COME SCRIVERE UNA STORIA: L’INIZIO (o il mondo ordinario)

 

la contea

L’inizio di una storia è il primo grande problema per un narratore.
Quante volte vi è capitato di cominciare a vedere un film alla televisione e di cambiare canale dopo pochi minuti? Oppure di iniziare un libro e di rimetterlo in libreria dopo pochi capitoli?
Le motivazioni possono essere innumerevoli, (genere narrativo, stile di scrittura, ecc) ma molte volte è dato da una cattiva gestione delle informazioni di base e dell’avvio della storia.
La parte iniziale, o il primo episodio, è così fondamentale per l’interesse del pubblico che il famoso pilota del Trono di Spade “l’Inverno sta Arrivando” è stato riscritto e girato per ben due volte prima dell’approvazione della HBO. Un inizio scritto male può far perdere spettatori nonostante la storia sia un capolavoro, mentre al contrario può avere infinito successo nonostante una trama mediocre. Il successo sta nel dosare attentamente le informazioni sulla trama e nel preparare al meglio la presentazione dei personaggi.

uan scena del prologo de "I Predatori dell'Arca Perduta"

una scena del prologo de “I Predatori dell’Arca Perduta”

IL PROLOGO
Molte storie si avvalgono di un prologo per iniziare la loro avventura. Essi sono estremamente efficaci: se usati in maniera intelligente risolvono il problema del genere della storia e quindi del ritmo narrativo, danno una presentazione efficace del protagonista e in più svelano alcune informazioni sulla trama.
Nonostante il genere narrativo non sia un particolare problema (lo diventa nel caso in cui l’autore non sappia assolutamente cosa fare), è il ritmo in cui gli eventi si succedono a mandare in crisi molte storie, anche a seguito di un ottimo inizio. Molti scrittori avviano una storia molto velocemente, con grandi scene d’azione e momenti concitati, per poi rallentare improvvisamente a metà e concludere senza momenti di particolare intensità. In questo caso l’attenzione dello spettatore rimane alta nella prima parte, per poi annoiarsi verso la fine (e questo è veramente tragico). Il problema potrebbe essere il contrario: la storia inizia in maniera stagnante, ingarbugliandosi tra miriadi di personaggi e sotto-trame complicate, per poi esplodere da metà alla fine. Il romanzo de“Il Nome della Rosa” di Umberto Eco è un esempio eclatante di questo problema. Anche se il suo autore ha sempre affermato di avere reso noiosa la prima parte di proposito, resta il fatto che molti lettori abbandonano la lettura nelle prime cinquanta pagine.
Un buon prologo ha il compito narrativo di darci un’idea di quello che sarà il film o il romanzo. Il famoso prologo di “i Predatori dell’Arca Perduta” presenta infatti tutti gli ingredienti che troveremo poi nel corso dell’avventura del professor Jones: avventura, mistero, azioni rocambolesche e ironia. Possiamo dire che il prologo sia l’antipasto, un assaggio di quello che sarà poi il film.
Un altro compito del prologo è quello di presentare anzitempo i protagonisti o gli antagonisti dell’avventura e cominciare a dare qualche informazione della trama di fondo. Ne “La Maledizione della Prima Luna” conosciamo Elizabeth, Will Turner e il commodoro molti anni prima che la loro avventura abbia inizio, ciò nonostante veniamo immediatamente bombardati da informazioni primarie: capiamo infatti che Elizabeth è un’aristocratica inglese, il commodoro Norrington un uomo ambizioso e Will Turner un povero orfano, probabilmente con origini piratesche. Uno dei prologhi più famosi della storia del cinema è quello de “La Compagnia dell’Anello”: passato alla storia come il prologo più lungo mai realizzato, contiene le informazioni vitali per poter comprendere adeguatamente tutta la storia che successivamente si svilupperà. Quando Peter Jackson presentò la sceneggiatura del film, i produttori storsero in naso per quello che aveva tutte le carte in regola per diventare un inizio incredibilmente noioso, in grado di far fuggire milioni di spettatori solo nei primi cinque minuti di film. La grande abilità del regista è stata quella di far passare allo spettatore informazioni chiare e precise riguardo al passato della storia e di intervallare queste con spettacolari scene di guerra.
Nonostante il prologo sia un ottimo modo per iniziare a raccontare una storia, non è però da confondersi con il vero inizio della narrazione.

IL MONDO ORDINARIO
Come abbiamo già detto nell’articolo “anatomia di una storia”, il mondo ordinario è la situazione di routine o il punto di partenza prima che gli eventi della storia comincino a succedersi. Per le storie d’avventura potrebbe essere un luogo fisico, come la città in cui vive il protagonista prima che parta per l’amazzonia, oppure una situazione psicologica, come la situazione assolutamente servile di Cenerentola.
Lo scopo narrativo del mondo ordinario è quello di presentare il protagonista nella sua vita quotidiana rispondendo alle domande: cosa fa? Dove vive? Qual’è il suo Hobby? Chi sono i suoi amici? Ciò è assolutamente obbligatorio nei film di fantascienza distopica: in “Elysium”, ad esempio, l’universo in cui è ambientato viene descritto a mano a mano che Matt Deamon compie la sua routine giornaliera. Così facendo veniamo a sapere che la terra è sovrappopolata e la maggioranza della popolazione vive in sterminate favelas, lavora a salario bassissimo in aziende pericolose e viene repressa da dei brutali robot poliziotti.

la bella e la bestia
Una delle regole ferree perché il mondo ordinario sia ben costruito è che sia diametralmente opposto al mondo stra-ordinario, sia fisicamente che, dove non è possibile, psicologicamente. La verdissima e tranquillissima contea de “Il Signore degli Anelli” è del tutto diversa dalle terre selvagge della terra di mezzo, mentre ne “La Bella e la Bestia” il castello del mostro è completamente differente rispetto alla tranquillità del villaggio di Belle. In Spiderman, invece, la differenza tra il mondo ordinario e quello stra-ordinario è segnato dall’acquisizione dei poteri ragneschi: il mondo di Peter Parker prima e dopo è, dal suo punto di vista, completamente diverso, nonostante sia ambientato sempre a New York.
La vera abilità del narratore non dev’essere quella di inserire più informazioni possibili, ma di renderle immediatamente comprensibili senza che sopraggiunga la noia. Come dice il detto, il troppo stroppia, e tutto dev’essere dosato con saggezza. È ormai regola comune non fornire subito tutti i dettagli della vita dell’eroe o del mondo, ma svelarne poco a poco durante tutta la narrazione, lasciando quel senso di mistero e curiosità che attirano l’attenzione dello spettatore.

L’EROE
Nell’articolo “i personaggi” abbiamo parlato dell’importanza assoluta che hanno i personaggi perché una storia sia efficace. Più i nostri protagonisti sono realistici, più c’è immedesimazione da parte degli spettatori. Perché siano realistici, i comprimari devono essenzialmente avere un carattere proprio, spesso forgiato da eventi passati.
Il viaggio dell’eroe descrive un percorso evolutivo, una sorta di rappresentazione delle vita e delle sue sfide, nella quale il protagonista, partendo da una situazione di mancanza (psicologica o materiale), riesce ad affrontare delle sfide e a raggiungere così la completezza interiore.

una scena di Robin Hood

una scena di Robin Hood


È quindi essenziale che l’eroe inizialmente abbia un qualsiasi sorta di handicap, una mancanza che lo spinga ad affrontare la vita e a ricevere infine un premio. Il protagonista può essere, ad esempio, un apprendista stregone, ancora acerbo e incompleto, la cui ambizione è diventare il più grande mago mai esistito. Oppure la mancanza potrebbe essere l’assassinio della sua famiglia che lo spinge a mettersi in gioco per vendicarsi. In “Robin Hood : principe dei ladri” Robin di Locksley torna a Nottingham e scopre che tutti i suoi averi e i suoi possedimenti sono stati confiscati dallo spietato sceriffo. Massimo Decimo Meridio de “Il Gladiatore” desidera vendetta dopo che l’imperatore Commodo ha fatto uccidere la sua famiglia. La spericolata avventura del “drugo” Jeffrey Lebowski comincia quando un gruppo di balordi, scambiandolo per un riccastro con il suo stesso cognome, rovina il suo bel tappeto.
L’handicap, l’inesperienza o una grave mancanza fisica o collettiva (si pensi a tutti i disaster movie in cui tutta l’umanità è in pericolo e il protagonista è l’unico scienziato in grado di risolvere il problema) possono essere i motori di una grande storia e l‘ingrediente segreto per creare personaggi memorabili. Gli eroi senza macchia e senza paura, perfetti in tutto e per tutto non sono reali, e di conseguenza è difficile immedesimarsi in loro. I grandi protagonisti sono quelli che crescono man mano che l’avventura prende forma, che hanno dei vizi o difetti che possono anche metterli in difficoltà. Nell’arco della narrazione l’eroe combatte e fa i conti con queste limitazioni, arrivando al termine purificato e migliore. Eddie Valiant di “Chi ha Incastrato Roger Rabbit” è inizialmente un alcolista depresso per via della morte del fratello, ma al termine dell’avventura perde il vizio del bere e ritorna a sorridere.
Si sa che ogni persona ha il proprio lato oscuro, la parte nascosta e tenebrosa di sé. È per questo che ogni eroe ha il proprio cattivo.

L’ANTAGONISTA
Una delle grandi domande che si fanno inizialmente è: chi è l’antagonista? Questa domanda potrebbe essere banale, ma state sicuri che non lo è affatto.
Solitamente, quando si comincia a scrivere una storia, si comincia col creare il proprio personaggio. Dopo di che si crea un mondo per ambientarlo e per farlo muovere in maniera credibile. Poi si crea una storia, una motivazione, un qualche intreccio narrativo per fargli fare qualcosa. Infine, e solo infine, ci si trova un degno avversario.
Agendo prettamente in questo modo, però, c’è il rischio che il cattivo non sia all’altezza del buono, o meglio, che non sia così stratificato e reale da essere interessante. Quando si capita in queste situazioni, in molti aumentano semplicemente la malvagità dell’antagonista, rendendolo piatto e ridicolo. Ma qual’è stato l’errore di fondo?
Lo sbaglio è stato quello di creare un degno avversario all’eroe e non un degno eroe all’avversario. Nel primo caso, il protagonista è il perno chiave della narrazione, e il cattivo ha l’unico scopo di ostacolarlo. L’antagonista è solo una macchietta, un ostacolo da superare per raggiungere i propri obiettivi, e questo renderà la storia assolutamente ridicola. In ogni buona storia è il cattivo ad agire secondo i suoi piani, ed è l’eroe che fa di tutto per contrastarlo.
Come abbiamo già detto per l’eroe, anche il cattivo deve avere un handicap o una mancanza che lo fa agire e fare di tutto per colmarla. Sauron, l’oscuro “Signore degli Anelli”, mette in gioco tutto il suo potere e i suoi eserciti per recuperare l’unico anello. Obadiah Stane in “Iron Man” fa di tutto per accaparrarsi il potere della Stark Industries. James Bond agisce quasi sempre per ostacolare i piani malvagi dei suoi antagonisti.


Non è assolutamente detto che l’antagonista sia malvagio. Spesso sono le varie situazioni, oppure l’incombenza, a costrialaddin jafarngerlo ad agire un maniera per noi crudele, ma per lui sacrosanta. Di fondo ogni cattivo pensa di essere il buono, e quando è consapevole di essere la parte avversa solitamente lo fa per proteggere i suoi averi oppure per risolvere un problema in grado di minacciare il suo microcosmo. Ne “Il Settimo Papiro” di Wilbur Smith, l’antagonista Gotthold Von Schiller è un avido collezionista psicopatico, ma a suo modo crede di avere tutto il diritto di uccidere pur di impossessarsi delle immense ricchezze della tomba del faraone Mamose. Sempre di Smith, ne “i Fuochi dell’Ira”, il cattivo è Moses Gama, un carismatico rivoluzionario di colore che farà di tutto pur di contrastare l’Apartheid in Sud Africa. Nonostante l’ideale di fondo sia giusto e Moses pensi di essere il buono, saranno le sue gesta a renderlo un temibile sanguinario.
Come avrete notato, l’eroe e l’antagonista sono assolutamente in simbiosi durante la narrazione. Nonostante sembrerebbe logico che sia l’eroe ad avere più attenzioni, tralasciare, o peggio, ignorare il cattivo e renderlo solo un personaggio da mandare senza motivo contro il protagonista (come si vede ultimamente in molte testate superoistiche) potrebbe rovinare già inizialmente la vostra storia.
La vecchia Walt Disney è perfettamente conscia del potere di un grande cattivo: Ursula, Jafar, Maga Magò, La Strega Cattiva, Ade, sono tutti antagonisti che, in alcuni casi, hanno letteralmente surclassato di fama l’eroe delle loro rispettive storie. Basti pensare al successo che ha ancora il cattivo più famoso del cinema, Darth Vader, rispetto all’eroe Luke Skywalker.

L’inizio di una storia è una fase estremamente complessa e delicata. C’è bisogno di grande abilità e pazienza per amalgamare bene ogni singolo componente di una storia e di renderlo efficace nella narrazione. Tutti i consigli, però, non servono a nulla senza pratica e senza un’adeguata fantasia sulle spalle. Perchè è vero, come abbiamo accennato all’inizio di questa serie di articoli, tutte le storie sono uguali, ma sono i particolari che fanno la differenza tra una storia banale e un grande racconto. Una volta superato questo grande ostacolo, però, sappiate che le cose saranno leggermente più facili. O almeno, per ora.

 Leo.

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