Omero e Conrad tra mandrie e cowboy: Lonesome Dove.

Torna in libreria, a 30 anni dal premio Pulitzer, il romanzo di Larry McMurtry che ha dato origine a una delle saghe letterarie e televisive più affascinanti del nostro tempo.

Spesso le avventure più grandi nascono dagli spunti più banali.
L’Odissea è la più famosa avventura di tutti i tempi, e narra di un tizio che s’è perso in mare per vent’anni tra mostri marini e giganti con un occhio solo.
Nel Signore degli Anelli c’è da gettare un anello in un vulcano.

In Lonesome Dove c’è da spostare delle vacche verso nord. Eppure nel mezzo ci sta tutto: l’amicizia virile, il conflitto tra dovere e sentimenti, l’amore non corrisposto eccetera.

IL ROMANZO

Nel 1977 Larry McMurtry era un romanziere/sceneggiatore abbastanza quotato. Dai suoi romanzi erano stati tratti film di discreto successo come Hud il Selvaggio, con Steve McQueen, e L’Ultimo Spettacolo, con Peter Fonda. In quell’anno iniziò lo script per un western che avrebbe dovuto intitolarsi Streets of Laredo, protagonisti John Wayne e James Stewart diretti da Peter Bogdanovich.
Wayne se ne tirò fuori e non se ne fece nulla. McMurtry rimaneggiò la sua sceneggiatura in forma di romanzo, e dieci anni dopo eccolo uscire in libreria come Lonesome Dove.

Il libro vinse il premio Pulitzer, e fu pubblicato da Mondadori col ridicolo titolo da Harmony Un Volo di Colombe (Lonesome Dove, cioè Colomba Solitaria, è il nome di un luogo).

Lonesome Dove è uno scalcinato villaggio texano dove si sono ritirati, dopo una vita di avventure, due ex ranger, i capitani Woodrow Call e Augustus “Gus” MacRae.
I due, per quanto amici, sono diversi come il giorno e la notte: tanto Call è introverso, scontroso e tirannico, quanto Gus è allegro, amichevole e gioviale.
Nella loro fattoria vive anche il giovane Newt, il figlio che Call ha avuto con una prostituta e che non ha mai riconosciuto (il ragazzo stesso ignora d’essere suo figlio).

Un giorno giunge alla fattoria un vecchio amico. Jake Spoon, che propone loro di re-inventarsi come mandriani, portando una mandria di bestiame dal Texas al Montana. I due dopo i dubbi iniziali accettano, ed inizia una lunga epopea al cui confronto l’Odissea è un pic-nic in Franciacorta.

Cowboys, indiani, prostitute da saloon, fuorilegge, spazi sconfinati… gli ingredienti ci sono tutti. Non aspettatevi però che Lonesome Dove sia un western classico nella sostanza quanto lo è nella forma.
Qui non si parla di eroi che sconfiggono i cattivi in nome della pace, della giustizia e del progresso.

Il west di McMurtry è un mondo dominato dalla paura di tutto. Del deserto, dei serpenti, degli indiani, delle malattie, dei banditi, e perché no, di un fulmine che può incendiarti il granaio e ucciderti la famiglia.

Quelli che dovrebbero essere gli eroi commettono spesso errori e si comportano in modo sgradevole, ma tutti accettano fino in fondo le conseguenze delle loro scelte.

Tuttavia questo non basta a battere il destino avverso, e le morti dei personaggi sono spesso inaspettate, insensate e ingiuste (senza il sadismo compiaciuto dell’infame George R.R. Martin, sia ben chiaro).
Ma, proprio perché fondamentalmente vano, il loro coraggio risulta ancora più nobile ed emozionante.

Il mito del West, cioè dei pionieri avventurieri e civilizzatori, smontato e celebrato al tempo stesso.

Chi è venuto prima di noi ha sopportato di tutto nella speranza di un futuro migliore. Noi, agiati figli del presente, invidiamo i nostri padri perché al loro tempo la vita sembrava più semplice.

Non a caso, quando il capitano Call fa finalmente ritorno a Lonesome Dove (e si rende conto che il suo mondo è ormai finito) ad giornalista che attribuisce una “grande visione” legata al progresso, il vecchio ranger risponde “Yes, an hell of a vision”, ripensando agli amici morti o perduti.

LA MINISERIE

Nel 1989 la Hallmark Entertainment trasse dal libro una miniserie di quattro puntate da novanta minuti l’una, alla quale presero parte numerosi attori di cinema (cosa comune oggi, molto rara un quarto di secolo fa): Tommy Lee Jones nei panni di Call, Robert Duvall (premiato con l’Emmy) in quelli di Gus, Ricky “Piccolo Lord” Schroeder in quelli di Newt, e poi Danny Glover, Diane Lane, Anjelica Houston, Steve Buscemi e altri ancora.

Il tutto impreziosito dalle musiche di Basil Poledouris (Un Mercoledì da Leone, Conan il Barbaro, Robocop) e diretto con mano sicura da Simon Wincer (Free Willy, Carabina Quigley, Harley Davidson & Marlboro Man).

I SEGUITI

La miniserie fu un trionfo di pubblico e critica, e questo in un’epoca in cui il genere western e il format sceneggiato erano ormai considerati roba d’antiquariato.

Un successo che la Hallmark coltivò con delle serie tv sequel.

Nel 1993 esce Return to Lonesome Dove, quattro puntate con Jon Voight (padre di Angelina Jolie) al posto di Tommy Lee Jones. La storia si conclude con Call che riconosce finalmente la paternità di Newt.

Tra il ’94 e il ’95 ecco Lonesome Dove: The Series, una stagione regolare da 21 episodi. Newt (ora interpretato da Scott Bairstow) diventa sceriffo di una cittadina e si sposa con Hannah, figlia di un giornalista locale.
Questa serie si allontana dalle atmosfere del romanzo per avvicinarsi al western “familiare” sulla falsariga de La Signora del West (all’epoca popolarissimo). Appare anche Eric McCormack (poi famosissimo per Will & Grace) nel ruolo dell’ex colonnello sudista Clay Mosby, una simpatica canaglia innamorato segretamente di Hannah in quanto sosia di sua moglie, morta in un incendio appiccato dagli yankee.

Nel ’95-’96 ecco infine Lonesome Dove: The Outlaw Years. Quest’ultima stagione assume toni più duri e noir (simili a Gli Spietati di Clint Eastwood) per narrare le vicende di Newt e Mosby un anno dopo la morte di Hannah.

Larry McMurtry dal canto suo non rimase con le mani in mano e, dato che gli sceneggiatori tv avevano dato un sequel al suo capolavoro, lui pensò di sfornare vari prequel sulle avventure giovanili di Gus e Call. Romanzi che hanno dato origine a diverse miniserie da un’ora e mezza a puntata.

Streets of Laredo (1995, tre episodi), con James Garner nei panni di Call.

Dead Man’s Walk (1996, due episodi), con Call e Gus interpretati rispettivamente da Jonny Lee Miller e David Arquette (entrambi sulla cresta dell’onda per Trainspotting e Scream).

Comanche Moon (2008, tre episodi) con Karl Urban (Faramir de Il Signore degli Anelli) e Steve Zahn (Dallas Buyers Club) nei ruoli di Call e Gus, e Val Kilmer in quelli del loro superiore, il capitano Inish Scull.

E IN ITALIA ?

La miniserie originale e le stagioni successive (ad eccezione dell’ultima, The Outlaw Years) furono trasmesse da Rai Uno nell’estate del ’96, il pomeriggio-sera alle 18:00 circa, tutte sotto il titolo collettivo di Colomba Solitaria.
Streets of Laredo e Dead Man’s Walk furono passarono sulle pay-tv per poi finire come tappabuchi sulla Rai a notte fonda. Comanche Moon fu trasmessa in prima tv il sabato pomeriggio di Rai Due qualche anno fa per poi sparire anch’essa nel nulla.

Il libro (a parte una ristampa euroclub un paio d’anni dopo) non fu mai più ristampato per trent’anni esatti. In fondo, cos’è un romanzo premio Pulitzer (e tra i venti best-sellers più venduti di tutti i tempi negli U.S.A.) in confronto a Fabio Volo? I prequel sono rimasti del tutto inediti.

Ora la Einaudi si è finalmente decisa a ristamparlo con una nuova traduzione (di Margherita Emo): 950 pagine, rilegatura con sovraccoperta, 25 euro, disponibile dal 14 novembre.
Forse è la volta buona che ci rimettiamo in pari.

Giovanni

Immagini prese da Google. © degli aventi diritto.

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