Game of Thrones: perché non mi piace.

 

Una delle serie più cultizzate dei giorni nostri. Ma è davvero così perfetta e priva di punti deboli?

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Oggi parleremo di una serie tv amatissima, con un sacco di fan insospettabili. 


Scherzi a parte, Game of Thrones – Il Trono di Spade (che d’ora in poi, per comodità, abbrevieremo in GoT), la serie tv tratta dalla saga di romanzi Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco, di George R.R.Martin, è riuscita a rendere popolare un genere, il fantasy, che fino a pochi anni fa era considerato roba di nicchia, per non dire da nerd. Ad oggi è uno dei telefilm più amati e chiacchierati al mondo. Cosa si può dire che non sia già stato detto?
Beh, per esempio… che a me non piace.

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Attenzione, non discuto l’abilità di Martin nel world building, cioè nel tratteggiare un mondo immaginario perfettamente dettagliato per storia, geografia, folclore, dinastie nobiliari eccetera. Né è in discussione la qualità della confezione televisiva targata HBO (costumi, armi, scenografie, effetti speciali, locations…) .
Dico solo che, ciononostante,  ci sono diverse cose che non mi intrippano granché, e in questo articolo proverò ad elencarle nella maniera più chiara e ragionevole che mi sia possibile.

1) SWORD & SORCERY CON POCO DI ENTRAMBI.
Passi l’idea di costruite un fantasy “coi piedi per terra”, incentrato cioè sulle guerre e le lotte per il potere più che su magie e creature immaginarie, in modo da accalappiare anche chi di solito non ama il genere. Ma gli intrighi di palazzo sono tali da rubare spazio anche all’avventura allo stato puro. Certo, muore moltissima gente, ma si tratta di esecuzioni, agguati, uccisioni alle spalle. Di vere battaglie e di veri duelli ce ne sono relativamente pochini in quella che, sulla carta, dovrebbe essere una grande saga epica. Tra i registi c’è anche il bravo Alan Taylor, il quale ha vinto un Emmy Award per I Soprano e ha firmato Thor:The Dark World, ma ammettiamolo: per dirigere un telefilm fatto al 90% da dialoghi e primi piani non bisogna necessariamente essere Akira Kurosawa o Brian DePalma. Ne consegue che…

2) NON MALE, COME TELENOVELA
Non negatelo: GoT è costruito come le soap-opera che guardano le vostre madri e le vostre nonne.

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Con più  trame parallele portate avanti all’infinito senza incrociarsi mai e con la pessima abitudine di mostrare in ogni episodio quello che stanno facendo tutti i personaggi, anche se in quel momento non stanno combinando nulla d’importante. Un paio di esempi? Cos’hanno concluso Jon Snow e Daenerys Targaryen per tutto l’arco della seconda stagione?
Il figlio illegittimo di Sean Bean (ma con l’espressività di Renato Pozzetto) si è fatto catturare da una selvaggia che è la sosia sputata di Sarah Ferguson. Sì, proprio lei: l’ex-moglie del principe Andrea d’Inghilterra, duca di York e fratello minore del più celebre Carlo.

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E fu così che anche i Windsor entrarono nel gioco dei troni…
Mentre la tappa platinata non ha fatto altro che ciondolare per il deserto col suo codazzo di nomadi, struggendosi per la morte del bruto che la sodomizzava regolarmente, e strepitando “Dove sono i miei draghi!!!” causando un esaurimento nervoso a quel martire di Jorah Mormont.

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Insomma, non basta abbondare in tette, culi e sbudellamenti per fare un telefilm originale. A livello televisivo, GoT è un passo indietro di trent’anni che non tiene conto della lezione di telefilm ben  più cinematografici nella regia e spigliati nel ritmo narrativo (Firefly, Deadwood, I Soprano, 24, Roma, The Shield, Dexter…)

3) MA QUANDO ARRIVANO I NOSTRI ?!
Recentemente negli U.S.A. GoT è stato criticato per le eccessive scene di sesso e violenza. Si potrebbe benissimo obiettare che altre serie contemporanee, Spartacus su tutte, siano ancor più esplicite in questo senso. Non è una novità: da dieci anni a questa parte la tv prende quanto c’è di più crudele e morboso nella natura umana, lo enfatizza, lo mette sotto i riflettori, e lo chiama “narrativa di qualità”, giustificandosi tirando in ballo paragoni con la tragedia shakespeariana, i drammi interiori alla Joyce eccetera. Bah… Sinceramente, ad infastidire il sottoscritto non è tanto la violenza in sé, quanto la crudeltà ed il pessimismo di fondo, come se George R.R. Martin si divertisse ad infliggere ai suoi personaggi un’ingiustizia dietro l’altra solo per vedere fino a che punto il lettore/spettatore è disposto a seguirlo. Tornando all’esempio di prima, in Spartacus la violenza è ancor più spettacolarizzata e compiaciuta, ma si arriva sempre a quella che i greci chiamavano una “catarsi”, cioè il momento in cui i buoni si prendono la giusta rivincita, i cattivi pagano il fio delle loro colpe, e il pubblico può tirare il fiato e ritrovare un po’ di speranza nella vita. In GoT non c’è nulla di simile. Questo perché i cattivi sono carogne dall’astuzia diabolica e senza un briciolo di autoironia, mentre i buoni sono pecoroni destinati al macello. Non c’è un eroe che sappia “prendere in mano” la situazione ed ergersi a padrone del suo destino. La stessa Arya, l’unica sveglia degli Stark, sarebbe stata spacciata innumerevoli volte se al momento giusto non ci fosse sempre qualcuno che la rapisce e la porta con sé altrove.

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Ed anche Tyrion Lannister, il più simpatico ed in gamba di tutto il cast, si ritrova spesso in balia di macchinazioni più grandi di lui.

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Daenerys è un discorso a parte: sembra stia conquistando il mondo (in confronto Conan, che da barbaro divenne re di Aquilonia, sembra un raccomandato figlio di un onorevole…), ma non è ancora entrata minimamente nel vivo della storia. E, dati i ritmi di Martin, arriverà nel continente occidentale quando ormai gli Estranei avranno zombizzato tutti.
Insomma, sarò io che ho una visione troppo “western” della vita, ma senza una resa dei conti, un mezzogiorno di fuoco, un O.K. Corral, un arrivano i nostri narrativo ed emotivo che faccia da valvola di sfogo per tanta crudeltà e pessimismo, l’intera storia si riduce ad un infinito rosario di ammazzamenti e crudeltà gratuite, destinate a rimanere sempre impunite. E quand’anche i cattivi (raramente) pagano, non è mai per mano dei buoni.

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Il che riduce il tutto ad una visione squallida e pessimista della vita. E questo ci porta all’ultimo punto.

4) GRAZIE, PREFERISCO HE-MAN ED HERCULES
Valerio Evangelisti, in un’intervista a Wonderland su Rai 4 qualche tempo fa, faceva notare come un tempo i romanzi di fantascienza fossero brevi ma ricchi di idee, mentre oggi sono tanto mastodontici quanto vuoti.
Ecco, questo discorso si può tranquillamente applicare, in ambito fantasy, anche a GoT.
Probabilmente chi esalta la profondità dell’opera di Martin riderebbe di fronte a cartoon anni ’80 come  He-Man o ai telefilm anni ’90 tipo Hercules e Xena. Effettivamente le trame erano prevedibili ed i personaggi stereotipati. Ciononostante, gli eroi erano davvero eroi, i cattivi a loro modo riuscivano a strappare il sorriso, ed ogni singola puntata aveva una sua morale di fondo magari semplice ma innegabilmente valida (conviene sempre dire la verità, non bisogna temere chi è diverso, chi vince imbrogliando non ottiene nulla di buono, eccetera…).
Martin, al contrario, sfoggia una forma tanto complessa e ricercata (nella trama, nella costruzione di un mondo immaginario dettagliatissimo, e nella caratterizzazione dei personaggi) solo per ribadire all’infinito un unico, vomitevole messaggio di fondo: il mondo è cattivo, il bene non esiste, eroi manco a parlarne, e se vuoi sopravvivere devi ingannare, tradire ed uccidere tutti gli altri, prima che tutti gli altri ingannino, tradiscano ed uccidano te.

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Beh, George R. R. Martin, vaffanc mi permetto di dissentire: il mondo d’oggi è già abbastanza nichilista, cinico ed incattivito di suo, ci manca solo che anche i prodotti fantastici si mettano a propugnare un messaggio simile e siamo a posto.
E non mi si dica che l’intento di Martin è proprio quello di farci provare disgusto per stupri ed omicidi al fine di dissuaderci dal commetterli, o che l’arte deve descrivere la realtà per far riflettere su di essa. La realtà la conosciamo purtroppo bene dai telegiornali. L’arte dovrebbe anche mostrare come il mondo dovrebbe essere. Di questi tempi non abbiamo bisogno di crudezza e pessimismo, ma di esempi e speranza.
Ci hanno mai pensato, il sig. Martin e i suoi fan adoranti ?
Tiriamoci un po’ su il morale, va là…

Giovanni


Immagini prese da Google © degli aventi diritto.

 

27 comments to Game of Thrones: perché non mi piace.

  • Rorschach188  says:

    Scusa se te lo dico ma questo articolo fa veramente pena.
    “La realtà la conosciamo purtroppo bene dai telegiornali. L’arte dovrebbe anche mostrare come il mondo dovrebbe essere. Di questi tempi non abbiamo bisogno di crudezza e pessimismo, ma di esempi e speranza.”
    Sono in imbarazzo per te.

    • Giovanni  says:

      L’imbarazzo è reciproco.
      Come dice Greg Rucka: “Cresci, il cinismo non significa maturità”.

    • The Evil  says:

      io invece lo sono per te che non capisci una ceppa :=P

  • fabrizio  says:

    Che dire? C’è molto di vero in questo articolo. Il grossi limiti di Martin sono quelli di sfociare troppo nella soap opera, a tratti, di calcare troppo la mano sul torbido e sul sensazionalistico di far morire i personaggi principali in malo modo e di far trionfare sempre e comunque i “malvagi”, che poi non è manco vero, aspetta di vedere la 5a stagione. E sopra tutto un’esasperante lentezza nella narrazione. I primi due libri sono densi di eventi, dal terzo in poi, quando ha capito che stava vendendo e poteva vendere molto di più, il brodo si è allungato a dismisura per passare da 3 a ben 7 libri. Di questo la serie TV è incolpevole, mantenendosi veramente molto fedele al testo.

    Ma questo è quanto. Quello che citi come “debolezza” dell’opera, sono i suoi punti di forza. Il fatto di aver portato nel fantasy, un genere fin troppo trito e uguale a se stesso con poche illustri ma marginali eccezioni, un tipo di vicenda dallo spessore tangibile e dal sapore amaro. Per una volta non abbiamo il supercampione imbattibile che è ganzo solo lui, come il cercatore della verità insipidissimo di Legend of the Seeker, come l’ercole iperbanalizzato e trasformato di una sorta di McGuyver sotto steroidi che quando c’è da far zuffa come prima cosa butta via la spada pur di andare a cazzotti. E lo chiami senso dell’avventura? Nemmeno l’He-Man che citi era ridotto così male. Ma si sa, negli anni 80 quale fosse l’arma che avevi in mano, anche una testata nucleare, l’unico effetto che aveva sul nemico era di spingerlo indietro e fargli fare una capriola. E non abbiamo il predestinato che dovrà fare tutto lui per contratto (che poi non è vero, in Martin predestinati e profezie si precano), perfettino, buonissimo, bravissimo, il miglior spadaccino del mondo che ha ereditato la spada più figa del mondo e il potere magico più forte del mondo da babbo caro.

    Poi i gusti son gusti, e se ti piace un prodotto alla Legend of The Seeker dove 3 tizi che non si cambiano una volta d’abito in 2 anni girano per gli stessi 30 metri quadri di boschetto dietro casa del regista in ogni puntata e, di tanto in tanto, gli arrivano addosso dei cattivi a caso solo per essere maciullati. Beh, ci sono, guardali pure.

  • Davide  says:

    Mi soffermo soprattutto sul punto 4, che è forse il peggiore dell’articolo.
    “L’arte dovrebbe anche mostrare come il mondo dovrebbe essere. Di questi tempi non abbiamo bisogno di crudezza e pessimismo, ma di esempi e speranza.”
    L’arte non funziona così. L’arte non ha doveri. L’arte fa quello che vuole, qualunque sia il medium attraverso cui si esprime. Può trasmettere valori positivi o rappresentare in pieno la crudezza della realtà, dipende solo dalle scelte degli autori. Seguendo il tuo ragionamento su cosa l’arte “dovrebbe” fare, potremmo buttare tranquillamente nel cesso quasi tutti i film sul crimine (dal Padrino a The Departed, da Psycho a The Wolf of Wall Street), buona parte della letteratura mondiale (da Hemingway a Camus, da Shelley a Orwell), più innumerevoli altre opere che hanno come difetto il nichilismo.
    Se poi a te il nichilismo e il realismo non piacciono mi spiace per te, perché ti perdi tutto ‘sto ben di dio, ma non sindachiamo su cosa Martin dovrebbe o non dovrebbe scrivere.

  • giovanni alessi  says:

    Converrai anche tu, caro Davide, che tra la leggerezza (parola che oggi è una bestemmia) dei telefilm anni ’80 e quella fiera di cattivume all’ingrosso che è GoT esistono, Deo gratias, parecchie vie di mezzo. Giacomo Leopardi s’inventò il pessimismo cosmico, e a quanto mi risulta non ebbe bisogno di mostrare coltellate in pancia ad una donna incinta (cose che nemmeno nell’horror più estremo…).
    In secondo luogo, Alan Moore avrebbe molto da ridire sulla tua idea di arte “che può fare quel che vuole”. L’arte è una comunicazione, e in quanto tale si porta dietro simboli e messaggi. Se molti esponenti (artisti o critici) dell’arte moderna dicono il contrario, forse è perché vogliono indottrinarci a nostra insaputa. Ma questo è un altro discorso ed è meglio lasciar stare o non ne veniamo fuori…
    Resta il fatto che l’arte è la risposta dell’artista al mondo che lo circonda, e quest’ultimo ne è a sua volta influenzato. Non puoi dire che l’arte può fare quel che vuole fregandosene della società, perché è la società che stabilisce il valore artistico di un’opera.
    Non voglio censurare Martin, ma un autore dovrebbe riflettere sulla responsabilità che comporta il potere di una storia. Le storie influenzano l’immaginario, l’immaginario influisce sul nostro modo di vedere il mondo, e ciò ha ripercussioni sulla società.
    Infine, i super-buoni che Fabrizio tanto snobba e tanto schifa non sarebbero necessari se Martin calcasse un po’ meno la mano sui super-cattivi.
    Per come la vedo io, a Tywin Lannister, a Ditocorto, a Melisandre, a personaggi così diabolici e potenti nel Male, andrebbero contrapposti personaggi altrettanto potenti nel Bene, non dei poveracci che si barcamenano per sopravvivere senza passare al contrattacco (e, quando lo fanno, finiscono –letteralmente- macellati).
    Altrimenti il rischio è quello di veicolare il messaggio che chi è cattivo è sempre il più forte, il più furbo, il più in gamba, quello che vince sempre e la passa sempre liscia (e, se alla fine crepa, se l’è comunque spassata più dei buoni).
    Certo, di cattivi ammalianti e carismatici è piena la letteratura, ma se qui è figo SOLO il cattivo, vien quasi voglia di fare il tifo per lui.
    Certo, fortunatamente la gente ragiona con la propria testa e sa che questo non è l’intento di Martin, ma resta il fatto che la fascinazione per il Male non è una bella cosa e bene non fa.

    • Davide  says:

      Alan Moore, che citi così incautamente, avrebbe da ridire pure su quel che dici tu, avendo creato opere come Watchmen e The Killing Joke, tra le opere più nichiliste nel mondo del fumetto. Il messaggio di un’opera non è rappresentativa dell’autore, né l’autore ha il dovere di trasmettere qualcosa quando crea dell’intrattenimento o dell’arte più alta. L’arte fa quel che vuole. In particolare il fantasy, genere così monolitico che Martin ha avuto il pregio di svecchiare un po’.
      Quanto a Leopardi, che citi così a sproposito, ha ben poco a che vedere con la narrativa fantasy, visto che scriveva poesie.
      Ti infastidiscono le donne incinta assassinate? Evita di guardare Game of Thrones, non ci sono molte alternative. Game of Thrones cerca il realismo e la crudezza di una storia medievale meno mitizzata e idealizzata, molto più vicina alla vera storia europea rispetto a un romanzo di Tolkien. Nella realtà cose del genere succedevano (e succedono tutt’ora), è una guerra, non ci sono eroi del “bene” a contrapporsi. Se li vuoi limitati a Tolkien, C.S. Lewis, Pullman, che dal conflitto bene/male ne hanno tirato delle grandi saghe, ma evita di sparare su Martin che non sta indottrinando nessuno. È intrattenimento, e per quanto non sia foriero di grandi messaggi di bene non farà neanche tutti i danni che tu gli attribuisci. Altrimenti l’umanità si sarebbe estinta ai tempi delle prime tragedie greche.

      • giovanni alessi  says:

        Strano, dici che cito Leopardi a sproposito, essendo in ambito fantasy, quando tu per primo, per tirare acqua al tuo mulino, tiri in ballo Hemingway, Camus e il cinema di Scorsese, mah…
        Se poi mi dici che Watchmen e Killing Joke sono tra le opere più nichiliste di sempre, i casi sono due: o non sai cosa vuol dire nichilismo, o non hai letto le opere che citi.
        In Killing Joke il messaggio di fondo mi sembra netto: rifiutare la legge e la morale, comportandosi da folle in un mondo folle (come fa il Joker, e Nietzsche avrebbe approvato) non è un guardare coraggiosamente in faccia la realtà. Al contrario: la follia è il rifugio di quei vigliacchi egoisti che, invece di lottare contro il caos che ci circonda, fanno solo i propri comodi.
        Ancor più forte ed evidente è la morale di Watchmen: non possiamo affidarci ciecamente a chiunque (supereroe, militare, politico, scienziato, filantropo ecc.) si erga a tutore e difensore della società. Ognuno deve rimboccarsi personalmente le maniche ed assumersi le proprie responsabilità per costruire un mondo migliore. Forse non basterà a salvarci dall’Apocalisse, ma è l’unica speranza per ricominciare dopo.
        Se questo lo chiami nichilismo…

        • Davide  says:

          Devo spiegarti la differenza tra Leopardi che scrive poesie e tutti gli scrittori di narrativa in prosa? Leopardi per elaborare il suo pessimismo non aveva certo bisogno di mostrare donne incinta sventrate, laddove in un Hemingway le scene scabrose non mancano.
          Quanto alle opere, mi sa che sei tu ad aver bisogno di rileggerle. Watchmen è una storia così complessa, sfumata, piena di psicotici distrutti e supercattivi che agiscono per il bene superiore, in cui i “buoni” finiscono umiliati e sono costretti a scendere a patti con un genocida, a restare in silenzio per preservare una pace basata sulla paura dell’alieno, sia reale che metaforico. E ciò nonostante, il caso ha sempre l’ultima parola su tutto, quel caso insensato che potrebbe cancellare da un momento all’altro tutto quanto (vedi la scena finale). L’uomo in tutto ciò ha dei poteri limitatissimi, e non può in alcun modo ergersi al di sopra di questo caos e plasmare il mondo al suo volere (cosa che Ozymandias ha cercato di fare sin dall’inizio). Esiste solo la realtà cruda in cui non importa quali siano i tuoi dilemmi, quanto di buono faccia nel mondo, basta un’esplosione in centro città e diventi solo una macchia sul muro, il tutto in una scena così terrificante che farebbe cinque a zero a George Martin. Se questo non lo chiami nichilismo…

          • giovanni alessi  says:

            E’ inutile trincerarsi dietro ad un “devo spiegarti questo o quello?”.
            Ripeto: sei tu che per primo hai citato autori non fantasy e poi accusi me di tirare in ballo gente che non c’entra nulla.

            Argomento Alan Moore.
            No, mi spiace. Resto della mia opinione. L’ultima vignetta di Watchmen non vuol tanto dire che il caso ha sempre l’ultima parola nelle vicende terrene, ma serve a non lasciare il lettore passivo e a chiamarlo violentemente in causa, obbligandolo a chiedersi “E io cosa avrei fatto?”.
            Ed il baloon che recita: “Lascio tutto nelle tue mani” depone certo a sostegno della mia interpretazione più che della tua.
            Ridurre l’opera di Moore a banale nichilsmo, secondo me, è il più grave torto che si possa fare al bardo di Northhampton.
            Ma il bello di Watchmen, come di tutti i capolavori, è che ognuno può cogliere i risvolti che vuole.
            Come diceva Voltaire: “I libri migliori sono quelli in cui metà del lavoro viene lasciato ai lettori, i quali sviluppano i pensieri che vengono loro presentati in germe”.
            Ragion per cui, preferisco non insistere.
            La mia (come tutto quanto ho scritto su GoT) è solo un’opinione personale, senza l’intento di indottrinare nessuno.

    • Alessandro  says:

      Dissento sui supercattivi con una citazione:

      Megamind: “Oh, sarai anche cattivo, ma non sei un super-cattivo!”
      Titan: “Ah sì? Qual è la differenza?”
      Megamind: “L’entrata in scena!”

      *Welcome to the Jungle*

  • Gennaro  says:

    Guarda altro, e risparmia al prossimo queste inutili analisi, sono più che certo che su Cartoon Network, c’è roba che incontra di più le tue necessità, non so, magari le Superchicche, o Samurai Jack. Ma cosa significa: “Il figlio illegittimo di Sean Bean (ma con l’espressività di Renato Pozzetto) si è fatto catturare da una selvaggia che è la sosia sputata di Sarah Ferguson. Sì, proprio lei: l’ex-moglie del principe Andrea d’Inghilterra, duca di York e fratello minore del più celebre Carlo.” Stai cercando di fare lo spiritoso? Stai davvero facendo una critica sul casting?
    “Beh, George R. R. Martin, vaffanc mi permetto di dissentire” Ma chi se ne frega, cosa dissenti, ma almeno l’hai letta un apagina del libro o ti sei documentato su wikipedia (male tra l’altro). Facciamo scrivi una 15 di libri su una saga che ti rende l’oggetto di culto di mezzo mondo, diventi la gallina dalle uova d’oro di network televisivi ed editori, e poi magari potrai permetterti di mandare a quel paese degli scrittori…ti chiederei indietro il tempo che ho perso a leggere sta roba ma purtroppo non posso. Mi limiterò a mandare a quel paese chi mi ha segnalato ‘sto pezzo.

    • giovanni alessi  says:

      Genny ‘a Carogna, ci siamo svegliati col piede sbagliato? 😉
      Per quanto ti dispiaccia, il sito è MIO ed esprimo le MIE opinioni senza imporre nulla a nessuno, che tu condivida o meno.

      “Facciamo scrivi una 15 di libri su una saga che ti rende l’oggetto di culto di mezzo mondo, diventi la gallina dalle uova d’oro di network televisivi ed editori, e poi magari potrai permetterti di mandare a quel paese degli scrittori…”

      Comprendo in parte il tuo ragionamento da ultrà letterario, ma non so fino a che punto sia sensato.
      I libri, film e fumetti che hai visto/letto in vita tua ti sono TUTTI piaciuti?
      E quando qualcuno non ti piace cosa fai? Lo dici e basta, magari spiegando il perché, o prima ti fai un mazzo così per imparare a scrivere, disegnare e dirigere meglio di chi non ti ha convinto?

      Il mio articolo ti fa orrore? Vatti a leggere una delle miliardi di recensioni-sviolinate a Martin di cui trabocca il web. Anzi, meglio: scrivitene una TU sul TUO sito. Le idee si combattono con idee migliori, non con gli insulti.

      PS
      Io faccio una vignetta con Jon Snow-Pozzetto che dice “ELAMADONNA”, e tu ti domandi se ci sia un qualche recondito intento ironico???
      La tua perspicacia è pari solo alla tua ironia e al tuo rispetto delle opinioni altrui.

    • Silvano  says:

      Se vuoi saperlo meglio le superchicche a sto merdame che viene fatto passare per oro e diamanti.
      Ho trovato questo ito perchè credevo di essere l’unico fesso al mondo ad avere il disgusto di questa serie invece ho scoperto che non sono l’unico (Grazie a Dio)
      Ah un’appunto, al mio paese scrivere 15 libri e frci i soldi non vuol die che sia un successo leterario ma al massimo un successo commerciale fatto e confezionto per soddisfare le esigenze della massa, mi dirai t’ho guarda ma tu parli di One Piece cazzo dici? Molto meglio One Piece a questo pippotto inconcuedente di telefilm che riporta con una certa fedeltà lo squallore dei libri che vanno dal terzo in poi

  • The Evil  says:

    Finalmente uno che la pensa come me.

  • Marta  says:

    Gli amanti di game of thrones sono troppo spesso i più accaniti fanatici che ti possa capitare di incontrare…basta che non ti piaccia per farti aggredire come se gli avessi sputato in faccia, questo è imbarazzante non l’esprimere la propria opinione.

  • vale  says:

    Sono d’accordo.. ho iniziato a guardarlo perché tutti mi dicevano: ma non guardi il trono di spade? ? Machecazzofaiii… beh fa veramente cagare.. non esiste un punto di svolta.. in intere stagioni mai un punto di arrivo.. Io adoro The Walking dead e non è certo una serie anni 80.. ma la profondità dei dialoghi, l’intensità dei punti di svolta tra buoni e cattivi che vengono cm ribaltato di continuo.. il trono di spade se li sogna!

  • Silvano  says:

    Giovanni abbi pazienza ma non ci sono idioti peggiori dei fans di un club.Io ho provato a vederlo GoT ma dopo qualche episodio non ce l’ho fatta dovevo cegliere se tagliarmi le vene o cambiare.
    Ho scelto i cambiare, onestamente di questi prodotti commerciali a tanto al chilo ne ho le palle piene (scusa il francesismo) e non ti aspettare che quel genere di pubblico possa capirti perchè è un prodotto per loro e confenzionato per loro.
    A parlare di genio ed arte oggi si fa fatica, alla gente basta che gli proponi merda e gliela spacci per nutella e vedrai che se la comprano e se la gustano come tale, infondo “business is business” e Martin bello ha capito che e c’è un pubblico pagante per leggere determinate cose o vederle è fesso lui a non servigliele però guai a chiamarle opere d’arti che queste sono semplicemente un insulto all’intelligenza.
    Per fortuna esistono altre serie meno blasonate e per questo ancora più interesanti e perchi vuole vedere qualcosa di bello o leggersi qualcosa di piacevole bsta ch si faccia un giro u vvvid oppure si tuffi nell’immaginario ei manga giapponesi.
    Dico una cosa e do un sonoro schiaffone a questi “critici” che vedono qualcosa non dissimile da “il segreto”. One piece ha una trama più bella ed una caratterizzazione più profonda di questo brodo medievale che vorrebbe essere un fatasy e che fa il verso al signore degli anelli sapendo che con tutte quelle scene di sesso potrebbe persino sotituire le parodie XXX che già circolano sul web

  • Alessandro  says:

    Io non ho mai visto GoT, quindi non posso permettermi di sentenziare nulla ma, probabilmente, sarei d’accordo. E’ da quando ero un bambino che sostengo come, almeno le storie di fantasia, dovrebbero essere a lieto fine. Se pescano troppo nel torbido, se danno messaggi di questo tipo non mi piacciono: mi inquietano, mi avviliscono, mi fanno sentire triste e francamente non ho alcuna voglia di sentirmi così quando invece dovrei divertirmi. Se voglio un iniezione di realtà nuda e cruda vado a una conferenza, apro internet e mi infilo in una discussione sull’ultima tragedia, medito; ma sempre per trovare la luce. Di tenebre ne ho già abbastanza di mio…

  • Ilaria  says:

    A me il tuo articolo é piaciuto. É esattamente quello che turbava me. Però alla fine é un buon prodotto. Mi hai fatto ridere più volte ahaha. Ci sai fare con gli articoli.

  • Ale  says:

    Io sono un fan della serie e detesto la serie tv Game of Thrones.
    Ho iniziato a seguire la serie solo perchè possedevo i libri, per me gli sceneggiatori non hanno capito niente della serie di libri, infatti hanno distrutto la personalità di ogni personaggio. Io dico che GoT non è così bello, ma neanche schifos; preferisco guardare altre serie. Non mi faccio problemi se a qualcuno non piace una serie che piace a me, i gusti sono gusti.

    P.S. Io detesto i fanatici della serie perchè non puoi mai parlare delle tue opinioni riguardo ai personaggi,devi sempre attenerti alle loro idee.

  • Msimone  says:

    Games of throne è una trasposizione fantasy della guerra per la successione al trono d’ Inghilterra che pesca soprattutto dalla Guerra delle Rose metà del 1400. Per chi non ama il fantasy troverà molto più interessante e godibile la serie TV Inglese La regina Bianca.

  • Gianluigi  says:

    Sinceramente vedere che la HBO sforni serie notevoli come the wire e poi obbrobri come questo mi lascia perplesso.

    • giovanni alessi  says:

      Il problema non è la HBO, che garantisce costumi, scenografie e FX di prim’ordine. Il problema è che nasce tutto dai libri di un sociopatico sadico e pervertito.

  • Sarafian  says:

    GoT è una figata intrisa di porcherie gratuite, un curioso ibrido. Dal mio punto di vista unisce elementi di livello alle espressioni più becere (ma becere forte) del prodotto commerciale maggiormente bieco. Martin socipatico? Non credo, magari un pò pervertito, non che questo sia necessariamente un male. L’esasperazione gratutita di alcuni passaggi dei suoi libri, quella sì che è catalogabile come perversione, in quanto spettacolarizzazione della crudeltà e della violenza. Nello specifico (e vai di francesismo, censuratemi pure, se dovete) nelle pagine dei romanzi, Ditocorto non pulisce con un fazzolettino ricamato le manine sporche di merda di una prostituta che ha appena effettuato un ditaculo a una collega, nè deterge le gote di grondanti sb….di un ‘ulteriore dipendente in lacrime che subito dopo slingua un ciccione; Ramsay Bolton non castra Theon; la relazione omosessuale tra Loras e Renly è intrisa di poesia (“Quando il sole è ormai tramontato è inutile cercare conforto nel lume di una candela”) e solo accennata: non si esplicita in scene di sesso orale prodighe di effetti sonori tipo SLURP-SLURP, CHOMP. E Sersei e Jaime, NON copulano sulla bara del figlio morto. Alcuni tra i protagonisti, evidentemente quelli che se lo possono permettere, esibiscono i genitali del tutto casualmente e senza alcuna finalità narrativa, ma tutto questo, non rende GoT un brutto show. Resta uno dei miei preferiti, nonostante le esecrabili cazzate, perchè ogni storia è in fondo una soap, le idee (dannatamente buone)non mancano, i dialoghi sono speso strepitosi e gli interpreti funzionano (anche Pozzetto e l’ingrifante Sarah Ferguson). Leopardi e Alan Moore nella stessa frase: peculiare. 🙂 🙂 🙂

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