Pensavo fosse Game of Thrones invece era l’A-Team: The Musketeers

Ci voleva la BBC per ridare lustro agli eroi di Alexandre Dumas dopo le recenti carnevalate sul grande schermo. Ma anche per riportare in tv la gloriosa tradizione del telefilm d’avventura per ragazzi alla Zorro.

 

Si prendono dei personaggi che tutti conoscono e li si getta a capofitto in una serie di avventure nuove di zecca (tenendo la storia originale tutt’al più come traccia). Un’idea semplice come l’uovo di Colombo. Perché non dovrebbe funzionare?

Beh, non lo so. Sta di fatto che inizialmente nessuno credeva in The Musketeers.

La serie fu concepita già nel 2007, come sostituta nel caso Doctor Who avesse chiuso i battenti.
Entrò ufficialmente in lavorazione nel 2012 per essere trasmessa nel 2013, ma all’ultimo momento la messa in onda fu spostata al 2014.

Da principio il responso di pubblico e critica è stato freddino: non rispetta il romanzo, i costumi sono troppo dark/metal, eccetera, tanto che il Guardian lo etichettò come “un Assassin’s Creed per la tv”.
Eppure gli ascolti sono presto decollati (6 milioni di spettatori in Inghilterra, ancora meglio negli U.S.A.), e già dal terzo episodio la serie è stata confermata per una seconda stagione.

Merito della confezione impeccabile a cui la tv inglese ci ha abituati. I costumi, per quanto possano sembrare “alla Matrix” sono storicamente più fedeli di quanto si possa credere, così come le armi e gli altri oggetti. Per non parlare della scenografia: la serie è stata girata a Doksany, un villaggio a 30 km da Praga che mantiene ancora oggi un’architettura parecchio seicentesca.taverna

I combattimenti ci riportano agli standard del cinema dei primi anni ’90 (Robin Hood Principe dei Ladri, L’Ultimo dei Mohicani, Braveheart…): scene d’azione in stile nervoso e frenetico, rimanendo però nei limiti del realismo, senza (grazie a Dio) il kung-fu coi fili invisibili del D’Artagnan di Peter Hyams (2001) o le trovate steampunk della versione di Paul W.S. Anderson targata Disney (2011).

Le trame sono autoconclusive, abbastanza scollegate tra loro, e come già detto hanno poco a che fare col romanzo. Tuttavia sono molto ben calate nel contesto storico-politico dell’epoca, tanto che si parla del conflitto tra cattolici e ugonotti (i protestanti francesi), della schiavitù nelle colonie, del ruolo strategico della Provenza nelle questioni militari tra Francia e Spagna eccetera.

Decisamente azzeccati anche gli attori, che si calano nel proprio personaggio così come siamo abituati a conoscerli, senza esagerarli fino alla caricatura (ricordate il Gerard Depardieu/Porthos de La Maschera di Ferro? No? Meglio) ma senza nemmeno snaturarli in inutili variazioni sul tema.

Ecco allora che Luke Pasqualino è un D’Artagnan idealista e impulsivo, Tom Burke (figlio di David Burke, il Dr. Watson del telefilm di Sherlock Holmes degli anni ’80-’90) un Athos carismatico e malinconico, Howard Charles un Porthos gioviale e godereccio, Santiago Cabrera (più a suo agio qui che nei panni di Lancillotto in Merlin) un Aramis Casanova ma con una sua profondità spirituale, mentre Maimie McCoy una Milady DeWinter subdola e vendicativa. Unica concessione alla modernità è la Constance Bonacieux di Tamla Kari, che non ci sta a fare la damigella in pericolo e chiede a D’artagnan di insegnarle a sparare e tirare di scherma.

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Menzione speciale per il cardinale Richelieu di Peter Capaldi (attuale Doctor Who). Se il personaggio interpretato da Tim Curry nella versione del ’93 era una sorta di signore del male da romanzo fantasy, quello di Capaldi è altrettanto spietato, cinico e manipolatore, ma tuttavia agisce per la ragion di stato più che per il tornaconto personale. Il che crea un intelligente compromesso tra il personaggio dumasiano e quello della realtà storica. Il quale, simpatico o antipatico che fosse, riuscì a governare saldamente la Francia malgrado il re e i nobili non si fidassero di lui.

Che però, pure Capaldi come signore delle tenebre, quando ci si mette...

che però, pure Capaldi come signore delle tenebre, quando ci si mette…

 

photoA dire il vero, non è la prima volta che la BBC tenta di riportare in tv un classico dell’avventura. C’era già stato BBC Robin Hood (3 stagioni da 13 episodi l’una, dal 2006 al 2009). Ma quella serie soffriva dell’indecisione degli autori se fare un telefilm per famiglie vecchio stampo o un prodotto più adulto e drammatico. Risultato: un Robin Hood alla Trono di Spade, con dei cattivi tanto cartooneschi quanto crudeli, sempre in vantaggio sui buoni, al punto che (occhio allo SPOILER) alla fine perfino Robin e Marian ci lasciano la pelle.

Adrian Hodge e Jessica Pope, produttori esecutivi di The Musketeers, non cercano di tenere il piede in due scarpe scontentando tutti, bensì partono subito con le idee chiare.

0Certo, tra duelli, risse, schioppettate, amorazzi turgidi e intrighi di corte, sarebbe stato facile aspettarsi un clone di Game of Thrones.
Invece The Musketeers guarda da subito al telefilm d’avventura per ragazzi (alla Zorro, per intenderci). Niente ambiguità morale, niente riflessioni sul potere e sui massimi sistemi, niente continuity serrata tra gli episodi, niente “ansia da originalità” per cui in ogni puntata devi per forza metterci il mega-colpo di scena dopo il quale nulla sarà più come prima.
No, ci sono solo i buoni che, con astuzia, coraggio (e quattro risate) mandano puntualmente a monte i piani dei cattivi che si ritrovano a rosicare finché non s’inventeranno un’altra carognata la prossima volta.

Il Bene contro il Male, il più banale dei meccanismi. Ma che, a quanto pare, non smette di piacerci e di funzionare.

“Perciò, alla fin fine, cosa ci rimane?”

“Niente gloria”

“Niente soldi”

“Niente amore”

“Nessuna delle cose che rendono la vita sopportabile”

“Ci resta l’onore”

“Può bastarmi”

“Per l’onore, allora”

“Eppure, un po’ di soldi non farebbero male…”

 

miod

Giovanni

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