticipo rispetto alla propria epoca, e passano inosservati tutta la vita. Stevens era invece un genio d’altri tempi e tutti se n’erano accorti subito. E non fu necessariamente un bene, poiché da quel momento, più che al fumetto vero e proprio, iniziò a dedicarsi a copertine o illustrazioni su commissione, vincendo due Kirby Award, nell’85 (miglior disegnatore) e nell’86 (miglior graphic novel, sempre per Rocketeer).
Morì di leucemia nel 2008.

 

La bella vita del disegnatore. Sì, credici...

La bella vita del disegnatore. Sì, credici…

 

rocketeerlocandinaProprio da Rocketeer la Disney trasse nel 1991 uno dei suoi migliori film non animati. La sceneggiatura era dello stesso Stevens, affiancato da Danny Bilson e Paul De Meo (all’epoca produttori della serie tv di Flash). La regia del pupillo di Spielberg Joe Johnston (poi famoso per Jumanji, Jurassic Park 3 e Captain America).
Gli attori protagonisti erano lo sconosciuto Billy Campbell (cugino del più celebre Bruce Campbell, il mitico Ash de La Casa e L’Armata delle Tenebre) nel ruolo di Cliff/Rocketeer, Timothy Dalton nel ruolo di Neville Sinclair, star del cinema nonché spia nazista, mentre Jennifer Connelly (al massimo splendore) era ovviamente Jenny (una Jenny meno sensuale rispetto alla controparte disegnata, dato il marchio Disney, ma comunque incantevole).

All’epoca Billy Campbell e la Connelly erano fidanzati anche nella vita reale, al che apro una parentesi: maledizione, Jennifer, sei una delle donne più belle del mondo, se vuoi metterti con un Campbell, mettiti almeno con quello giusto! Chiusa parentesi.

 

Sorridi, sorridi, minchietto...

Sorridi, sorridi, minchietto…

 

Il film fu un flop e nessuno capì mai perché. Forse era troppo leggero per gli adulti (col gangster Paul Sorvino che diventa automaticamente buono pur di non collaborare coi nazisti, ed incita l’eroe con un “Valli a prendere, figliolo!”), ma al tempo stesso era troppo sofisticato perché i bambini potessero cogliere le mille omaggi alla Hollywood che fu, come la presenza del miliardario Howard Hughes (interpretato da Di Caprio in The Aviator e che lì aveva invece il volto di Terry O’Quinn, il John Locke di Lost), o il fatto che il personaggio di Dalton/Sinclair fosse modellato su Errol Flynn, a suo tempo veramente sospettato d’essere una spia nazista.
O forse, più semplicemente, in quell’anno la concorrenza al botteghino di Robin Hood Principe dei Ladri fu troppo pesante.

Tornando al fumetto, dopo una prima edizione italiana targata Comic Art, con una colorazione a tinte piatte, Rocketeer rimase a lungo inedito nel nostro Paese. Fu ristampato nel 2011 dalla SaldaPress con una nuova colorazione dai toni caldi e ricchi di sfumature approvata dallo stesso Stevens poco prima di morire. L’edizione, suddivisa in due volumi, era di grande formato e a prezzo elevato (24,50 euro l’uno), ma stampata su una carta ruvida che non rendeva pienamente giustizia a disegni e colori. Finalmente, oggi 14 marzo 2014, sempre la SaldaPress ha pubblicato la versione italiana della complete adventures pubblicata in America dalla IDW Publishing: l’intera saga in un unico volume nel classico formato comic-book (17×26) a prezzo abbordabile (15,90 euro) e con carta liscia di qualità.
Il modo migliore per (ri)scoprire un talento d’altri tempi che ha saputo influenzare molti giovani autori degli anni ’80 e ’90 (Adam Hughes in primis).

 

Vecchia colorazione vs Nuova colorazione

Vecchia colorazione vs Nuova colorazione

 

Giovanni

Immagini prese da Google. © degli aventi diritto.

 

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