Di quando il politically correct vinse sulle pin-up: arriva il reboot di Rocketeer.

La Disney annuncia un sequel/reboot, con una ragazza di colore come nuovo protagonista.

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Di Dave Stevens, del suo fumetto capolavoro, e del film che la Disney ne trasse, abbiamo parlato in uno dei nostri primissimi articoli.
Torniamo oggi sull’argomento dato che al San Diego Comicon la Disney ha annunciato di avere in programma un sequel/reboot di Rocketeer.
La storia non si svolgerà negli anni ’30, ma dopo il secondo conflitto mondiale. E, soprattutto, il protagonista non sarà Cliff Secord (disperso in guerra) ma un nuovo Rocketeer che dovrà salvaguardare lo zaino a razzo dalle mire delle spie straniere (non più naziste ma sovietiche).
La scelta ha ricevuto il plauso del giornalista Graeme McMillan dell’Hollywood Reporter, il quale ritiene che questo sia l‘unico modo per far esplorare nuovi territori ad un fumetto troppo legato alle passioni del suo defunto autore:

In definitiva, il Cliff Secord di Rocketeer aveva troppo di Stevens in lui per venire alla vita sotto il controllo di chiunque altro. Stevens aveva disegnato il personaggio a sua somiglianza, e altri personaggi erano stati delineati dai suoi interessi personali: Betty, la ragazza di Cliff, era chiaramente Bettie Pageche Stevens avuto modo di conoscere personalmente nel corso della sua vita, aiutando la sua rinascita come una figura di culto nel 1990 – mentre i cattivi erano basati su vecchie stelle del cinema o eroi letterari che egli riteneva opportuni…
Allo stesso modo, l’iconografia distintiva del personaggio è stato presa da fascinazioni personali di Stevens l’avventura retrò; il casco e l’attrezzatura sono ispirati allla serie di film di Rocket Man della Republic degli anni ’40 e ’50, con ulteriori elementi presi in prestito da Adam Strange, personaggio della DC Entertainment e dalla striscia Buck Rogers per creare qualcosa che impersona perfettamente il particolare senso del design di Stevens.”

Argomentazione, questa di McMillan, a nostro dire poco fondata.
Le origini di Superman (con rispetto parlando) sono una rielaborazione sci-fi di quelle di Mosè: con gli alieni al posto dei giudei, un razzo spaziale al posto della cesta che galleggia sul Nilo, e una coppia di contadini del Kansas al posto della figlia del faraone.

moses-superman

Questo perché Superman incarnava la voglia di rivalsa di due autori ebrei, Jerry Siegel e Joe Schuster, nel periodo delle persecuzioni naziste.
Nessuno però, dagli anni ’30 a oggi, ha mai pensato di modificare le origini e l’identità di Superman al fine dare nuova linfa al personaggio e al suo mondo.

Le vere motivazioni della Disney si sono fatte più chiare quando è stato precisato che il nuovo Rocketeer sarà una ragazza di colore.

Che dire, povero Dave Stevens: una vita a disegnare sexy pin-up, ed ecco che la sua opera principe diventa un veicolo di propaganda femminista trita e ritrita!

Cifra artistica

Cifra artistica

Scherzi a parte, ormai è una legge non scritta: se in qualsiasi opera di fiction non inserisci

A) una quota rosa di eroine più in gamba dei maschi

B) un attore nero ad interpretare un personaggio che sulla carta è bianco

C) un personaggio gay, rigorosamente buono, intelligente, sensibile e simpatico

ecco che passi automaticamente per maschilista, razzista e omofobo.

Beninteso, non abbiamo niente contro modifiche del genere, a patto che abbiano un perché nell’economia della trama.
Ad esempio, nel recente (e sciagurato) reboot dei Fantastici 4, il fatto che la Torcia Umana fosse di colore e la Donna Invisibile fosse una kosovara adottata serviva a sottolineare quanto fosse forte l’affetto fraterno tra i due malgrado non fossero realmente consanguinei. O almeno così avrebbe dovuto essere, se solo la sceneggiatura di fosse ricordata di scavare minimamente nei personaggi. Ma vabbè, questo è un altro discorso.

Brutte

Brutte robe da rivangare.

Se invece operazioni simili esistono solo perché un autore teme di essere in qualche modo bollato, e quindi ha tanta smania di dimostrare che non ha pregiudizi, allora c’è da preoccuparsi.

Primo, perché forse l’autore, in fondo in fondo, si rende conto di averli davvero (“Excusatio non petita, accusatio manifesta”, dicevano i latini).
Secondo: perché ciò è la dimostrazione di come il politically correct imperante abbia intrapreso una deriva grottesca, creando un’atmosfera di “caccia alle streghe” come fosse una nuova inquisizione.

Mah… dal basso della nostra modesta opinione, noi non crediamo che le donne, i neri, e gli omosessuali siano così permalosi -e così privi di capacità d’immedesimazione- da non potersi identificare con un eroe maschio, bianco ed etero. Se davvero le differenze non contano, perché non dovrebbero sentirsi degnamente rappresentati da esso?

Saremo all’antica, ma ci piace pensare che la gente ami identificarsi in un eroe per le sue azioni, non per la quantità di melanina, per le sue frequentazioni amorose, o per come è fatto nelle mutande 😉

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Giovanni

Immagini prese da Google. © degli aventi diritto.

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