COME CREARE UNA STORIA – i personaggi.

 

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Nell’ultimo articolo abbiamo parlato in maniera abbastanza generica su come si sviluppa una narrazione. Abbiamo classificato le tre parti cardine, l’inizio, la complicazione e la risoluzione, e per ognuna abbiamo catalogato le sotto-categorie che sviluppano l’intreccio narrativo.
Nonostante nei prossimi articoli indagheremo a fondo su ognuna di queste parti, è meglio soffermarsi prima su uno degli ingredienti fondamentali perché una storia funzioni: i personaggi.
Ma perché i personaggi sono la cosa più importante?
Molto spesso, mentre guardo un film, una serie tv, oppure quando leggo un libro o un fumetto, mi rendo immediatamente conto che una storia non è interessante, oppure che è abbastanza prevedibile o monotona; nonostante ciò non mi fermo, anzi, continuo avidamente la lettura o la visione per vedere come andrà avanti. Sono masochista? No. È che mi sono immedesimato in un personaggio e voglio vedere come risolverà i suoi problemi per trarne esempio.
L’immedesimazione è il concetto fondamentale sul perché ci piacciono le storie, perché stiamo ore e ore estraniati dal mondo reale, seguendo le avventure di personaggi inventati. Se prendiamo un dizionario e cerchiamo “immedesimazione”, troviamo questa definizione: “Intima partecipazione ai sentimenti, alla visione del mondo di un’altra persona che porta quasi a identificarsi con essa.” Quando noi leggiamo una storia, noi la viviamo. Quando seguiamo un personaggio, noi siamo quel personaggio, e sentiamo le sue paure, le sue ansie, la sua felicità. L’interazione aumenta se il personaggio che stiamo seguendo è molto simile a noi oppure se rappresenta quello che noi vorremmo essere nella realtà. Il rapporto è ancora più intenso se il protagonista è definito talmente bene da essere reale. Senza l’immedesimazione una storia sarebbe solo pura descrizione.

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Senza immedesimazione i colpi di scena non hanno effetto, e serie come Game of Thrones non avrebbero successo


Ovviamente creare un protagonista o una figura interessante non è cosa facile, e il pericolo di incappare negli stereotipi sociali è alto. Il mascellone muscoloso, il tizio silenzioso ma attraente, il nerd sfigatello, il cattivo con la faccia da cattivo che fa azioni da cattivo, la solita donnina ultrabella che amoreggia con il super mascellone muscoloso, insomma, tutti questi stereotipi possono rendere la vostra storia noiosissima nonostante abbiate seguito alla lettera il viaggio dell’eroe e abbiate inserito colpi di scena stratosferici nella vostra narrazione. Il motivo è molto semplice: non sono reali. Gli stereotipi sono un miscuglio di attributi e caratteristiche universali, catalogati per ogni differenza sociale. Un narratore alle prime armi è portato a usare questi personaggi nelle sue storie perché crede erroneamente che il lettore si immedesimerà più facilmente in uno stereotipo. Nulla di più sbagliato.
La soluzione, in questi casi, è creare un personaggio più reale e vivo possibile. Se fate attenzione, è più facile rimanere colpiti e affascinati dalle biografie romanzate che dalle storie inventate. Questo perché sappiamo che il personaggio è esistito davvero ed è stato realmente protagonista di quella vicenda. Rimaniamo colpiti e ci immedesimiamo perché potevamo esserci noi al suo posto. Quando si inventa una storia da zero bisogna avere la stessa mentalità e rendere il nostro protagonista e i comprimari i più reali possibile.
È utile per lo scrittore, prima che inizino le vicende di un personaggio, inventarsi una sua biografia per creare al meglio il suo carattere. Se l’individuo ha 26 anni, bisogna partire con la descrizione di quando è nato, se aveva una famiglia o se era in un orfanotrofio, per poi parlare della sua primissima infanzia, i suoi amici, nemici, amiche ecc. Bisogna definire fin da subito se era una persona introversa o estroversa, e riuscire a modellare il suo carattere sulle sue esperienze passate, creando traumi o situazioni che l’hanno poi portato ad essere la persona che è adesso. Indiana Jones ha paura dei serpenti perché è caduto in una vasca piena di aspidi durante la sua prima avventura in campeggio. Dylan Dog è un astemio e salutista convinto, ma lo è diventato dopo essere stato un alcolizzato. Il personaggio di Walter White di Breaking Bad ha vinto un nobel e si è ritirato dall’azienda che aveva fondato prima che questa cominciasse a guadagnare miliardi, e tutto ciò ha un impatto tremendo nella sua monotona e umile vita. Il passato dei personaggi, come per gli esseri umani reali, influisce totalmente sul loro carattere, e più i loro trascorsi sono dettagliati, più il personaggio avrà un carattere complesso.

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La serie Breaking Bad funziona grazie esclusivamente alla complessità e all’evoluzione del personaggio di Walter White.


Il trucco di ogni drammaturgo non è nient’altro che questo: riuscire a creare dei personaggi così reali che una volta all’interno della narrazione abbiano vita propria. Non è necessario avere una fantasia disarmante per creare chissà quali trame diaboliche: per creare una storia semplice ma efficace basta porre un problema di fronte ad un personaggio e farglielo risolvere. Se il problema necessita di coraggio, ma il nostro protagonista è un fifone, farlo avanzare a spada tratta sarà un errore di coerenza. Se è un tipo che passa subito all’azione senza pensare, difficilmente creerà un piano geniale.
Insomma, perché una storia sia interessante non è necessario farcirla di mostri incredibili, colpi di scena a non finire o ambientazioni da favola. Perdere tanto tempo nella costruzione di un singolo personaggio, creandogli un passato il più realistico possibile, e conseguentemente dotarlo di un carattere unico, è sicuramente una soluzione saggia. Se vi soffermate un secondo sui vostri personaggi preferiti noterete che ognuno di loro ha un comportamento caratteristico e riconoscibile: se li metteste di fronte allo stesso identico problema, probabilmente ognuno di loro avrebbe un modo differente per risolverlo. Queste differenze sono solamente il frutto di un lungo lavoro dietro le quinte, ma che raramente esce allo scoperto: non sempre quando leggiamo una storia veniamo a sapere nei dettagli il passato di ogni personaggio, ma a seconda di come si muove, di quello che dice e di come si comporta, possiamo comunque dedurre le sue paure e le sue ansie. Quando un protagonista è dotato di vita propria, i suoi trascorsi diventano solo un’informazione in più, apparentemente senza importanza.
Capire tutto ciò può avere un impatto devastante sulla credibilità e la bellezza delle vostre storie. Con l’allenamento non dovrete più preoccuparvi di pensare ogni volta a come reagirà il vostro protagonista se succede una determinata cosa, ma vi verrà assolutamente naturale, come se foste direttamente nel suo cervello. E in effetti, è quello che accade: se lo scrittore non è in grado di immedesimarsi nei suoi personaggi, sicuramente non riuscirà mai a creare una storia avvincente. Il narratore deve assolutamente diventare anche l’unico attore delle proprie storie, anche a costo di parlare da solo e imitare la scena come se fosse nella sua storia. L’unico consiglio che vi do è, per evitare di essere presi per pazzi, di farlo quando siete certi di essere soli.

Leo.

 

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