R.I.P. Bud Spencer (1929-2016)

With our deepest regrets, we have to tell you that Bud is flying to his next journey.
Fam. Pedersoli

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E adesso una fetta gigante dell’infanzia di noi tutti se ne è andata davvero. Carlo Pedersoli, in arte Bud Spencer, sia che lavorasse in coppia con Terence Hill, sia da solo (Piedone, Uno Sceriffo Extraterrestre, Banana Joe…), sia con altre icone del cinema italiano di genere, da Giuliano Gemma (Anche gli Angeli Mangiano Fagioli) a Tomas Milian (Cane e Gatto), non è stato solamente un attore, ma un vero e proprio genere. Un genere unico e irripetibile: un mix di adventure -comedy per famiglie, location lontane (dal Far West al Sud America, passando per Miami), e scazzottate tanto esagerate e coreografate da far sì che la violenza cedesse il passo alle gag da comiche del muto (un’intuizione in netto anticipo sul kung-fu comico alla Jackie Chan).

Anzi, ancor più di un genere, Bud e Terence rappresentavano uno stato d’animo, uno stile di vita “cazzaro-zen”. Chi non avrebbe voluto vivere passando da un’avventura all’altra, visitando posti esotici dove splende sempre il sole, cercando di farci gli affari nostri, ma tuttavia non esitando a fare la cosa giusta quando serve?
Crescendo siamo diventati degli adulti nevrotici come tutti, ma quei film sono sempre lì, a ricordarci quelle sensazioni.

Ma Bud Spencer una vita simile l’ha davvero vissuta, divenendo un eroe del pubblico anche nella realtà.
Carlo Pedersoli nasce a Napoli nel 1929, da padre del luogo e madre di origine bresciana.
La sua famiglia si trasferisce prima a Roma, poi in Brasile. Tornato in Italia verso la fine degli anni ’40, alterna gli studi alla passione per il nuoto, gareggiando a livello olimpionico.

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Entra nella storia per essere stato
il primo italiano nei 100 m stile libero a infrangere la barriera del minuto netto. Nel ’55 vince la medaglia d’oro con la nazionale di pallanuoto a Barcellona.

Contemporaneamente inizia a fare piccole parti al cinema, esordendo nel kolossal americano Quo Vadis.

Malgrado i successi sportivi, Carlo si stanca della vita agiata al quartiere Parioli a Roma, e ritorna in Sud America.
Lavora per una compagnia statunitense alla costruzione della famosa strada Panamericana, che collega Panama e Buenos Aires: un’esperienza durissima, ma che gli fece ritrovare se stesso, come racconterà più volte. Lavora poi per l’Alfa Romeo di Caracas, disputando alcune gare come pilota.

Tornato a Roma nel 1960, sposa Maria Amato, figlia del produttore cinematografico Giuseppe. Ma a Carlo il cinema interessa poco, e preferisce comporre canzoni per Nico Fidenco e Ornella Vanoni.

Tra il ’61 e il ’62 nascono i figli Giuseppe e Cristiana.

Nel ’64 muore suo suocero e scade il suo contratto discografico. Carlo, per mantenere la famiglia, diventa produttore di documentari per la RAI, e accetta un ruolo da attore. Non ha ancora la barba, non sa andare a cavallo, ma il regista Giuseppe Colizzi non trova un altro della sua stazza, e così lo ingaggia e accetta di pagargli i due milioni di lire di cui ha bisogno anziché uno come inizialmente previsto.

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Il film è il western Dio perdona… io no!, recitato in coppia con Mario Girotti, un biondino poco noto. Ai due viene chiesto di scegliersi un nome d’arte inglese per dare alla pellicola un tocco internazionale. Carlo diventa Bud Spencer (in onore di Spencer Tracy e della birra Budweiser), Mario Terence Hill (in omaggio all’autore latino Terenzio). La coppia funziona e ritorna in altri spaghetti western.
Nel 1970 il regista E.B. Clucher (all’anagrafe Enzo Barboni) li dirige in Lo Chiamavano Trinità: è l’inizio della svolta comica e di una formula ripetuta in mille altri contesti sempre con enorme successo.

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E via con una sfilza di classici ancora oggi replicatissimi in tv: Altrimenti ci Arrabbiamo, I Due Superpiedi Quasi Piatti (esordio statunitense), Io Sto con gli Ippopotami, Nati con la Camicia, Pari e e Dispari, Chi Trova un Amico Trova un Tesoro, Non c’è Due Senza Quattro… fino a Miami Supercops (1985). Poi, a metà anni ’80, il cinema di genere in Italia inizia a sparire. Bud e Terence passano alla tv tentando progetti solisti.

Nell’88 Bud è il detective assicurativo Jack Clementi in Big Man, sei tv-movie ultima regia del grande Steno. La serie vince il Telegatto per il miglior telefilm.

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Nel ’91, stessa formula da sei tv-movie, ecco Detective Extralarge, serie poliziesca diretta dal grande Enzo G. Castellari per Rai 2, girata in Florida e che non ha nulla da invidiare alle produzioni statunitensi.

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Bud è Jack Costello, detective ex-poliziotto impegnato a risolvere intricati casi in coppia con Dumas, un nero fanfarone sedicente artista, amante delle donne e della bella vita (interpretato da Philip Michael Thomas, all’epoca sulla cresta dell’onda grazie a Miami Vice).
Detective Extralarge si becca una altro Telegatto. Bud lo ritira dalle mani di Terence Hill.

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Nel ’93 arriva una seconda serie di Extralarge, stavolta diretta da Alessandro Capone per Canale 5 e con un nuovo Dumas interpretato da Michael Winslow (il rumorista Jones di Scuola di Polizia).

Nel ’97 è nuovamente in coppia con Philip Michael Thomas, ma sono diretti da Ruggero Deodato. Rai 1 trasmette Noi Siamo Angeli, serie in cui i nostri sono due evasi costretti a spacciarsi per frati in una missione in Centro America.

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Nel 2003, col suo vero nome, recita in Cantando Dietro i Paraventi, di Ermanno Olmi.

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Nel 2010 torna in tv con la fiction I Delitti del Cuoco, dove è Carlo Banci, un ex-poliziotto re-inventatosi come chef.

Nel 2010, lui e Terence Hill ricevono il David di Donatello alla carriera.

Parallelamente alla carriera di sportivo e d’attore, Bud è stato anche appassionato di volo (conseguendo il brevetto per elicottero, e fondando la compagnia aerea Mistral Air), è apparso con Terence in un numero di Topolino (il 3011) e in un video della rock band svedese Gyllene Tyder (una cover di Let It Be dei Beatles), ha imparato sei lingue, ha scritto canzoni, biografie, e un curioso libro che mescola filosofia e gastronomia, Mangio Ergo Sum (2014).

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Carlo Pedersoli ha vissuto una vita reale molto più ricca e avventurosa di quelle di Bud Spencer nei suoi film. Se n’è andato come tutte le grandi (o semplicemente le brave) persone meriterebbero: serenamente, circondato dai suoi cari. La sua ultima parola è stata “Grazie”. Ma in realtà siamo tutti noi a ringraziare te. Ciao, Bud.

 

Spelapatate comics

Giovanni

Immagini prese da Google. © degli aventi diritto.

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