L’EDITORIA GIAPPONESE – Come nasce un manga

Forse non tutti sanno che in Giappone il fumetto prese prepotentemente piede nel secondo dopoguerra. Questo perché produrre Film e serie TV all’altezza di altri grandi colossi stranieri non era possibile vista e considerata la povertà dell’epoca. Si decise così di puntare sul media cartaceo, più economico da produrre e più accessibile alla stragrande maggioranza della popolazione.
Oggi, e sopratutto negli ultimi 30-40 anni, l’industria del fumetto giapponese si è evoluta a tal punto da diventare una delle più ricche e seguite al mondo, capace di rivaleggiare con le grandi case editrici americane ed europee.
Ma come funziona questo gigantesco meccanismo? Per spiegarlo partiamo dal principio.


Le riviste
Quando
un giovane ragazzo del sol levante decide di intraprendere la strada del mangaka, la prima cosa che deve fare è decidere a che genere di rivista intende proporsi. In Giappone infatti, i manga vengono inizialmente pubblicati a puntate su gigantesche riviste contenenti anche informazioni su videogiochi, anime, film e molto altro. Esse si possono distinguere per il target a cui sono rivolte (adolescenti, ragazzi/e, persone adulte) o per il loro contenuto (azione, horror, amore, giallo, erotico, ecc); inoltre ognuna ha un suo criterio di cadenza, che può essere settimanale, mensile, bimestrale e così via.
Questi albi sono generalmente stampati in bianco e nero, con eccezione di alcune pagine riservate a pubblicità o alle prime tavole di qualche manga, e su carta abbastanza scadente e riciclabile. Questo perché le riviste vengono considerate “usa e getta” e usate principalmente come metro per valutare le varie serie presenti al suo interno, il tutto tramite appositi questionari che i lettori possono usare per votare i manga che più sono piaciuti. Costantemente verrà quindi stilata una classifica e le serie che occuperanno i primi posti, oltre ad avere la certezza di poter continuare in tutta tranquillità, avranno anche la possibilità di essere trasportate in anime, ottenendo così maggiore visibilità che andrà ad incrementare le vendite e il merchandising.
Al contrario invece, le serie che si troveranno in fondo alla classifica correranno il serio rischio di essere cancellate.

Diversi numeri di Shonen Jump, una delle riviste di manga più famose del Giappone.

Diversi numeri di Shonen Jump, una delle riviste di manga più famose del Giappone.


Gli inizi
Una volta scelta la rivista con cui tentare la fortuna, si può agire in diversi modi.
I più gettonati sono questi: preparare una storia autoconclusiva, prendere appuntamento alla redazione di una rivista e sottoporre il proprio lavoro al giudizio di un editore. A questo punto però tutto dipende alla validità del prodotto stesso: se va bene e ottiene consensi, può essere presentato per qualche concorso o, nel migliore dei casi, pubblicato direttamente su rivista. In caso contrario invece, si potrà scegliere se portare il lavoro da qualche altra parte oppure rimboccarsi le maniche e ricominciare tutto da capo.
In alternativa, come accennavo poco sopra, diverse riviste organizzano concorsi in determinati mesi dell’anno con in palio, oltre al premio in denaro e alla pubblicazione, l’opportunità per il vincitore di vedersi assegnare un editore che cercherà di aiutare il suo assistito alla scalata verso il successo.
Inutile dire che in entrambi i casi difficilmente si avrà successo al primo colpo; come in tutte le cose, anche nel campo dei fumetti bisogna metterci impegno e costanza, continuando a tentare anche quando le cose vanno male.


Comunque volendo, anziché come autore, allo stesso modo ci si può candidare anche come disegnatore o sceneggiatore; nel primo dei casi in particolare, quasi sicuramente si finirà a fare l’assistente di altri mangaka già affermati, lavoro tutt’altro che superficiale e che anzi è essenziale al fine di rientrare nei tempi strettissimi delle case editrici. Inoltre, a frutto dell’esperienza fatta, in un secondo momento magari si potrà sempre tentare la strada dell’autore completo.

Le sedi di Kodansha e Shueisha.

Le sedi di Kodansha e Shueisha.


Il lavoro
Una volta che finalmente si è diventati dei professionisti, inizia la parte più difficile del percorso: bisogna tenere la trama viva ed interessante il più a lungo possibile, passare notti insonni a finire i disegni e rispettare rigorosamente le consegne. I mangaka hanno ritmi di lavoro molto  estenuanti e serrati, e spesso vengono anche messi sotto pressione dal proprio editore, che al contrario di quelli occidentali hanno un ruolo molto più marcato, quasi manageriale. È a loro infatti che gli autori mostrano gli storyboard dei vari capitoli, e solo dopo il loro consenso passano a disegnarli. In pratica hanno il potere di mettere l’ultima parola su tutto.


Nel caso in cui la serie vada bene, ottenendo buone vendite e addirittura un anime, il mangaka vedrà schizzare alle stelle la sua popolarità, così come anche il suo conto in banca.
Se invece si stabilizza puntualmente negli ultimi posti nella classifica della rivista e viene cancellata, allora bisognerà ricominciare praticamente tutto da capo, inventando una nuova storia e ripresentandola alla casa editrice.

Tipico studio di un mangaka.

Tipico studio di un mangaka.


I manga
Come già detto, i manga vengono pubblicati a puntate ma, dopo un lasso di tempo che varia da rivista a rivista, diversi capitoli (in genere 9-10 per i settimanali e 4-5 per i mensili) vengono raccolti in un Tankōbon, ovvero il volumetto di circa 200 pagine che vediamo in vendita in fumetteria.
Per i manga più popolari possono essere effettuate ristampe o edizioni speciali, in genere arricchite con pagine a colori e diversi contenuti extra.

Alcuni volumi di diversi manga, ovvero i  Tankōbon.

Alcuni volumi di diversi manga, ovvero i Tankōbon.


Ecco quindi grossomodo come funziona il processo di creazione di un manga.
Quella dei fumetti giapponesi è un’industria finalizzata quasi esclusivamente al profitto, che però basa ancora saldamente le sue radici nel passato. Purtroppo, a differenza di case editrici come quelle americane, ancora non è facile per uno straniero riuscire a entrare in questo mondo, all’apparenza tanto fantastico e meraviglioso, quanto in realtà incredibilmente selettivo e frenetico.

Ma chissà, forse un giorno anche il Giappone, fumettisticamente parlando, spalancherà le sue porte al resto del mondo.


Claudio.

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