Ma che c’azzecca? Highlander 2: il ritorno

Blade Runner, Dune, e perfino Scientology. Tutto sgangheratamente frullato insieme nel sequel più pazzo e odiato della storia del cinema.

Come dicevamo l’altra volta, Highlander – L’Ultimo Immortale fu un parziale flop al botteghino, salvo poi rifarsi alla grande in home-video tra vendite e noleggio. Ciò permise la messa in cantiere di un sequel. Russell Mulcahy fu riconfermato alla regia, ma stavolta il soggetto non fu ideato dal creatore originale Gregory Widen, bensì dal produttore William Panzer e dal suo collega Brian Clemens (un pezzo di storia della tv inglese, che tra le altre cose diresse il primo episodio di Avengers-Agente Speciale).

Il soggetto fu sviluppato dallo sceneggiatore Peter Bellwood (che già aveva contribuito al primo capitolo).

Le riprese ebbero luogo in Argentina dove, a causa di una forte inflazione, si sforò il budget previsto. Per terminare il film, la produzione chiese un prestito ad una compagnia del posto, che in cambio si riservò il diritto di apportare modifiche al montaggio finale della pellicola.
Il risultato? Leggete la trama e fatevi un’idea.

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Si parte con una premessa ecologista che all’epoca andava di moda: il buco nell’ozono.
Nel 1999 lo strato d’ozono si è estinto e in milioni iniziano a morire. Tra questi anche Brenda, la consulente della scientifica di cui Connor MacLeod (Christopher Lambert) si era innamorato nel primo film.
Connor (rimasto l’ultimo immortale) è divenuto un comune mortale, ma con tutta la conoscenza accumulata dai suoi simili nel corso dei secoli. Sfrutta quindi il suo cervellone per mettere a punto uno scudo spaziale che salva l’umanità dai raggi UV, ma sprofonda la Terra in una notte perpetua.

2024. Connor, ormai invecchiato (con un make-up che rasenta I Soliti Idioti), s’abbiocca a teatro, durante un’opera lirica. In sogno si ricorda d’essere una sorta di ribelle/condottiero del pianeta Zaist, e di essere stato esiliato sulla Terra insieme all’amico Ramirez (Sean Connery) dal generale/dittatore Katana (Michael Ironside).
MacLeod, Ramirez, Katana… strani nomi per degli alieni, bah…

Roland Emmerich, prendi appunti per Stargate.

Roland Emmerich, prendi appunti per Stargate.

Sta di fatto che tutti gli immortali che MacLeod e Ramirez hanno affrontato sulla Terra erano in realtà dei sicari inviati da Katana per impedire loro di tornare su Zaist.

Ormai a corto di scagnozzi, Katana giunge personalmente sul nostro pianeta, dove si allea con David Blake (John C. McGinley, il dott. Cox di Scrubs!), capo della Scudo Corporation, la società che gestisce lo scudo spaziale ideato da Connor e che (per salvaguardare l’influenza della compagnia su tutti i governi) nasconde al mondo il fatto che lo strato di ozono si è rigenerato.

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Nel frattempo MacLeod sconfigge Corda e Reno, due tirapiedi di Katana, riacquistando giovinezza ed immortalità. Con l’aiuto dell’ecoterrorista Louise (Virginia Madsen) e del fido Ramirez, resuscitato (?!) per l’occasione, Connor dovrà affrontare Katana e distruggere lo scudo spaziale, al fine di restituire la libertà a Zaist e sole e cielo azzurro alla Terra.

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Un piccolo excursus per chi non mastica sceneggiatura e scrittura creativa:

Il poeta romantico Samuel Taylor Coleridge (quello della Ballata del Vecchio Marinaio) fu il primo a dare un nome a qualcosa di vecchio come il mondo: la “volontaria sospensione dell’incredulità” (o “sospensione del dubbio”). Si tratta di un implicito patto tra chi racconta una storia e chi lo ascolta. Tu, ascoltatore, per appassionarti alla trama, sospendi il tuoi giudizio critico e fingi di prendere per vere cose che in realtà sai essere inverosimili, e io, narratore, per facilitarti la cosa, devo fare in modo che le cose che racconto non siano in contraddizione tra loro, in modo che (per quanto irrealistiche) abbiano a loro modo un senso.
Esempio: se ti racconto che la magia esiste e che chiunque può padroneggiarla ma solo dopo anni di studio, e a un certo punto della mia storia c’è un personaggio che lancia incantesimi senza aver mai toccato un libro di magia, i casi sono due: o mi invento una spiegazione (tipo che alcuni eletti possiedono la magia come fosse un gene innato, e quindi per loro lanciare incantesimi è come un riflesso condizionato), oppure le cose non quadrano, tu non ti ci raccapezzi più e perdi interesse nella storia.

Ecco, il principale problema di Highlander 2 è che è il più grosso “chissenefregadellasospensionedincredulità” che sia mai stato concepito da mente umana.
Se tutti gli immortali che MacLeod e Ramirez hanno affrontato erano sicari inviati da Katana, per quale motivo combattevano anche tra di loro?
Il “ne resterà soltanto uno” (tagline dell’intero franchise) viene perciò a perdere di significato, così come il concetto di “reminiscenza”. Perché accumulare conoscenza se l’intento degli immortali era semplicemente quello di tornare su Zaist?

Ma i pesci in faccia alla logica non si fermano qui.
Se Connor ha il potere di richiamare in vita Ramirez ogniqualvolta ha bisogno di lui, perché non l’ha evocato nel primo film, per lo scontro finale con Kurgan?
E ancora: Connor ha un flashback sulle sue origini e subito Katana (dopo anni che lo lasciava in pace) invia Corda e Reno a fargli la pelle. Perché? MacLeod era ormai un mortale decrepito che sarebbe morto di lì a poco tempo, e non sembrava aver la minima intenzione di tornare su Zaist. Allora perché complicarsi la vita?
Insomma, sembra che Panzer e Clemens abbiano buttato giù il soggetto in fretta e furia senza rileggerlo una sola volta prima di dare inizio alle riprese.

Un pasticciaccio insalvabile, quindi?
No, qualcosa si salva: la confezione.

Russel Mulcahy, per quanto scettico nei confronti della sceneggiatura, infuse nuovamente nella pellicola tutto il suo estro visivo.

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Alex Proyas, prendi appunti per Dark City

Guardando il film possiamo immaginarcelo sul set, intento a scegliere l’angolazione prospettica più cool e il movimento di macchina più virtuosistico.
E poi, anche se tradire il fantasy per la fantascienza è stato un delitto, la sci-fi anni ’80/primi ’90 in mano a Mulcahy è un autentico spettacolo.
Mentre le poche scene su Zaist riecheggiano il Dune di David Lynch (per costumi e scenografie), quelle sulla Terra fanno tesoro della lezione del Blade Runner di Ridley Scott: la notte perpetua, i vicoli sporchi e malfamati, gli uffici delle multinazionali… Ma al tempo stesso certe architetture rivelano qua e là il tocco gotico-retrò dell’allora recentissimo Batman di Tim Burton, in un cocktail che anticipa Il Corvo e Dark City, due capolavori anni ’90 di Alex Proyas, guardacaso un altro genio visivo destinato a perdersi col tempo (vedi il giocattolone Gods of Egypt, nelle sale mentre sto scrivendo).

"Vado dallo stesso stilista di Michael Keaton!"

“Vado dallo stesso stilista di Michael Keaton!”

Gli effetti speciali e i duelli non sono niente male, i costumi sono di Bob Ringwood (quello del già citato Batman burtoniano), e sono parecchio coraggiosi certi tocchi di splatter e humor nero (non solo le decapitazioni , ma anche la scena in cui Katana dirotta un treno provocando una strage) impensabili oggi che i film hollywoodiani cercano di mantenere il PG-13 per attirare il più vasto pubblico possibile.

Anche un po' di Atto di Forza, dai...

Anche un po’ di Atto di Forza, dai…

Dal punto di vista delle musiche, Stewart Copeland dei Police tenta di sostituire i Queen, ma la base di Who Wants To Live Forever torna a fare capolino nelle scene romantiche.

Highlander 2: The Quickening uscì nelle sale U.S.A. il primo novembre del 1991. Alla premiére Mulcahy uscì dopo 15 minuti, disgustato da come i finanziatori argentini avevano manomesso il montaggio finale.
Lambert e Connery, che tornarono nei rispettivi ruoli per il piacere di lavorare nuovamente insieme, reagirono in maniera opposta l’uno dall’altro. Il primo attraversò addirittura un periodo di depressione (che però non gli impedì di riprendere il ruolo di MacLeod in film successivi), mentre il secondo la prese con classe e leggerezza, limitandosi a dire che non avrebbe più interpretato il “pavone spagnolo”.

"È stato divertente, finché non abbiamo visto il montaggio finale",

“È stato divertente, finché non abbiamo visto il montaggio finale”,

Tornando a Mulcahy, dubbioso fin dall’inizio nei confronti dello script, ed unico che ce la mise tutta per portare a casa la pagnotta, fu quello che più d’ogni altro si ritrovò la carriera compromessa, tornando a dirigere solo altri due film ad alto budget, L’Uomo Ombra (1994) e Resident Evil Extinction (2007).

Quattro anni dopo realizzò per l’home video un’edizione rimontata, Highlander 2 – The Renegade Version: in questa versione gli immortali sono originari di un’antica civiltà terrestre, condannati all’immortalità dai loro sacerdoti. Una scelta dettata forse dal fatto che l’idea degli alieni in esilio somigliava troppo alla storia galattica dell’umanità in cui credono i seguaci di Scientology (e con quelli non si scherza, si sa).

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Nel 2004 è uscita la Special Edition: tornano gli alieni, ma le immagini sono state migliorate digitalmente e il montaggio ha reso la trama più digeribile.

Tornando alla prima versione (uscita da noi in Vhs e Dvd Filmauro), per quanto considerata uno dei peggiori sequel e film di fantascienza mai realizzati, il film incassò 15 milioni di dollari, comunque il triplo del primo film, diventando il capitolo più proficuo della saga, il che diede l’opportunità ai produttori di sfornare altri sequel e una serie tv riparatrice. Ma di questo parleremo la prossima volta.

 

Giovanni

Immagini prese da Google. © degli aventi diritto.

2 comments to Ma che c’azzecca? Highlander 2: il ritorno

  • Fra X  says:

    E non hai citato il finale! XD Oh, mamma! Già da piccolo ci rimasi così! °_O

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