Il Villaggio che non ti aspetti: Il Volpone (1988)

Era un cinico. Lo amavamo per questo. E perciò lo ricordiamo col suo ruolo più perfido.

Un omaggio al Paolone nazionale (scomparso questo 3 luglio a 84 anni) era d’obbligo. Ma, piuttosto che citare gli immarcescibili Fracchia e Fantozzi che conoscerete tutti a memoria (com’è giusto che sia), abbiamo deciso di rispolverare uno dei suoi ruoli e film più originali ed interessanti. E sconosciuti, purtroppo.

Il Volpone è un film del 1988 diretto da Maurizio Ponzi (regista di tre film con Francesco Nuti e della recente fiction RAI Il Bello delle Donne), con l’allora sconosciuto Ferzan Ozpetek (Le Fate Ignoranti) come aiuto-regista.

La trama ambienta ai giorni nostri la commedia Volpone (1606) dell’inglese Ben Johnson, contemporaneo di Shakespeare, inventando però un finale più sulfureo e meno conciliante.
Ugo Maria Volpone (Paolo Villaggio) è un anziano e ricchissimo armatore che vive nella sua mega-villa sulla riviera ligure.
I suoi tre sedicenti migliori amici sono Voltore (Renzo Montagnani), anch’egli armatore, Corbaccio (Alessandro Haber), proprietario di una concessionaria d’auto di lusso, e Corvino (Enrico Maria Salerno), marito del sindaco Francesca (Eleonora Giorgi).

Il fatto che i cognomi dei tre ricordino la parole “avvoltoio” e “corvo”, uccelli che si aggirano intorno alle carcasse di animali morti, non è un caso: i tre infatti ronzano intorno a Volpone nella speranza di poter godere un giorno della sua eredità.
Anche i domestici di Volpone (tra cui l’allora sconosciuta Sabrina Ferilli) lavorano per lui pressoché gratis, allettati dalla promessa d’essere ricordati nel testamento.

Volpone ha però bisogno di un maggiordomo: ne ha licenziati cinque in due settimane.
Le cose cambiano con l’ultimo arrivato, Bartolomeo Mosca (Enrico Montesano). Essendo un tipo sveglio, Mosca entra subito nelle simpatie di Volpone, che ne fa il complice e il consigliere per le sue burle ai danni dei tre ipocriti amici.
Fingendosi malato e moribondo, Volpone costringe Voltore, Corbaccio e Corvino a concedergli la cosa che amano di più. Il trucco riesce, ma il finale riserverà delle sorprese anche per lo stesso Volpone (e forse pure per Mosca, anche se la cosa viene appena accennata).

Film molto, troppo sottovalutato (incassò poco e non passa praticamente mai in tv, ma esiste comunque il Dvd Cecchi Gori). Ponzi, con una leggerezza d’altri tempi e senza nessuna volgarità, dipinge il quadro di un mondo governato dall’umana ingordigia (“lo spettacolo più divertente del mondo”, sentenzia lo stesso Volpone), e dove a tutti tocca lo stesso destino (farsi fregare da qualcuno più furbo).

Belle le location di Santa Margherita Ligure. Ottima e originale la colonna sonora di Fabio Liberatori, che rielabora temi d’epoca elisabettiana, a ricordare le radici dell’opera. Spigliata la sceneggiatura: alcuni lamentano un ritmo lento, ma noi non siamo tra questi, e comunque la cosa è giustificata dalla matrice teatrale. Dialoghi pimpanti e spesso memorabili.

Straordinari tutti gli attori. Montesano è il mattatore, in un ruolo che valorizza la sua romanità bonaria e furbacchiona, ma lo spietato Villaggio (agli antipodi rispetto ai vari Fracchia/Fantozzi) e i tre avvoltoi tengono botta. Da segnalare anche Athina Cenci, nei panni della moglie-arpia di Corbaccio.

Strepitoso il finale beffardo. Nell’ambito del cinema italiano, solo Sergio Corbucci con Chi Trova un Amico Trova un Tesoro, con Bud Spencer e Terence Hill, è riuscito altrettanto bene a fondere sorpresa e risate.
Secondo il nostro modesto e trascurabilissimo parere, l’ultima grande commedia nostrana vecchia scuola nel solco dei vari Totò, I Soliti ignoti, Amici Miei eccetera. Da rivalutare assolutamente.

Giovanni

Immagini prese da Google. © degli aventi diritto.

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