Il freddo british dal cuore gentile: Peter Cushing.

Christopher Lee è stato una leggenda dell’horror. Una leggenda di cui però lui era solo la metà. L’altra metà era costituita da Peter Cushing, grande attore che, se alla sua morte non ha avuto la stessa valanga di omaggi sui social, è solo perché è avvenuta nel ’94, quando internet non era ancora in tutte le case.
Abbiamo quindi deciso di sfruttare il triste evento della scomparsa di Lee per rendere omaggio anche al suo grande amico e collega (certi che il Conte approverebbe).

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Young_Peter_CushingNato nel Surrey (Inghileterra) nel 1913, Peter Wilton Cushing si appassionò alla recitazione malgrado l’opinione contraria della famiglia.
Dopo una fortunata gavetta teatrale si trasferì negli U.S.A., dove esordì al cinema ne La Maschera di Ferro (1939) di James Whale, regista del Frankenstein (1931) con Boris Karloff: ironia della sorte, il ruolo di Frankenstein (lo scienziato) sarà determinante nella sua carriera, come vedremo più avanti.
Recitò anche con Stanlio e Ollio nel loro classico Noi Siamo le Colonne (1940).
Al termine della seconda guerra mondiale rinunciò alla carriera hollywoodiana e tornò in patria. Un po’ per lavorare in molti sceneggiati tv (tra cui uno tratto dal 1984 di Orwell), tanto che una battuta in voga nel dopoguerra era “Sai cos’è la tv? È Peter Cushing con due manopole sotto”. E un po’ per il piacere di calcare i palcoscenici con l’amico Laurence Olivier, che gli diede il ruolo di Osric nel suo Amleto cinematografico (1948) premiato con l’oscar.

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Sul set di Amleto conobbe Christopher Lee, che divenne suo amico e nemesi cinematografica quando (diretti perlopiù da Terence Fisher) formarono la coppia d’assi della Hammer, la mitica casa di produzione inglese che, tra la fine degli anni ’50 e i primi ’70, realizzerà i primi horror a colori.
Il capostipite del filone Hammer fu La Maschera di Frankenstein (1957).

cushingLa sceneggiatura di Jimmy Sangster è troppo diversa dal romanzo, Lee nei panni della Creatura perde in carisma e make-up rispetto al vecchio Boris Karloff. Ma fortunatamente il film poggia sulle spalle di Cushing, che interpreta un Dr. Victor Frankenstein molto più ambizioso, cinico e spietato rispetto al libro della Shelley, tanto da arrivare ad uccidere pur di procurarsi “materia prima” per i suoi esperimenti. Nei film della Hammer il vero mostro è il dottore.
La Maschera di Frankenstein compì negli anni ’50 la stessa operazione di Scream nei ’90: catturò i nostalgici dell’horror di dieci-venti anni prima, facendo al contempo appassionare al genere tutta una nuova generazione.
Ma il vero capolavoro arrivò l’anno dopo con Dracula il Vampiro.
E, se tutti sanno che Lee è il miglior Dracula di sempre, Cushing non gli è certo da meno, e ci regala l’unico vero Van Helsing: perfetto gentleman, uomo di scienza in un saggio equilibrio tra fede e illuminismo, determinato nella sua missione, ma in grado di provare sincera pietà per le vittime del vampirismo, il che impedisce al personaggio di cadere nello stereotipo dell’inquisitore fanatico (in cui cadrà in pieno Anthony Hopkins nella versione di Coppola).

Sempre diretto da Fisher, nel 1959 il duo Lee/Cushing girò La Mummia (con Cushing/Archeologo e Lee/mummia) e La Furia dei Baskerville (con Cushing /Sherlock Holmes e Lee/lord Henry Baskerville).

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In totale (tra sequel, spin-off apocrifi ecc.), Cushing interpretò sei volte il Dr. Frankenstein, cinque volte Van Helsing, due volte Doctor Who (nei film Dr. Who e i Daleks e Daleks: il futuro tra un milione di anni), e Sherlock Holmes in due film e sedici episodi tv prodotti dalla BBC.

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Non del tutto convinto delle potenzialità del suo film, George Lucas lo volle a tutti i costi nel primo Guerre Stellari, al fine di attirare al cinema il suo zoccolo duro di fan.
Cushing interpretò il governatore imperiale Moff Tarkin recitando in pantofole, poiché la produzione non aveva trovato un paio di stivali della sua taglia.

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Negli anni ’80 scrisse anche due commoventi ed apprezzate autobiografie, Peter Cushing-an autobiography e Past Forgetting (focalizzato sul periodo alla Hammer).

4039-132Malgrado fossero grandi amici, Christopher Lee e Peter Cushing erano tanto diversi nella vita reale quanto sullo schermo.
Lee era un badass anche nella realtà, tanto che durante la guerra militò nei servizi segreti.
Cushing, invece, malgrado un aspetto (fronte spaziosa, guance scavate, labbra sottili) che sprizzava freddezza british da tutti i pori, fu uomo di grande bontà e un cattolico fervente, che lasciò un bellissimo ricordo in chiunque l’abbia conosciuto. Molti colleghi illustri (non solo Lee, ma anche Vincent Price, Laurence Olivier, Peter Ustinov…) lo soprannominarono St. Peter e parlarono sempre di lui come di una persona incapace di provare sentimenti negativi nei confronti di chicchessia.

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tumblr_lqc1qpMeAW1qajllro1_500Oltretutto, Cushing fu sempre perseguitato da un’ossessiva insicurezza, tanto da avere attacchi di panico prima di andare in scena: per girare la sequenza dello stupro di Veronica Carlson nel sequel Distruggete Frankenstein! (1969) fu costretto ad assumere dei tranquillanti. Il fatto poi che in scena rendesse benissimo personaggi buoni o cattivi, ma sempre impeccabilmente controllati, conferma ulteriormente la sua grandezza d’attore.

Quando nel 1971 rimase vedevo dell’amata moglie Helen, Peter non fu più lo stesso. Smise quasi del tutto di dipingere e collezionare soldatini (sue grandi passioni), perse ogni interesse nella vita, e si raccolse in una religiosità quasi patologica, attendendo solo il giorno in cui si sarebbe ricongiunto a lei (evitando la scorciatoia del suicidio solo per non commettere peccato).

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Nell’ 89 fu nominato Ufficiale dell’Ordine dell’Impero Britannico (un riconoscimento “too little, too late” a detta di Lee).
Morì per un cancro alla prostata l’ 11 agosto 1994 a Canterbury, non prima d’aver fatto in modo che una varietà di rose inglese portasse il nome della sua adorata Helen.

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Brad non avrebbe mai un pensiero così gentile se morisse Angelina (al massimo si farebbe tatuare il suo nome sul culo, non di più…).

PS.

Riassumendo:

Giovanni

Immagini prese da Google. © degli aventi diritto.

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