Oddworld

 

Impaziente di aspettare l’arrivo di New ‘n’ Tasty, il tanto atteso remake firmato Just Add Water, mi è salita una voglia pazzesca di rigiocare l’originale del 1997, quel gioco così tanto bizzarro (odd, appunto) quanto affascinante, da aver segnato un intero, felice periodo della mia infanzia.

Oddworld: Abe’s Oddysee è il primo capitolo di una quintologia targata Oddworld Inhabitants, ed è un videogioco platform traboccante di puzzle e rompicapo, talvolta anche parecchio difficili.

È ambientato su di un pianeta chiamato, per l’appunto, Oddworld; su questo pianeta vivono varie razze aliene, come gli industriali senza cuore e principali antagonisti del gioco, i Glukkon, che fanno lavorare nelle loro grigie fabbriche l’altra razza più conosciuta, i Mudokon, come degli schiavi trattati in maniera disumana dagli Slig, delle guardie dal grilletto facile; della razza Mudokon fa parte il protagonista e personaggio più amato dell’intera saga, Abe, che si distingue subito dagli altri non solo per il colore della sua pelle (più blu rispetto al classico verde dei compagni), ma per il fatto che le sue labbra sono cucite e che manifesta dei poteri speciali.

 

OddabePelapatate

Abe!

 

Tuttavia, come dice la presentazione sul retro della custodia, in quanto Abe, protagonista del gioco, sarai “quello pelle e ossa” in un mondo “in cui tutti vogliono mangiarti”, una sorta di critica sullo sviluppo della stessa razza umana consumistica, di cui queste bizzarre creature sono la parodia, in una storia tra le più strane e al tempo stesso divertenti mai raccontate su PlayStation.

Il progetto di Oddworld: Abe’s Oddysee inizia nel gennaio 1995, con il titolo Soul Storm, ma dopo che GT Interactive acquisisce i diritti di pubblicazione nel settembre del 1996, il titolo viene cambiato prima in Epic e, infine, in Oddworld: Abe’s Oddysee. Il gioco inizialmente viene annunciato in una proiezione privata all’E3 del ’96, ma non viene confermato fino all’E3 del ’97. In quella versione mostrata si era abbastanza vicini alla versione finale, difatti il titolo ha avuto un ciclo di sviluppo piuttosto costante, con qualche modifica tardiva.Il gioco vede la sua prima uscita nel settembre 1997 su PlayStation, DOS e Windows, in una giornata che ha preso il nome di “Odd Friday”. In ottobre è uscita la versione giapponese. Curiosità: nella versione giapponese sono stati alterati alcuni aspetti visivi del gioco che riguardano i Mudokon, per esempio il disegno dei Mudokon Pops che nella versione originale mostrava la testa impalata di uno di questi disgraziati, convertita in ciò che sembra un ghiacciolo, molto più “allegro”.

 

Ecco i Mudokon Pops, prima e dopo il "trattamento".

Ecco i Mudokon Pops, prima e dopo il “trattamento”.

 

Un altro cambiamento l’hanno subito le dita delle mani dei Mudokon, inizialmente quattro e poi ridotte a tre, per una questione più seria: mostrare quattro dita risultava offensivo poiché ricordava una storica sottoclasse di produttori di carne disprezzati nella società; il gesto delle quattro dita mostrato a una persona insinuava che questa appartenesse a quella sottoclasse di lavoratori di carne in scatola, che come solitamente accadeva si procuravano incidenti sul lavoro che causavano quel tipo di mutilazioni. Pare che ci siano dei gruppi che fanno pressione affinchè quel tipo di gesto non sia ricordato, perchè visto come oltraggioso: un fatto interessante che vale la pena citare è che queste persone sono riuscite ad estorcere un’ingente somma alla Disney in seguito a una battaglia legale per cui il famoso Topolino potesse mantenere le sue caratteristiche quattro dita anche in Giappone. È chiaro che la Oddworld Inhabitants non intendeva incorrere nello stesso tipo di processo. Come non parlare poi di quanto il gesto in sè faccia pensare alla pratica Yakuza dello yubitsume, l’accorciamento di dita, in cui si amputava la falange del mignolo…

Un’altra curiosità riguarda un trailer scartato, sbloccabile in caso si salvino tutti i 99 Mudokon del gioco; è un filmato chiamato “Guardian Angel”, cioè angelo custode, che mostra Abe in una sorta di cella, in compagnia di un inquietante marchingegno parlante conosciuto come “The Shrink”. Questo filmato, disponibile come extra, mostra la frase “gaming gets odd – september 1997”.

 

"Questi sono i Mattatoi Ernia: si dice che siano i più grandi impianti per la macellazione della carne di Oddworld. Lavoravo qui... Bè, ero più uno schiavo. Come tutti gli altri"...

“Questi sono i Mattatoi Ernia: si dice che siano i più grandi impianti per la macellazione della carne di Oddworld. Lavoravo qui… Bè, ero più uno schiavo. Come tutti gli altri”…

 

Impiegato dell’anno, Abe scopre per puro caso un piano ordito da Molluck il Glukkon, capo dei Glukkon e direttore dei Mattatoi Ernia, i più grandi impianti per la macellazione della carne di Oddworld, lo stabilimento in cui lavora Abe e che produce snack di vario genere, sterminando ogni cosa che si muove sul pianeta in cui vivono e riducendola in merendine, fino a provocare anche l’estinzione di un’intera specie, senza alcun rispetto, per il solo fine di arricchirsi. Proprio perché preoccupato per gli scarsi profitti, Molluck intende tritare gli operai Mudokon della fabbrica per produrre un nuovo snack, per l’appunto i new ‘n’ tasty Mudokon Pops. Terrorizzato dalla scoperta, Abe sceglie di fuggire dai Mattatoi Ernia e allontanarsi più che può da quell’incubo, ma nella sua rocambolesca fuga lo sfigato si accorge di essere destinato a uno scopo più alto che nascondersi a vita: ebbene, Abe deve salvare tutti i suoi compagni Mudokon ancora schiavi nella fabbrica, ma per farlo deve recuperare i poteri del semidio Shrykull, avventurandosi in due templi situati in Paramonia e Scrabania, le zone di Oddworld in cui vivono le altre due specie presenti in questo gioco: gli Scrab e i Paramiti, delle inquietanti creature vittime del consumismo sfrenato dei Glukkon, e che invece i Mudokon considerano come bestie sacre: infatti l’aspetto di Shrykull riassume le caratteristiche principali di entrambe le specie in un’unica entità. Dopo aver superato le prove di entrambi i templi e ottenuto dei poteri che gli permettono, ogni volta che salva un certo numero di compagni Mudokon, di trasformarsi in Shrykull, Abe fa ritorno ai Mattatoi Ernia dove combina una serie di disastri per poi farsi catturare come un beota. La storia di Abe può finire in due modi, a seconda di quanti amici ha salvato nel corso della partita, o da quanti ne ha uccisi: in base a questo Abe avrà salva la pelle o finirà in un grosso tritacarne, tra le grasse e sadiche risate di Molluck e del suo assistente.

 

I Glukkon.

I Glukkon.

 

Oddworld: Abe’s Oddysee è un gioco platform in due dimensioni a schermate statiche con un’abbondante quantità di rompicapo e con una grafica pre-renderizzata che per i tempi era anche di ottimo livello, con animazioni ben curate per ogni personaggio o creatura e sfondi molto evocativi e ben realizzati. Anche la colonna sonora prevalentemente ambient, composta da Ellen Meijers, merita un apprezzamento: ogni traccia incalza a pennello su ogni scenario che attraversiamo, e come la soundtrack tutto il comparto sonoro, dai rumori di fondo ai suoni e i versi delle creature.

Passiamo al vero e proprio gameplay, con una premessa: Abe è debole. Molto debole. Debolissimo. Chiunque può ucciderlo, e ci riesce anche un bel po’ di volte di fila prima che il giocatore riesca a far passare una sola sequenza ad Abe, perché Oddworld è molto difficile e talvolta i rompicapo sono così complessi che occorre calcolare ogni mossa con una precisione maniacale, ma per lo meno i tentativi a disposizione sono infiniti. Ciò non toglie che sia comunque frustrante dover ripetere un’intera sequenza dall’ultimo checkpoint, magari proprio quando si era giunti a un millimetro dalla fine (e la funzione QuickSave introdotta nel sequel ha risolto questa spiacevole situazione solo in parte, ma questa è un’altra storia).
Ma allora come fa Abe a farsi strada in un mondo così ostile, se non dispone nemmeno di un’arma?

 

"Non impazzire: prendi Elum"!

“Non impazzire: prendi Elum”!

 

Con una semplice combinazione dei tasti direzionali e R1 o R2, Triangolo o Croce, Abe può correre e saltare, accovacciarsi e rotolare, sgattaiolare e arrampicarsi, ma occorre molta precisione per compiere una serie di queste mosse in un qualsiasi livello, perché il minimo errore può far precipitare Abe da un dirupo, oppure può farlo camminare su una mina, potrebbe non metterlo al riparo prima che uno Slig apra il fuoco, oppure (e questo è il caso che mi ha sempre dato più ansia) può fargli mancare una piattaforma su cui issarsi, permettendo allo Scrab che lo insegue di afferrarlo e ucciderlo, ballare sul suo cadavere e poi papparselo. Sì, Oddworld è un gioco che molto spesso fa sudare freddo. Per sua fortuna Abe non ha solo la possibilità di nascondersi, ma di interagire con vari oggetti dell’ambientazione e con le altre creature, talvolta anche possedendole con uno speciale “canto” o “meditazione” che avviene mantenendo premuti i tasti L1 e L2 per una manciata di secondi. Agli stupidi Slig possiamo far fare ogni cosa che vogliamo, controllandone i movimenti in prima persona, e quando siamo soddisfatti possiamo condurli al suicidio lasciandoci cadere da un burrone o lanciandoci sotto a un tritacarne, oppure facendoci esplodere premendo di nuovo L1 e L2, come effetto della fine del “canto”; una volta che l’ospite è morto, riprenderemo a controllare Abe da dove l’avevamo lasciato.

 

Tramite il "canto", Abe può controllare i suoi nemici.

Tramite il “canto”, Abe può controllare i suoi nemici.

 

Ma l’elemento più interessante di questo gioco è ovviamente il GameSpeak, qualcosa che non si era mai visto in un platform già di per sé così assurdo: Abe può parlare, e la sua capacità gli permette di interagire con gli altri Mudokon presenti nel gioco, permettendo a noi giocatori di dare dei comandi a queste creature, come “ciao” per iniziare una conversazione, “seguimi” per farli andare dietro ad Abe e attraversare insieme uno scenario, finché non gli diremo “aspetta” per ordinargli di fermarsi in un punto. Esistono poi dei portali, formati da colombe che volano in cerchio, che con il canto si apriranno permettendoci di trarre in salvo i Mudokon che portiamo con noi.

 

Il famoso GameSpeak

Il famoso GameSpeak.

 

Nel primo capitolo il GameSpeak si ferma ai già citati tre comandi fondamentali, che Abe eseguirà mantenendo premuto L1 in combinazione con Triangolo, Quadrato e Croce. Al tasto L2 e le varie combinazioni sono invece assegnati due tipi di fischi, inutili per la prima parte del gioco e poi ricorrenti in tutta la seconda parte per codici e password varie che si scambiano i Mudokon “selvaggi”, incluso un peto che qui serve solo a far ridere i compagni di Abe e a chiudere la sequenza di fischi, e invece dal capitolo successivo acquista un ruolo di maggiore rilievo.

Il GameSpeak è uno dei motivi per cui giocare, o magari rigiocare un ottimo prodotto come Oddworld; certamente la sua funzione è stata riveduta e ampliata nel corso degli anni tra il sequel, il capitolo sull’alieno Munch, e con il remake New ‘n’ Tasty, ma anche l’originale per quanto bizzarro è un elemento che caratterizza questo platform e lo rende un titolo che vale la pena riscoprire, e non solo perché si tratta del primo della serie.

 

OddansiaPelapatate

L’indicibile ansia che faceva salire quel “coso” quando rincorreva..!

 

Oddworld: Abe’s Oddysee non annoia mai, al contrario è un gioco che emoziona, appassiona e talvolta fa pure venire gli incubi.

 

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