L’errore che fu un errore non seguire: Batman il Ritorno (1992)

Il 9 settembre 1992 usciva nelle sale italiane Batman il Ritorno, uno dei cinecomic più controversi e amati di sempre. Per festeggiare il 30mo anniversario, vi regaliamo una nostra fan-art esclusiva e qualche considerazione.

L’ho sempre detto, se internet fosse esistito negli anni ‘80 e ‘90, molti cult di quell’epoca oggi sarebbero ricordati come trashate, perché stroncati a loro tempo da una pletora di youtubers, bloggers eccetera, sempre pronti a scovare illogicità, o difetti tecnici e artistici vari, giusto per dimostrare quanto sono attenti e sagaci rispetto allo spettatore medio.
Per carità, un po’ mi ci metto anch’io in questa categoria. Batman Il Ritorno (1992) di Tim Burton, per esempio, è il film che mi ha fatto comprendere il concetto di “buco di sceneggiatura” molti anni prima che lo sentissi nominare la prima volta.
Provate a pensarci: a metà film il Pinguino rapisce una reginetta di bellezza lasciando uno dei boomerang di Batman sul luogo del delitto, incastrandolo. Il film però si conclude mostrando il bat-segnale nei cieli di Gotham, e non ci viene raccontato quando e come Bats sia riuscito a dimostrare la sua innocenza e a tornare un vigilante tollerato e consultato dalle autorità.

Vabbè, fortunatamente internet non c’era, i precisetti le loro menate se le tenevano per sè, e il film fu un successo.

No, scherzo: costò più del primo e incassò di meno. E non fu affondato dal pubblico e parte della critica per i suoi difetti di sceneggiatura (firmata dal pur bravo Daniel Waters di Schegge di Follia e Hudson Hawk), ma per quelli che erano i suoi pregi: troppo dark, troppo cupo e troppo adulto.

Burton e DeVito

Certo, la Warner pretendeva dei blockbuster per vendere giocattoli e happy meal, e quindi non ebbe tutti i torti a portare poi la saga verso i (fin troppo) giocosi Batman di Joel Schumacher.

Eppure gli aspetti che affossarono Batman Reurns sono anche quelli che oggi lo fanno sembrare un miracolo irripetibile.

Pfeiffer e la produttrice Denise Di Novi

Tim Burton, ottenuta carta bianca dopo i fasti del primo film, ha diretto la versione pessimista di Edward Mani di Forbice (che già di per sé non aveva un lieto fine) e del successivo Nightmare Before Christmas: una fiaba nera su dei freaks condannati alla solitudine dalla loro diversità (la deformità del Pinguino, la doppia personalità di Batman e Catwoman) e i cui sogni non si realizzano.

E con una critica agli affaristi senza scrupoli, che male non fa.

Il Pinguino di Danny DeVito, trasformato da gangster a fenomeno da baraccone (praticamente gli hanno appiccicato le origini di Killer Croc) e la Catwoman di Michelle Pfeiffer, trasformata da ladra a psicopatica infuriata col mondo e sempre sul punto di esplodere, possono indispettire i puristi del fumetto. Ma, in fondo, registi successivi come Christopher Nolan e Matt Reeves (che invece hanno riscosso consensi dal primo momento) hanno compiuto la stessa operazione solo in maniera diametralmente opposta. Il Pinguino di Colin Farrell è un gangster senza alcuna deformità fisica, la Catwoman di Zoe Kravitz è una ladra-acrobata senza particolari movenze feline, il Ra’s Al ghul di Liam Neeson non è immortale grazie ai Pozzi di Lazzaro ma ricorre a dei prestanome, il Joker di Heath Ledger è sfregiato e truccato perché nella realtà nessuna caduta nell’acido procura pelle bianca e capelli verdi… Tutto questo con la scusa che Batman non ha superpoteri, ergo è un eroe realistico, ergo deve (???) essere realistico anche il mondo che lo circonda.

Le Tartarughe Ninja se le avesse create Christopher Nolan.

Se Burton non si fosse lasciato prendere dalla sua smania per la fiaba dark (così come Nolan e Reeves dalla loro smania per il realismo), e avesse mantenuto i personaggi più vicini al fumetto, calandoli sempre nella sua Gotham immaginifica e fuori dal tempo (tra architetture anni ‘30 e super computer), allora chissà… Forse il pubblico avrebbe apprezzato di più il film, la Warner avrebbe tenuto Burton al timone della saga, e forse con questa giusta filosofia del “adulto ma fantastico”, avremmo potuto vedere sullo schermo tutto il mondo di Batman e dei suoi avversari senza vederli deformati in chiave comico fracassona alla Schumacher o realistica fino all’insipido come nei film successivi.

Fortunatamente, a questo avrebbero pensato (seppur in tv) due signori di nome Paul Dini e Bruce Timm. Ma di questo abbiamo già parlato.

Giovanni

Immagini prese da Google. © degli aventi diritto.

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