Robocop 2: è complicato…

Generalmente sottovalutato, è invece un sequel interessante e controverso.

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Dicevamo l’altra volta che il recente reboot di Robocop aveva come unico pregio quello di far rivalutare non solo il primo film ma anche tutto il franchise che ne scaturì in seguito.
Oggi parleremo appunto del primo seguito,  quel Robocop 2 (1990) che ha sempre diviso il pubblico: sequel dignitoso o vaccata?
Innanzitutto diciamo che il regista, la buonanima di Irwin Kershner, era noto soprattutto per L’Impero Colpisce Ancora (dove era tutto già pianificato da George Lucas) e per Mai Dire Mai (sostanzialmente un remake di Thunderball – Operazione Tuono). Insomma un buon mestierante che sapeva mettersi al servizio della storia che gli veniva affidata.
Robocop 2 è in primis un film del suo sceneggiatore, Frank Miller, il quale… sì, vabbé, c’è bisogno di spiegare chi è Frank Miller?
Miller, galvanizzato dal progetto, scrisse una sceneggiatura ritenuta troppo violenta (persino rispetto al prototipo) e comunque troppo lunga. Fu incaricato di riscrivere la sceneggiatura insieme a Walon Green (co-sceneggiatore del capolavoro di Sam Peckinpah, Il Mucchio Selvaggio, nonché produttore esecutivo di Law & Order).

Hai il diritto di restare morto.

Hai il diritto di restare morto.

A film ultimato molti pensarono che Miller avesse preso la cosa come un affronto e che si fosse vendicato infarcendo il copione di trovate assurde.

Ad esempio, l’idea di Robocop riprogrammato (su richiesta di un comitato di cittadini preoccupati) per risultare più “friendly”, col risultato che si ritrova a rimproverare i ragazzini parolacciari, a commentare “Che splendida luna” in pieno giorno, e ad ammanettare un cadavere elencandogli i diritti.
Eppure, alla luce del predecessore, anche tutto questo trova un senso.
Il primo Robocop, per quanto rivoluzionario, si concludeva nel modo più classico, coi cattivi crivellati di pallottole e l’eroe che, roteata la pistola, si allontana vittorioso e sorridente come un cowboy verso il tramonto.
In Robocop 2 non c’è nulla di così ottimista. Il cattivo di turno (il santone-boss della droga trasformato in cyborg) viene sconfitto ma solo dopo aver fatto una strage. La scienziata ambiziosa, responsabile di tutto, viene punita, ma solo perché alla OCP occorre un capro espiatorio. E la battuta di Robocop con cui si conclude il film è “Pazienza, Lewis. Siamo solo umani”.

A pezzi dopo il doppio turno.

A pezzi dopo il doppio turno.

Stavolta l’eroe può solo ammettere la sua impotenza di fronte alla stupidità, al cinismo e all’insensatezza del mondo che lo circonda.

Robocop 2 sta a Robocop, come Bizzarro sta a Superman: non è tanto il suo sequel, quanto il suo gemello imperfetto proveniente da un’altra dimensione, il clone difettoso creato da uno scienziato pazzo per mettere a nudo le contraddizioni dell’eroe.
Insomma, Robocop 2 può essere visto tanto come una burla di Miller, che fa a gara con se stesso a spararla più grossa, quanto come il tentativo coerente di portare fino in fondo il sarcasmo del predecessore.
Ai posteri l’ardua sentenza.

Ma dove l'ha lasciato il cervello Miller? Ah, eccolo.

Ma dove l’ha lasciato il cervello Miller? Ah, eccolo.

PS

Ma perché sostituire il tema musicale di Basil Poledouris con questo motivetto senza infamia e senza lode?

Giovanni

Immagini prese da Google.

 

3 comments to Robocop 2: è complicato…

  • ROBOCOP 3: peccato per Dekker…  says:

    […] il primo e il secondo capitolo, riesumiamo oggi il terzo capitolo (datato ’93) della saga del cyber-poliziotto per […]

  • truth  says:

    Il primo robocop era profondo e originale. Andate a vedere a chi si ispirò il regista 😉
    Questo è lungo, prolisso e legato più agli spappolamenti anziché ad una trama consistente.

  • Daniele  says:

    Hai fatto un’ottima considerazione in merito al fatto che fosse un film meno ottimista, dove non tutto va come deve andare, in un certo senso più simile alla vita reale. E viene perfetto il paragone con L’Impero colpisce ancora, dello stesso Kershner, dove i buoni venivano completamente presi a calci nel culo dai cattivi. Ho letto e apprezzato molto il fumetto di Frank Miller su quella che sarebbe dovuta essere la sceneggiatura originale di Robocop 2. Ma è chiaro che fosse qualcosa di completamente infilmabile. Sembrava più una parodia dello stesso Robocop, dove gli elementi chiave dell’originale, venivano esagerati e pompati al massimo. Lì, non esistevano buoni. Ogni singolo individuo (anche i bambini) era un pezzo di merda. Senza contare che avrebbe avuto bisogno di un budget mastodontico.

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