GODZILLA 2014 – la recensione

ROOOOOAAAARRRRRR

ROOOOOAAAARRRRRR!!!

Il 15 maggio scorso è uscito nelle sale italiane l’ennesimo film sul kaiju più famoso del mondo, il re dei mostri creato nel 1954 da Ishiro Honda. Il sottoscritto, però, non ha visto nemmeno uno dei film nipponici, limitandosi solo alla versione Emmerichana datata 1998. Alcuni cadranno nello sconforto al sentire di questa notizia, ma all’epoca avevo solo 8 anni, e mi piacque, mi piacque assai, talmente tanto che tornai a casa ruggendo e distruggendo casette di lego. È per questo motivo che, fin dal primo trailer messo in circolazione, ero assolutamente curioso di sapere come avrebbe imbastito la pellicola il nostro amico Gareth Edwards. (Non voglio fare il fighetto e sarò assolutamente sincero: non ho mai sentito parlare di questo tizio. Andando poi a cercare su Wikipedia un cenno biografico su questo losco individuo non ho trovato nulla, quindi la mia ignoranza, per così dire, è giustificata.)

ciao, non so chi sono ma mi hanno dato 160 milioni di dollari per fare un film. Non è grandioso?

ciao, non so chi sono ma mi hanno dato 160 milioni di dollari per fare un film. Non è grandioso?

Ma passiamo alla trama del film.
In realtà, non c’è molto da dire. È un film catastrofico, dove cose giganti distruggono palazzi giganti, mentre persone molto piccole scappano dalle cose giganti che distruggono i palazzi giganti. I due punti fondamentali per gestire una trama del genere sono: 1) trovare una spiegazione abbastanza plausibile del perché ci sono creature infinitamente enormi che scorrazzano liberamente nel pacifico e 2) cercare di rendere, attraverso le emozioni dei protagonisti, quella sensazione di impotenzaammirazionestupore e terrore nel ritrovarsi di fronte il re dei Kaiju.
Il punto primo risulta essere più convincente del suo fratello maggiore Emmerichiano. Ora non bastano le bombe atomiche su un’iguana per renderla The King, ma la situazione si fa più complessa, con creature vecchie di milioni di anni che sfruttano la radioattività come principale forma di nutrimento, che si risvegliano e cercano di accoppiarsi. Insomma, una banale storia d’amore ambientata a San Francisco.
Per il punto secondo, la faccenda si fa più complessa. Andiamo per ordine.
Il prologo, secondo il mio parere, è una delle parti più efficaci dell’intera vicenda. Non soltanto assistiamo al risveglio di uno dei cattivi, chiamati Muto, ma anche all’incidente nella centrale nucleare in giappone. Tranquilli, non vi spoilero nulla. I fatti vengono narrati in maniera efficace, creando tensione allo spettatore, soprattutto nelle scene concatenate dove i tecnici cercano di fuggire dalla nube radioattiva. Forse anche merito di Bryan Cranston, bravissimo nel creare anche la minima emozione nonostante un ruolo abbastanza contenuto.
Una volta iniziata, la trama scorre tranquilla senza particolari intoppi. I protagonisti vengono pian piano presentati, assistiamo alle loro piccole trame secondarie che hanno il solo compito di cercare di approfondire i loro caratteri (la parola cercare non è a caso) e qualcosa comincia a muoversi. Delle loro storielle ovviamente non ve ne fregherà una cippa, perché sarete occupati a pensare a tutt’altro. Ci sarà un mostro che bazzicherà per le hawaii, e nella vostra testina cominceranno a formarsi le domande: ma cos’è sto coso? Ah, è Godzilla. Ma nella locandina è diverso! Ah, ma non è Godzilla. No, aspetta, perchè ce n’è un’altro? Ma è Godzilla o no??? Ah, no, godzilla è quello lì.
Esatto. Perché quando arriverà Lui ve ne accorgerete, e capirete che il personaggio interpretato da Ken Watanabe vi ha solo confuso le idee, ma di questo ne parliamo dopo.
Oh, eccolo! Godzilla. Ovviamente, per ogni film del genere, il trucco è quello di presentare a poco a poco il mostruoso protagonista, finché non compare in tutta la sua bellezza. Ed è quello che accade: il mare si ingrossa, enormi scaglie affiorano tra le onde, la gente scappa terrorizzata, compare una porzione di braccio, un tizio urla, c’è una zampa che calpesta una casettina come se fosse burro… Quando ho visto questa sequenza mi è salita la pelle d’oca. La tensione in sala era palpabile. Perfino il bamboccio due posti accanto che fino a quel momento non aveva fatto altro che commentare ogni singola scena se ne sta zitto e muto, probabilmente con le dita artigliate sul poggiamano. E quando pensi: adesso comparirà in tutto il suo splendore…!!!

una cosa del genere, ad esempio...!!!

una cosa del genere, ad esempio…!!!


C’è uno stacco. Viene inquadrato ancora il treno che poco prima stavamo seguendo, in cui dentro c’è il protagonista che si sta cagando addosso. Non ci potevo credere. Se avessi avuto davanti a me il regista lo avrei preso a sberle. La scena era perfetta: era riuscito a creare un’escalation di tensione tale che se fosse comparso Godzilla alla fine della sequenza sicuramente le ragazze si sarebbero bagnate le mutandine. E invece aveva mandato tutto all’aria. La tensione era scemata, il bamboccio aveva ricominciato a parlare. Ero così deluso che, quando poi è comparso il Kaiju supportato da una melodia pomposa, non mi ha detto nulla. Per carità, non bestemmiamo, era da ammirarlo e da rimanerci a bocca aperta, ma se il regista lo avesse mostrato nel momento giusto e non avesse continuato a procrastinare adesso il film avrebbe un voto in più.
La seconda parte del film è quella che tutti ci aspetteremmo: distruzione, fiammate a caso tra i palazzi, gente che urla, ruggiti atomici e tante macerie. Si vede che è un film adatto anche ad un pubblico minore: un rettile obeso alto 100 metri rade al suolo una metropoli e nessuno muore. Oppure è l’efficienza dell’esercito americano, fate voi.
Dal punto di vista tecnico è un film ottimo. Le inquadrature sono efficaci e ricercate, nelle scene d’azione la telecamera non traballa così tanto per, e la coreografia tra gli attori e comparse è notevole. Nella prima parte molte scene strizzano l’occhio a Jurassic Park, mentre nella seconda è inevitabile un confronto con il DelToroso Pacific Rim. Il combattimento tra i Kaiju non sempre è efficace, limitandosi anzi ad essere piuttosto monotono. Almeno fino a quando Godzilla spara il raggio atomico: lì si che è esaltante.
Per quanto riguarda gli attori fanno tutti la loro dovere senza particolari ovazioni. Bryan Cranston, come ho accennato, ci regala un prologo particolarmente incisivo grazie alla sua bravura, ma per il resto si limita a fare la parte del pazzo emarginato. Aaron Taylor Johnson si guadagna il pane facendo la parte del protagonista soldato stereotipato, mentre Elizabeh Olsen è solo un discreto riempitivo nella vicenda.
Però eccolo. La guest star. L’uomo del momento: Ken Watanabe. Ora, cominciamo a dire che il suo personaggio è assolutamente irrilevante per il film, se non che cerca di spiegare allo spettatore che cavolo stia succedendo, e ci riesce anche male visto che per metà film la gente continuava a chiedersi chi cavolo fosse Godzilla. Per tutto il film non ha che un’espressione: occhi spalancati con palpebra superiore leggermente abbassata, supportata dalla bocca semi aperta che crea un piccolo ovale in cui si intravedono i denti. Il signor Watanabe ci accompagna tutto il film con questa faccia da triglia pescata, tanto che ad un certo punto ti chiedi se, forse, non è completamente a cento. Fosse solo questo. A causa dello stupido accento giapponese che ormai lo accompagna sin dagli ultimi film, ogni volta che aprirà bocca per dire “Gojira” preparatevi a sentire ridolini e schiamazzi generali in sala. Così, mentre lui spiegherà che sono morte centinaia di persone e che la situazione è gravissima eccetera eccetera, vi ritroverete a osservare la scena sghignazzando.

ecco il nostro eroe con un'espressione tipica.

ecco il nostro eroe con un’espressione tipica.


Insomma, avrete certamente capito che questo film non è né un capolavoro, ma nemmeno una spazzatura. Certamente il grandissimo potenziale che poteva esprimere non è stato sfruttato appieno, cadendo molte volte in banalità veramente risibili. Nonostante ciò, certe scene vi faranno irrigidire la schiena per via della forza emotiva e dalla tensione sprigionata, ma si tratta sempre di scene piuttosto isolate.
D’altro canto, se siete fan sfegatati di cose enormi che distruggono, abbattono e ruggiscono raggi atomici, non posso fare altro che consigliarvelo.

Leo

 

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