Il centesimo (+1) anniversario di Stewart Granger.

 

(Seconda parte,  la prima qui)

Nel frattempo, la carriera di Stewart andava a gonfie vele.

8181120121096Il suo ruolo più celebre fu senz’altro quello di André Moreau in Scaramouche (1952), dal bel romanzo di Rafael Sabatini. André è un avventuriero scanzonato che, nella Francia della Rivoluzione, si imbosca in una compagnia d’attori per vendicare un amico ucciso in duello da un arrogante marchese (Mel Ferrer). Ma alla fine il nostro eroe rinuncerà alla vendetta per amore della contessina Aline (Janet Leigh, quella della doccia di Psycho).

Scaramouche passò alla storia per quello che, fino ad allora, fu il più lungo duello finale della storia del cinema: Granger, allenato dal maestro di lama Jean Heremans, lo interpretò senza controfigura.

 

 

James-Mason-Stewart-Granger-Prisoner-of-ZendaRiprese subito la spada per Il Prigioniero di Zenda (dove incrociò la lama con James Mason, col quale calcò spesso i palcoscenici in patria), in cui recitò un doppio ruolo: l’erede al trono di un immaginario staterello europeo che viene rapito prima dell’incoronazione, e un simpatico sosia inglese che accetta di sostituire il vero re per mandare all’aria il piano  degli usurpatori (un’idea ripresa in dozzine di altri film, fumetti, serie tv eccetera).

Un ruolo non negativo, ma comunque più ambiguo, glielo affidò Fritz Lang, il grande regista tedesco di Metropolis e altri capolavori. Nel magnifico e sottovalutato Il Covo dei Contrabbandieri, Stewart è un gaglioffo che si ritrova tutore di un orfanello affidatogli da una sua ex-fiamma. Considerato un’opera minore nella filmografia di Lang, è invece una splendida via di mezzo tra le atmosfere di Robert Louis Stevenson e quelle di Charles Dickens.

Ma fu soprattutto nella commedia western Pugni, Pupe e Pepite, al fianco di John Wayne, che la critica tributò i maggiori onori.

Poi, nel 1960, il divorzio da Jean Simmons (probabilmente per una sbandata di lei per il regista Richard Brooks). Granger, ormai 47enne stanco dei soliti ruoli, decise di continuare la sua carriera in Europa.
Approdò in Italia, per girare il kolossal Sodoma e Gomorra, per la regia di Robert Aldrich (Vera Cruz, Quella Sporca Dozzina), con Sergio Leone a dirigere le scene di battaglia. Il film fu un flop, anche perché Aldrich e Leone non fecero che litigare tutto il tempo.

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Seguì il fiacco Lo Spadaccino di Siena (noto anche col titolo La Congiura dei Dieci), co-produzione italo francese con Alberto Lupo e Sylva Koscina.

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Il viaggio in Italia, se non altro, gli fece conoscere un nuovo amore, una misteriosa ragazza di sangue blu di nome Mia. A suo proposito Granger raccontava:

Con lei, certo, sarei stato felice. Il progetto era di trasferirmi stabilmente in Italia, un paese che adoro, dove tutto è bello, grandi città e piccoli centri di villeggiatura, allegri e deliziosi come il volto e il sorriso dei vostri bambini, delle vostre bellissime donne. Ma non mi sentivo pronto per un nuovo matrimonio, in quel momento: temevo di non poterla fare felice, quella ragazza meravigliosa

stewart-granger-01Sposò invece, due anni dopo, Caroline Lacerf, ex miss Belgio di soli 23 anni. Gli diede un quarto figlio, ma il loro matrimonio durò solo tre anni.

Negli anni ‘70 lavorò in Germania, in alcuni film minori, tra cui alcuni western (sì, esistono western tedeschi. Se poi li chiamino crauti-western o strudel-western, questo non lo so…).

Nel frattempo i divorzi, la salute malferma (gli fu asportato un polmone per la tubercolosi) e alcuni investimenti disastrosi nel campo edilizio gli fecero perdere quasi tutto quanto aveva accumulato negli anni.

Per sanare i conti in rosso recitò nel film d’azione I Quattro dell’Oca Selvaggia, insieme a pezzi grossi come Richard Burton, Roger Moore e Richard Harris.

Grazie a quel film e alla partecipazione a telefilm come Love Boat, La Signora in Giallo e alla soap-opera tedesca L’Eredità dei Guldenburg, Stewart riuscì a mantenere la sua vecchia casa di Londra e una villetta a Santa Monica dove si ritirò.

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StewartGrangerPassò lì i suoi ultimi anni, scrivendo la propria autobiografia, Sparks Fly Upward, giocando a golf, cucinando per gli amici, e raccontando aneddoti ad una colf filippina che lo adorava.
Un cancro alla prostata se l’è portato via una brutta e piovosa mattina d’agosto del ’93.

Tre anni dopo, la Disney si ispirò al suo volto per dar vita (sorprendentemente) ad un personaggio cattivo, Frollo de Il Gobbo di Notre-Dame.

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I motivi per cui Stewart Granger non è ricordato al pari di altri divi della sua epoca (Cary Grant, Gary Cooper, Marlon Brando, Charlton Heston, Gregory Peck ecc.) possono essere due.
Primo: Hollywood può non avergli perdonato il tradimento d’averla abbandonata all’apice della fama per proseguire la carriera in Europa con esiti sempre più modesti.
Secondo: malgrado la lunga gavetta a teatro, gli furono sempre proposti ruoli da eroe. Non ebbe quindi modo di esibire quel trasformismo, quella versatilità che da sempre determina la grandezza di chi recita. Lui stesso una volta disse: “Credo che Stewart Granger sia stato più un grande divo che un grande attore”.

Eppure, quando sfilava sul tappeto rosso, al fianco di quei divi destinati ad essere ricordati più di lui, e lo si vedeva con quel viso allungato ma belloccio, quei basettoni brizzolati, e quel sorrisone bonario, allora si capiva che era lui quello davvero grande e quello che la sapeva più lunga…

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Giovanni.

Immagini prese da Google. © degli aventi diritto.

 

3 comments to Il centesimo (+1) anniversario di Stewart Granger.

  • Il centesimo (+1) anniversario di Stewart Granger.  says:

    […] Il centesimo (+1) anniversario di Stewart Granger. […]

  • Marco  says:

    Buona sera…mi piange non solo il cuore ma anche ambedue gli occhi…Stewart Granger fa parte del grosso insieme di attoroni della golden age di Hollywood che ho sempre “amato”. Di Granger mi piaceva quell’aria sorniona, le basette precocemente imbiancate. Nel momento in cui scrivo sto rivedendo “Sangue misto”…ma ho visto quasi tutti i suoi film incluso un suo film del 1944 dove è già doppiato dal grande Emilio Cigoli.

    • giovanni alessi  says:

      E io mi commuovo a sapere che non sono il solo a ricordarmi di lui. Grazie per il commento, Marco 😉

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