DUE CHIACCHIERE SU LO HOBBIT – LA BATTAGLIA DELLE CINQUE ARMATE

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ATTENZIONE! QUESTA NON E’ UNA RECENSIONE E CONTIENE SPOILER SULLA TRAMA! (sai che roba)
Se inizialmente Peter Jackson aveva delegato la regia de “lo Hobbit” a Guillermo del Toro, un motivo c’era.
Nonostante la trilogia del Signore degli Anelli (abbreviato ISDA) sia diventata una delle saghe più amate e importanti della storia del cinema, per il povero Peter partorirla è stata un’impresa titanica. Vuoi per la grandissima pressione dei produttori su “La compagnia dell’anello” che, inizialmente, non davano per scontato che fosse un successo (tanto che l’idea iniziale voleva Le due Torri e Il Ritorno del Re distribuiti solo in home video), vuoi per i problemi di casting stringati fino all’ultimo (Viggo Mortensen fu chiamato per la parte di Aragorn pochi giorni prima delle riprese), vuoi per la mole stratosferica di set, oggetti, spade, scudi, elmi, faggi, carote da supervisionare perché fossero tutte a posto, vuoi per i viaggi in lungo e in largo per la Nuova Zelanda per un anno e mezzo, vuoi perché il badget era finito e Il Ritorno del Re era in fase più che embrionale (poi, dopo il successone de “La Compagnia dell’Anello”, le major aprirono le loro tesorerie e Peter poté sfruttare appieno la computer grafica in molte scene aggiuntive del secondo e praticamente su tutto il terzo), insomma, (respiro), mettiamo insieme tutto questo e meravigliamoci sul fatto che il matrimonio della famiglia Jackson non sia naufragato nei primi due mesi.
Capiamo quindi la reazione naturale di Peter quando balzò a qualcuno in mente “Lo Hobbit”. “Ennò, n’altra volta non ce la faccio, scrivo solo la sceneggiatura!”, esclamò Peter. L’idea su chi potesse dirigerlo cadde immediatamente su Guillermo del Toro per vari motivi: 1) perché era un bravo regista (e lo è tutt’ora), 2) perché aveva dimostrato di amare il fantasy con i suoi vari film di Hellboy, Il Labirinto del Fauno, ecc, 3) perchè era eccitato di fare tutta la trafila che abbiamo esposto nel paragrafo precedente e 4) perchè pesava più o meno come Peter Jackson. Chi conosce Del Toro, però, sa perfettamente che è un arista che normalmente ha in progetto 5 milioni di film, ma ne porta a compimento solo uno. Quindi, come prevedibile, l’autore messicano diede forfait a causa di minimo altri 3 film in produzione che non gli davano il tempo di dedicarsi all’opera di Tolkien.

Guillermo Del Toro mentre litiga col Fauno del Labirinto del Fauno

Guillermo Del Toro mentre litiga col Fauno del Labirinto del Fauno

“Dai, Peter, ti prego!” urlarono i fans al Nostro. Jackson inizialmente era titubante e insicuro, finché non prese una decisione. “Ok, lo faccio!”, tuonò, “ma col cavolo che mi ammazzo ancora di lavoro, questa volta me la prendo comoda!
E fu questo il suo errore.
Ora, quando uscirono rispettivamente la compagnia dell’anello 2.0 versione noiosa (un Viaggio Inaspettato) e La Desolazione di Smaug farcita di interracial e Legolas picchiatore, questo blog non esisteva ancora, e chiaramente non potevo farci le recensioni. Per non annoiarvi più del dovuto, parlerò solo de “La battaglia dei cinque eserciti”, che credetemi, è già abbastanza.
Dunque, iniziamo.

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La Desolazione di Smaug terminava in maniera spettacolare. Smaug ricoperto di oro liquido distruggeva l’entrata di Erebor e volava verso Pontelagolungo dicendo “Io sono fuoco! Io sono morte!”, mentre Bilbo si disperava per quello che sarebbe successo di lì a poco. Insomma, un cliffhanger della madonna. C’è stato, però, un grave errore. Smaug, mentre sorvola la città di Dale, non dice “Io sono fuoco!”, ma se ci fate caso dice “Io sono completamente inutile”. E il motivo lo scopriamo nei primi 10 minuti delle Cinque Armate. Cioè, tu non mi puoi tenere sulle spine per un dannatissimo anno e poi risolvermi il cliffhanger nel prologo del film successivo. NEL PROLOGO!!! Se quei 10 minuti il nostro Peter li avesse messi nei minuti finali del film che portava proprio il nome del drago, probabilmente avremmo avuto un film centrale con un finale decente. (oltre al fatto che il terzo film non ci doveva essere per principio, ma vabbè, shh!, è un’altra storia quella.) Cioè, il cattivo per antonomasia, il custode del tesoro che è stato il motore principale dell’intera trama, il personaggio più figo di questa trilogia e ME LO TOGLI DI MEZZO COSÌ??? Si, so già l’obiezione. Diamo un attimo la parola al rompiballe di turno che freme con la mano alzata. Si, dimmi. “Scusa, Leo, ma anche nel libro muore così di mer–” NON ME NE FREGA UN PAR DI BALLE!
Scusate lo sfogo, continuiamo.

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Andando avanti con la trama, arriviamo a una parte che a me non è piaciuta molto, ma questo è un dato puramente soggettivo. Sto parlando di Gandalf mezzo morente a Dol Guldur. Già ne “La Desolazione di Smaug” avevamo capito che Peter avrebbe fatto di tutto e di più per collegare lo Hobbit a ISDA, creando scene molto, molto discutibili. Quando però sono comparsi Galadriel e Erlond mi è venuto da dire “meh!”. Vi dirò la verità, non mi ricordo se nelle appendici di ISDA (o addirittura nel consiglio di Erlond), quando si parla della cacciata di Sauron da Dol Guldur, erano presenti anche Galadriel e Erlond, fatto sta che nel film compaiono brutalmente a caso. Ho trovato patetica anche la scena di Galadriel mentre diventa “oscura e terribile come l’alba!” e scaccia Sauron, chiaro riferimento per decelebrati alla Compagnia dell’Anello. Poi per carità, Peter si dimostra un bravissimo regista d’azione, tanto che i combattimenti con i Nove sono diretti molto bene, ma è la situazione di fondo che stona.
Passiamo al prossimo punto.

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Da qui in poi la trama diventa finalmente solida e godibile. Gli uomini di Pontelagolungo si dirigono verso Dale per ricevere la loro parte del tesoro, Thranduil giunge con le sue armate per reclamare ciò che gli appartiene, Thorin, ormai folle d’oro, comincia velocemente ad autodistruggersi e a barricarsi in Erebor, mentre Bilbo, che custodisce segretamente l’Arkengemma, cerca un modo per risolvere la situazione. Ah, poi Legolas e Tauriel vanno a Dungaband? (o come cavolo si scrive, qualcuno più erudito di me mi corregga per favore), antica roccaforte del regno di Angmar (ma che cavolo si sono fumati), dove conosciamo i famosissimi e pluripremiati pipistrelli addestrati alla guerra (e vabbè qui apoteosi delle stronzate).
Oh, veniamo finalmente alla parte interessante. Thorin, dopo avere respinto le richieste di uomini ed elfi, manda un corvo messaggero ai suoi parenti nani, affinché accorrano per difendere le ricchezze appena conquistate. E inevitabilmente arrivano.

è l'unica immagine che ho trovato dei nani, sti barboni

è l’unica immagine che ho trovato dei nani, sti barboni

Se c’è una cosa di questo film che mi ha stupito e, diciamolo pure, esaltato, è stata l’armata dei nani. Fighi, possenti, bassi ma gnecchi (come si dice dalle mie parti), i nani sono quell’ingrediente che mancava nel Signore degli Anelli, ma che ha donano al film un picco di esaltazione. Poi, tanto per spezzare l’incantesimo, arrivano gli orchi.
Ora, facciamo un bel paragone, perchè NON si può NON fare un paragone con ISDA. Nel Signore degli Anelli le battaglie erano sì spettacolari, ma anche dotate di un certo realismo. Se togliamo Legolas che scende con uno scudo/skateboard dalle scale del fosso di Helm, o sempre Legolas che balza su un olifante e distrugge tutto, i combattimenti sono plausibili quasi quanto le ricostruzioni storiche. Questo, tra tutti i vari motivi, anche perché combattevano uomini contro altri uomini vestiti da orchi, riprodotti poi all’infinito con la computer grafica. Nello Hobbit no. Come ho detto, quando Peter decise di dirigerlo, affermò anche se se la sarebbe presa molto comoda. In che modo, chiederà qualcuno? Semplice: facendo tutto il possibile al computer. Il risultato è una battaglia completamente irrealistica, meccanica, combattuta da super soldati digitali che compiono acrobazie (quanto è finto il balzo degli elfi sui nani?) e senza quell’epicità di fondo che serve per farti incollare alla sedia. Certo, sarà spettacolare e pomposa come volete, ma brutalmente finta. Gli unici personaggi in carne e ossa, ovvero i protagonisti, si vedono lontano un miglio perché danno spadate a caso e beccano sempre qualcuno. Il risultato è una cosa bellissima da vedere, ma senz’anima.

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Un altro problema della battaglia è che della battaglia si vede, per assurdo, davvero poco. I combattimenti collettivi, esercito contro esercito, si scostano verso una serie di duelli sulla cima del passo ghiacciato, mostrando del vero scontro ai piedi di Erebor soltanto qualche sparuto frame. Non chiedetemi il motivo: forse era complicato a livello di script, o forse non avevano la voglia e i soldi per fare la battaglia da sfondo per i duelli, fatto sta che “la battaglia dei cinque eserciti” diventa “la battaglia dei cinque superesseri a qualche chilometro di distanza”.
Non mi soffermo troppo su questa parte, sarebbe controproducente. Si dia il caso che non trovo parole per descrivere Legolas se non TAMARRO. Se nella Desolazione di Smaug faceva 5, in questo fa 56, e tutto questo si può riassumere con una parola: RIDICOLO. Manco fosse Kratos. L’unico modo per godersi appieno questa parte è quella di staccare il cervello e osservare il nostro elfo preferito mentre corre nel cielo saltellando sulle pietre che si stanno staccando dal ponte che a sua volta sta crollando.
Buon cielo.
Oh, arriviamo alla mia parte preferita! Kili ist kaput, e Tauriel, in preda al dolore, versa lacrimucce sul suo piccolo amato, il tutto sotto lo sguardo eccitato di Thranduil. Maronna. Io sarò anche un polemico, ma Santa Rita, una cagata del genere non me la sarei mai aspettata. Oppure, meglio, io SPERAVO che questa scena non ci fosse, ma a quanto pare le mie suppliche non sono state udite. “Ahh, perchè fa così male!”, urla Taurliel. Strano, anche i miei occhi hanno detto la stessa cosa. La risposta dell’elfone arriva come la neve al Cairo. “Perchè era vero amore”. Fa sorridere il fatto che cinque minuti prima le aveva dato della bagascia.  Ma non è finita qui, perché compare Legolas, incazzato nero perché friendzonato addirittura da un nano morto. “Me ne vado, babbo” dice a Thranduil. L’elfone ora non si scompone e risponde prontamente. “Ah, bene, allora vai a nord, che c’è sto tizio che magari ti piace. Si chiama Aragorn, e diventerete fantastici amici nei prossimi tre film.” Poi, tanto per completare l’opera, aggiunge: “Ah, non centra una prugna, ma tua madre ti amava.”
Potete sfogarvi nei commenti sotto.

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Giungiamo alla fine. Arrivano le aquile, Beorn fa paracadutismo e atterra a battaglia finita (che grande utilità), gli orchi fuggono, ed elfi, nani e uomini sono tutti amici, olè. In meno di cinque minuti Bilbo saluta i nani restanti che manco si sforzano di dargli un abbraccio e viene catapultato nella contea. “Su, su, vattene a casa che il regista ha fretta”, gli dice Gandalf, lanciandogli poi un’occhiataccia. Bilbo torna, scopre che la sua casa è stata saccheggiata dai suoi parenti preferiti, ed infine la trilogia si chiude con un chiaro rimando alla Compagnia dell’Anello, forse l’unica parte veramente bella ed emotiva dell’intero film.
La domanda che mi sono fatto quando è partita la canzone strappalacrime di Billy Lloyd è stata: ma che fine ha fatto l’Arkengemma? Oh, no, il rompiballe ha alzato ancora la mano. Si, dimmi. “Polemica inutile, Leo, ci sarà sicuramente nella versione estes–” MA CHE CAVOLO SIGNIFICA??? Ma porca vacca, non è la pietruzza ridicola che Kili dà all’elfa, è il cuore della montagna! Quanto ti costava mettere due fotogrammi in cui fai vedere che fine fa? (Tanto per informazione, nel libro Thorin viene sepolto in Erebor con la gemma e la sua spada, ma siccome nel film ce l’ha ancora Bard l’arciere, che durante il film diventa un misto tra Batman e Assassin’s Creed, non voglio pensare che fine faccia).
Comunque, eccoci alla fine di questa chiacchierata durata più del solito. Cosa possiamo dire della trilogia dello Hobbit? Per prima cosa che è indubbiamente inferiore al Signore degli Anelli, sia dal punto di vista della sceneggiatura che dell’epicità. C’è troppo computer in questi film, tanto da rendere imbarazzanti certi sfondi visibilmente finti e da rendere videogiocosi molti combattimenti ancor più finti. Per assurdo, e soprattutto in questo ultimo film, c’è poco Bilbo Baggins, che poi sarebbe il tizio che dà il nome all’intera saga (nonostante la grandissima bravura di Martin Freeman, che è diventato uno dei miei attori preferiti).
Il grave problema de “Lo Hobbit” rimane quello di cercare a tutti i costi di riallacciarsi con il suo fratello maggiore, abbandonando capitolo dopo capitolo la propria identità per accontentare i fans dei filoni logici. Chiedersi come sarebbe stato se l’avesse diretto Del Toro è ormai inutile, perché mai vedremo la sua versione. In qualsiasi caso, però, non è una saga da buttare, anzi, contiene al suo interno molte scene ben fatte e divertenti, ma di questo ne parleremo in un altro articolo.

Leo.

PS: In una recente intervista (che trovate qui) alla domanda “ci sono personaggi de “Lo Hobbit” che siete tristi perchè non compaiono ne “Il Signore degli Anelli?”, il nostro longilineo regista ha risposto “Tauriel“, aggiungendo poi “Forse dovremmo invitare Evangeline in Nuova Zelanda, girare un paio di scene, e inserirle in un altro cofanetto.” Ebbene, noi di PelapatateComics ci siamo intrufolati negli studi della Weta Digital al lavoro proprio su queste scene aggiuntive, e abbiamo catturato delle immagini in esclusiva assoluta!

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E questa rivela clamorosi risvolti aggiuntivi nella trama.

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