Il meglio è già venuto, quindi va bene: Cenerentola (2015)

L’originalità non è tutto: Kenneth Branagh si preoccupa di non offendere la materia originale, più che di sorprendere con riletture inedite. E fa bene.

Ottimo. Un piccolo capolavoro di brio, humor, ritmo e trovate.

Bene, ora basta parlare di Frozen Fever, proiettato come antipasto, e veniamo al piatto forte, il Cenerentola live action targato Disney e diretto da Kenneth Branagh.

Come avrete intuito da una vignetta del capo di qualche tempo fa, noi ciurma di “Pelapatate” siamo sempre stati piuttosto scettici verso questa fissa della Disney di rifare in carne ed ossa tutti i suoi classici animati del passato.

Tuttavia dobbiamo ammettere che quest’ultimo Cenerentola sfarzoso e classico offre un buon servigio alla fiaba e agli appassionati, ben più di rivisitazioni tanto originali quanto squinternate (tipo Maleficent).

Partiamo da un presupposto ovvio: è impossibile, nel 2015, fare un film su Cenerentola che possa spingere qualcuno a dire: “Ecco, questa è la versione migliore e definitiva”.

E il motivo è semplice: questa è forse la storia più ri-narrata e re-inventata (vedi Pretty Woman) di tutti i tempi: quindi se ti mantieni fedele risulti banale e non aggiungi nulla al capolavoro animato, mentre se tenti nuove strade ti accusano di tradire e uccidere un classico.

Una sobria festicciuola...

Una sobria festicciuola…

La sceneggiatura di Aline Brosh McKenna (Il Diavolo Veste Prada) e Chris Weitz (La Bussola D’Oro) si tiene però a metà strada tra i due estremi.
La prima parte scorre liscia come da tradizione: mancano le canzoni (e non è un male), ma in compenso ci sono gli animaletti-amici della protagonista, che non parlano ma riescono comunque a “recitare” in quanto generati al computer.

cinderella-movie-2015-screenshot-mice-2

L’unica sostanziale modifica è nel mostrare Cenerentola e il principe Kit conoscersi di sfuggita prima del ballo, senza che l’uno conosca la vera identità dell’altra. Una mossa intelligente: in questo modo sappiamo che i due si piacciono davvero, e non solo perché lui è il principe e lei viene creduta una principessa (e poi, dopo Frozen, neanche la Disney prende più sul serio l’amore a prima vista).

even-her-old-clothes-cinderella-cant-hide-her-beauty

Ma la vera novità arriva verso la fine, quando l’attenzione si sposta sugli intrighi dei cattivi: non solo la matrigna, ma anche un granduca-consigliere-intrallazzatore (e in queste cose un regista shakespeariano quale è Branagh ci sguazza alla grande), movimentando quella che poteva essere la parte più moscia della storia.

Lily James (nota per il telefilm Downtown Abbey e per essere fidanzata con Matt Smith, il penultimo Dr.Who) interpreta una Cenerentola che è simile ad Anna Dai Capelli Rossi, Lovely Sara, Pollyanna e tutte le orfanelle sfigate dei meisaku (cartoni giapponesi tratti da libri occidentali) che vedevamo da piccoli: ovvero una ragazza che ha sofferto molto, ma che resiste e non si arrende alle carognate della vita, e che tuttavia -attenzione bene- non cede alla rabbia o all’aggressività. In questo modo il personaggio non subisce passivamente come una vittima, ma non viene nemmeno eccessivamente “eroicizzato” in nome di una modernità non necessaria, come avveniva in altre versioni (penso, per esempio, alla Drew Barrymore de La Leggenda di un Amore – Cinderella, dove la protagonista tirava addirittura di scherma).

Ecco la servetta sciatta e imbruttita dalla fatica, mah...

Ecco la servetta sciatta e imbruttita dalla fatica, mah…

 

Sempre sul leit-motiv del “reinventato ma non troppo”, la matrigna dell’impeccabile Cate Blanchett viene arricchita di un passato triste quanto quello della figliastra, divenendo in pratica lo specchio di come sarebbe stata Cenerentola “se fosse passata al lato oscuro (“Anche lei aveva sofferto, ma indossava la sofferenza con eleganza”, spiega la voce narrante). Non la giustifichiamo, ma comprendiamo meglio la sua cattiveria.

Il diavolo veste kitsch...

Il diavolo veste kitsch…

 

Nulla di nuovo per quanto riguarda il principe Kit impersonato da Richard Madden, attore noto per quel telefilm che piace a tutto l’universo meno che a me. Anzi, è divertente notare che, tra questo film e Game of Thrones, ormai il destino del “tronista” Madden è quello di infrangere sempre i matrimoni combinati.

Nel cast figurano due nomi noti ai Marvel-fan: Stellan Skarsgard (il Dr. Selvig di Thor e Avengers) è il granduca di cui sopra, mentre Hayley Atwell (la Peggy Carter di Captain America, ora star di un proprio telefilm) è la vera madre di Cenerentola.

Divertente Helena Bonham Carter (fresca di rottura con Tim Burton) nei panni di una fata madrina più giovane e svampita rispetto alla controparte animata.

"Mi si vede poco, ma sono l'anima della festa".

“Mi si vede poco, ma sono l’anima della festa”.

 

Per quanto riguarda il resto del cast, Derek Jacobi (Il Gladiatore al cinema, Cadfael in tv) è il re, Ben Chaplin (La Sottile Linea Rossa) è il padre di Cenerentola, Nonso Anoize è il capitano delle guardie reali.

Ma la parte del leone spetta alle sontuose scenografie del tre volte premio oscar (per The Aviator, Sweeney Todd e Hugo Cabret) e orgoglio nazionale Dante Ferretti, che trasformano gli interni e le varie location (i Pinewood Studios, il Royal Naval College e il castello di Windsor) in un vero e proprio mondo da favola, barocco e dettagliatissimo.

Ecco, quando si dice una zucca ben intagliata...

Ecco, quando si dice una zucca ben intagliata…


Corrette, ma un po’ anonime
, invece, le musiche di Patrick Doyle, compositore di fiducia di Branagh e che aveva già musicato, con ben altra vividezza, l’avventura di un’altra principessa Disney, la Merida di Ribelle – The Brave.

Giovanni

Immagini prese da google. © degli aventi diritto.

Leave a reply

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>