Quando le calzamaglie erano una cosa seria: il telefilm di Flash del ’90

Alla fine doveva succedere. Da martedì 20 gennaio arriva in Italia il nuovo telefilm di Flash nato come spin-off di Arrow. In tutta risposta, noi ci addentriamo nel primo telefilm del velocista scarlatto, che probabilmente più giovani tra voi non hanno mai visto (c@°*%i vostri…)

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Correva (verbo più che mai in tema, parlando di Flash) il biennio 1990-91. Il primo film di Batman, diretto da Tim Burton, aveva registrato incassi record nei cinema di tutto il mondo. Ma soprattutto aveva dimostrato che un fumetto di supereroi -malgrado maschere, calzamaglie eccetera- poteva essere un prodotto denso, avvincente, spettacolare, ricco di suspense ed azione, in grado di attirare un pubblico adulto senza rinunciare a una componente fantastica (capito, Nolan?).
bilson-meoFu così che la Warner Bros, tramite i bravi produttori esecutivi Danny Bilson (padre di Rachel Bilson, la Summer di O.C.) & Paul De Meo, decise di produrre, sulla stessa linea, una serie tv dedicata a Flash, in particolare la seconda incarnazione del velocista scarlatto, quella creata nel ’56 da Gardner Fox (testi) e Carmine Infantino (disegni) per la DC – Detective Comics, storica editrice dei più celebri Superman, Batman e Wonder Woman (ma presumo lo sappiate già).

LO SHOW
Fu così che il pubblico televisivo fece la conoscenza di Barry Allen (l’ottimo John Wesley Shipp), un agente della scientifica che, venuto a contatto con un fulmine e delle sostanze chimiche, sviluppa una velocità sovrumana nella corsa, nei riflessi, e nel guarire dalle ferite. La scienziata Tina McGee (Amanda Pays) l’aiuta a nascondere controllare questo potere. Ma quando il fratello maggiore di Barry, lo stimato poliziotto Jay (omaggio al primo Flash dei fumetti, Jay Garrick), viene brutalmente ucciso da Pike (Michael Nader, dalla soap Dinasty), capo della banda di mototeppisti che tiene in pugno Central City, Barry, trasformata in costume una tuta sperimentale che resiste all’alta velocità, si crea l’identità segreta di Flash e inizia la sua guerra privata per portare dietro le sbarre Pike e tutti i criminali che infestano la città.

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Dopo questo episodio pilota, dalla durata cinematografica di un’ora e mezzo, furono prodotti altri venti episodi da 45 minuti nei quali furono approfonditi altri co-protagonisti: Julio Mendez (Alex Desert), amico e collega di Barry, il giornalista tv Joe Kline (Richard Belzer, ora detective Munch in Law & Order Unità Speciale), il burbero tenente Garfield (Mike Genovese), e i simpatici sbirri Murphy e Bellows (Biff Manard e Vito D’Ambrosio), che fornivano gran parte dei siparietti comici della serie.

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Inizialmente Flash affrontava delinquenti realistici (gangster, spacciatori di droga, terroristi ecc.). Poi apparvero tre villans presi dal fumetto, Capitan Gelo (da non confondere col Mr. Freeze di Batman), il Maestro degli Specchi, e Trickster (interpretato da Mark Hamill, il Luke Skywalker di Guerre Stellari).
Ci furono anche altri supercattivi ideati appositamente per la serie, come il criminale informatico Fantasma, Gideon (un assassino con una cintura in grado di deviare la luce e renderlo invisibile), e Polluce, un clone imperfetto dello stesso Flash.

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Bilson & De Meo (a quanto pare ispirati come non mai) idearono anche un nuovo vigilante, l’Ombra della Notte (Jason Bernard), un medico di colore che combatteva il crimine negli anni ’50 armato di proiettili soporiferi. L’idea delle due generazioni di eroi mascherati a confronto era ovviamente un omaggio a Watchmen,in particolare ai due Nite-Owl.

Bilson e De Meo poterono contare su una disponibilità di mezzi e talenti mai vista prima. Le atmosfere notturne e metropolitane furono modellate sul Batman di Burton, così come le musiche, create dallo stesso compositore, il leggendario Danny Elfman. Alcune sceneggiature furono firmate da alcuni grandi autori di fumetti, come Howard Chaykin (American Flagg!) e John Francis Moore (X-Men 2099).

Howard Chaykin

Howard Chaykin


Perfino gli effetti speciali fanno ancora oggi la loro figura: basti pensare che il costume di Flash fu confezionato dall’equipe del mago di Hollywood Stan Winston, oscar per Aliens e Terminator 2. Rivsta oggi, la tuta indossata da Shipp può tranquillamente considerarsi il miglior costume da supereroe mai creato, in quanto sottolinea l’anatomia umana amplificandola con un’imbottitura. In questo modo suggerisce potenza e dinamicità, e fornisce protezione senza appesantire e limitare i movimenti come le corazze in kevlar dei Batman cinematografici. L’esatto opposto del costume della serie attuale (creato da Colleen Atwood, quella che ha vestito Edward Mani di Forbice), praticamente una tuta di pelle che, con tutte le sue pieghette ridicole, fornisce un’impressione di impaccio e scomodità.

 

Alla vostra sinistra: Flash. Alla vostra destra: un bambino in un pigiama di pelle rossa con gravi problemi deambulatori...

Alla vostra sinistra: Flash. Alla vostra destra: un bambino in un pigiama di pelle rossa con gravi problemi deambulatori…

 

 

LA MESSA IN ONDA E L’HOME VIDEO
91DTkRQK6iL._SL1500_Flash non fu mai rinnovato per un secondo anno poiché la rete che trasmetteva lo show in patria, la CBS, lo usò come tappabuchi tra una partita e l’altra dell’NBA, facendolo spesso scontrare coi Simpson in prima serata e i reportage dalla prima Guerra del Golfo. Fu così che gli ascolti negli U.S.A. furono bassi, o almeno non abbastanza alti da giustificare il budget (a quei tempi record) di un milione e quattrocentomila dollari a puntata.
Al contrario, la serie ebbe un meritato successo nel resto del mondo, Italia inclusa, dove fu trasmessa il sabato sera su Italia 1 e seguita da una media di 4 milioni di telespettatori.
La Warner distribuì alcuni episodi raccolti in tre Vhs: ‘Flash‘, ‘Flash 2: La Vendetta di Trickster‘, ‘Flash 3: L’Ombra della Notte‘. Dal 2007 l’intera serie è stata riunita in un unico cofanetto Dvd (attualmente esaurito, ma chissà…)

‘L’EREDITÀ’ DI FLASH
La Warner, molto stupidamente, diede la colpa del fiasco di Flash non al pessimo trattamento riservatogli dalla CBS (come era logico fare), bensì allo show in sé, come se un telefilm troppo simile ad un fumetto non fosse in grado di catturare un vasto pubblico.
E così che tutti i serial successivi hanno preso i fumetti il più alla lontana possibile, usandoli come spunto per trarne telenovele adolescenziali condite con effetti speciali. Ogni riferimento al patetico Lois & Clark e all’abominevole Smallville non è casuale ma precisamente voluto.

Quando pensi d'aver toccato il fondo, puoi sempre cominciare a scavare.

Quando pensi d’aver toccato il fondo, puoi sempre cominciare a scavare.

In compenso (ed è una bella rivincita) il telefilm di Flash influenzò la fortunata e popolarissima serie animata di Batman, prodotta dall’anno successivo. Esistono vari punti di contatto, quattro i più evidenti.
Primo: Mark Hamill fu così convincente nel ruolo di Trickster, giullare psicopatico ed assassino, che fu scelto per dare la voce al Joker.

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Secondo: Trickster aveva un’aiutante, Prank (Corinne Bohrer, poi madre ‘mbriacona di Veronica Mars nell’omonimo telefilm), folle quanto lui. Prank ispirò Harley Quinn, la ragazza del Joker.

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Terzo: in un episodio Batman si allea col vecchio attore che impersonava il Fantasma Grigio, suo eroe d’infanzia. È un chiaro rimando all’Ombra della Notte.

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Quarto: in un’altra puntata l’Enigmista rimane mentalmente intrappolato in un programma computerizzato di realtà virtuale, proprio come il Fantasma in un episodio di Flash.

CHE FINE HANNO FATTO
publicaciones-F72-630-614-591Shipp è diventato il babbo di Dawson in Dawson’s Creek, e adesso sarà il padre di Barry nel nuovo Flash.
Hamill, come già detto, campa soprattutto come doppiatore di lusso per cartoon e videogames.
La Pays riprenderà il ruolo di Tina nella nuova serie (per la gioia dei fan).
Dopo la cancellazione della serie, Bilson e De Meo crearono un supereroe tutto loro, Sentinel (da noi su Rai2), un poliziotto da cinque sensi ipersviluppati (prima o poi dovrò farci un articolo).
Dopo che anche Sentinel ha chiuso i battenti, nel 2006 i due sono entrati a far parte della scuderia di autori del loro primo amore, scrivendo un interessante ciclo di storie, Flash: un anno dopo, disegnato dall’ottimo Ken Lashley. In questo modo hanno potuto sviluppare, in forma di fumetto, quelle idee sul personaggio che non hanno fatto in tempo a portare in tv.

Una seconda chance dopo quindici anni non è una fortuna che capita a tutti, ma loro se lo sono ampiamente meritato.

 

CONCLUDENDO
john-wesley-shipp-the-flash-e1409829289878-106830Tirando le somme, Flash è ancora il miglior esempio di fumetto trasposto in carne ed ossa: segue la lezione dei Batman di Tim Burton (specie nelle atmosfere e nel mix di fantasia e realismo), arricchendola con una dose di suspense ed azione che sembra anticipare quelli di Christopher Nolan (con in più un pizzico dei colori sgargianti del Dick Tracy di Warren Beatty).
Ma anche sul versante televisivo resta uno dei telefilm più innovativi mai prodotti. Altre serie anni ’80 e ’90, riviste oggi, appaiono banali nelle trame, lente nel ritmo e povere negli effetti speciali: Flash invece tradisce i suoi anni solo per la prevalenza di trame autoconclusive sulla continuity in generale (oltre che per dettagli come l’assenza di telefoni cellulari o i computer con parole verdi su schermo nero).
Qualora lo troviate, acquistate il cofanetto Dvd: malgrado l’assenza di extra e la scarsa qualità audio/video, sono soldi ben spesi.
Se avete avuto la fortuna di vedere la serie ‘in diretta’, sarà come la prima volta. Se invece siete troppo giovani e non ne avete mai sentito parlare, vi domanderete per sempre come un simile gioiello sia stato soppresso e boicottato dalla memoria collettiva.

Giovanni

Immagini prese da Google.© degli aventi diritto.

 

 

 

5 comments to Quando le calzamaglie erano una cosa seria: il telefilm di Flash del ’90

  • sebach  says:

    “un prodotto denso, avvincente, spettacolare, ricco di suspense ed azione, in grado di attirare un pubblico adulto senza rinunciare a una componente fantastica (capito, Nolan?)”

    Bè, invece se c’è proprio una cosa che Nolan ha dimostrato è che la componente fantastica non è essenziale per mettere in scena una mitologia batmaniana spettacolare, avvincente e adulta 😉
    Anche perchè Burton e Schumacher avevano abbondato col fantastico, nel 2004 era tempo di una ventata d’aria fresca.

    • giovanni alessi  says:

      No, non è necessario. Basta buttar via 3/4 della fantasia e la creatività della pagina disegnata. 😉
      Il tallone d’Achille del “nolanismo” è la convinzione che “realistico” sia sinonimo di “intelligente”, e “fantastico” di “infantile”. Per me un prodotto è “adulto” non se è realistico, cupo o drammatico, ma se la trama è solida e i personaggi hanno motivazioni profonde e ben spiegate. 🙂

      • sebach  says:

        No, attenzione, nella trilogia di Nolan non c’è realismo. C’è verosimiglianza, l’omissione di qualsiasi elemento di natura magica/sovrannaturale/fantascientifica. Nolan non ha ripudiato questi elementi perchè ritiene quel tipo di approccio inferiore; semplicemente aveva capito che la potenza delle figure batmaniane va ben oltre l’estetica fumettosa e sopra le righe con cui è sempre stato dipinto, su carta e non.
        Essendo un regista neonoir tutto ciò che ha fatto, in maniera anche piuttosto naturale viste le radici del personaggio, è stato girare una vera e propria epopea poliziesca con protagonista Batman, piuttosto che un fumettone in movimento. Trama solida e personaggi ottimamente caratterizzati hanno completato l’opera 😉

  • sebach  says:

    No, attenzione, nella trilogia di Nolan non c’è realismo. C’è verosimiglianza, l’omissione di qualsiasi elemento di natura magica/sovrannaturale/fantascientifica. Nolan non ha ripudiato questi elementi perchè ritiene quel tipo di approccio inferiore (stima molto il lavoro fatto da Burton ad esempio); semplicemente aveva capito che la potenza delle figure batmaniane va ben oltre l’estetica fumettosa e sopra le righe con cui è sempre stato dipinto, su carta e non.
    Essendo un regista neonoir tutto ciò che ha fatto, in maniera anche piuttosto naturale viste le radici del personaggio, è stato girare una vera e propria epopea poliziesca con protagonista Batman, piuttosto che un fumettone in movimento. Trama solida e personaggi ottimamente caratterizzati hanno completato l’opera 😉

    • The Shadow  says:

      Ettepareva se non saltava fuori il talebano nazi-nolaniano che, per una banale frecciatina, deve correre in soccorso del suo dio pagano come neanche John Wayne a capo del 7° cavalleggeri.
      Vatti a rivedere il telefilm di Flash, così capisci cos’è un vero capolavoro, marsh !!!

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