Il telefilm di Highlander parte 1: perché funziona

Concludiamo la retrospettiva sul 30° anniversario di Highlander tuffandoci nell’ottima e sottovalutata serie tv. Che non solo rende giustizia al film, ma è anche un incredibile esempio di “fantasy esistenziale

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Il franchise di Highlander andrebbe studiato nelle scuole di cinema. Se i due sequel sono l’esempio di come NON andrebbe fatto un seguito, la serie tv è invece un modello di continuazione perfetta.

Infatti, se Highlander 2 falliva perché stravolgeva le premesse del capostipite, e (all’estremo opposto) Highlander 3 le riproponeva stancamente, la serie televisiva le riprende e le sviluppa, portando avanti il discorso.

Facciamo prima un passo indietro. Come dicevamo l’altra volta, il primo Highlander andò bene in Europa ma fu un flop al botteghino U.S.A. .
Motivo per cui nessun network a stelle e strisce volle saperne di trarne un telefilm, ma i testardi produttori Peter Davis e William Panzer, associatisi coi colleghi televisivi Gary Goodman e Barry Rosen (quelli della serie tv di Zorro degli anni ’90), riuscirono comunque a finanziarlo con fondi franco-canadesi, tanto più che il telefilm è girato principalmente tra Vancouver e Parigi.

 

William N. Panzer (1942-2007) & Peter S. Davis

William N. Panzer (1942-2007) & Peter S. Davis

 

Davis e Panzer erano pronti a scommettere sull’esistenza di una vasta fascia di pubblico disposto ad appassionarsi ad un prodotto sì fantastico, ma che usasse lo spunto immaginario per parlare di argomenti universali come la vita, la morte, il destino, la giustizia, l’amore, la lealtà, il tradimento, il perdono, la redenzione eccetera, spesso avendo il coraggio di scegliere le soluzioni più pessimiste e meno rincuoranti.

È questo che intendevo prima con “portare avanti il discorso”: se il film presentava gli immortali e spiegava lo scopo della loro esistenza (lottare affinché l’ultimo rimasto consegua una conoscenza suprema con cui influenzare il destino dell’umanità), la serie narra come ciascun immortale fa i conti con la propria condizione.

15267659_10154761297755908_1489164003372638430_nC’è chi se ne frega delle leggi dei mortali e vive solo per il potere. C’è l’eremita che si isola dalla civiltà. C’è l’uomo di legge che, constatata la relatività della morale, vive solo per far rispettare le regole dimenticando la compassione. C’è chi ha l’unico scopo di far sopravvivere le tradizioni del passato. C’è l’artista devastato dal fatto che gente più talentuosa di lui sia morta troppo giovane…
E i conflitti tra gli immortali nascono più dallo scontro tra queste diverse filosofie che dalla semplice lotta per la reminiscenza.

È questo che ha conquistato i fan: in fondo, è una grande metafora della vita.
Non serve essere immortale, basta crescere, divenire adulti e invecchiare per rendersi conto che l’esistenza è un continuo susseguirsi di incontri e addii, di amicizie e battaglie, divertimenti e rimorsi… e ognuno di noi, col proprio bagaglio di esperienze e insegnamenti, è l’unico punto fermo che può dare un significato a questo continuo mutamento di persone, luoghi e oggetti che chiamiamo vita.

“Live, Highlander. Grow stronger. Fight another day.”
(Methos)

(continua QUI)

 

Immagini prese da Google. © degli aventi diritto.

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