COME AVERE UN’IDEA ORIGINALE

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 L’idea è il motore di ogni gesto umano. È grazie alle idee se abbiamo inventato la ruota, la scrittura, se ora ci muoviamo con le automobili o siamo tutti interconnessi con internet. Ogni azione che un essere umano compie è semplicemente la conseguenza applicata di un’idea. Ed è grazie a un’idea se oggi possiamo leggere capolavori come “Il Signore degli Anelli”, “Il Ciclo delle Fondazioni” o “Jurassic Park”.
Già, ma che cos’è un’idea? Nel linguaggio italiano questa parola assume diversi significati: esiste quella filosofica, quella di giudizio, quella ispiratrice, quella approssimativa, bla bla bla. A noi interessa solamente uno di questi innumerevoli significati, ed è quello che un comune dizionario ci definisce come “risultato puramente teorico di un processo inventivo e creativo. Sinonimo di intuizione”. Abbiamo trovato la definizione teorica, ma dobbiamo ancora definire bene una cosa: che cos’è un processo creativo?
Io non sono uno psicologo, né uno psicanalista, e nemmeno uno scienziato nucleare. Sono solo uno che vive tra le nuvole tutto il giorno da quando è nato. Eppure, se c’è una cosa che ho capito, è che il processo creativo segue fedelmente una delle più importanti leggi della fisica, ossia che “nulla si crea, nulla di distrugge, tutto si trasforma”. Stiamo parlando della legge della conservazione della massa di Lavoisier. Ebbene, che centra tutto questo? Aspettate, prima delle spiegazioni noiose lasciate che vi abbindoli con un’altra citazione famosa. “L’artista mediocre copia, il genio ruba”. Solitamente tutti storcono il naso quando sentono questa frase, ma credetemi, Picasso aveva assolutamente ragione.

Una foto di Picasso. Mentre rubava.

Una foto di Picasso. Mentre rubava.


Se state leggendo questo articolo è perché volete sapere come fanno le persone creative ad avere dal nulla idee geniali, oppure vorreste voi stessi possedere questa abilità . Per prima cosa sappiate che non è un super potere che colpisce una persona su dieci, e che le persone creative non sono da considerasi un’elìte irraggiungibile o dei pazzi irrecuperabili. Sento spesso quando qualcuno guarda i miei disegni o legge le mie storie dire “Come sei bravo, io non ce la farei MAI”, oppure “Eh, si, sei proprio portato.” Questo atteggiamento è a dir poco sbagliato e non fa altro che intimorire le persone che vorrebbero intraprendere una qualsiasi arte creativa. Quindi, la prima regola è: tutti possono diventare delle persone creative. Come per lo sport, è solo una questione di allenamento supportato dalla consapevolezza di sapere quello che si sta facendo.
Uno dei primi libri seri che lessi da bambino fu lo Hobbit. Mi piacque così tanto che mi misi a leggere anche il suo fortunatissimo seguito, Il Signore degli Anelli. Quando voltai l’ultima pagina del romanzo capii cosa avrei voluto fare da grande: volevo diventare quello che crea e racconta le storie. La prima cosa che feci fu quella di prendere un quaderno a quadretti e cominciai a scrivere una storia in cui gli elfi, i nani, i goblin e gli uomini si prendevano a mazzate in una terra inventata da me. Quando arrivai a pagina 40 (si, mi ero preso un po’ troppo bene), decisi di abbandonare tutto il malloppone perché ero fondamentalmente insoddisfatto. Gli uomini che combattevano i goblin con gli elfi tra i boschi e i nani tra le montagne… non ricordava forse un po’ troppo il Signore degli Anelli? Pensai di essere un pessimo scrittore ed ebbi veramente molta ma molta invidia di Tolkien. Avevo 11 anni. Nello stesso anno uscì al cinema il primo Harry Potter. Non avevo letto il libro, ma tutti a scuola urlavano dall’eccitazione all’idea di andare a vederlo che un pensierino lo feci anche io. Mio padre mi portò al cinema, tornai a casa agitando tutto ciò che ricordava una bacchetta, mi sedetti sulla mia scrivania e cominciai a scrivere. Non volli continuare lo stesso quaderno del mio primo lavoro (metti il caso che un giorno lo continuerò, pensai) ma ne presi uno nuovo e cominciai a scrivere la storia di un ragazzino che, giunto all’età di 11 anni, scopriva di essere una specie di mago che doveva andare in una scuola magica… e scegliere se entrare nell’indirizzo degli uomini, degli elfi, dei nani o dei goblin, tutto ambientato in un mondo che ricordava molto bene quello della mia prima fatica, più Harry Potter. Non arrivai a pagina 15. Triste e sconfortato, cominciai a pensare di non essere tagliato per fare il narratore, visto che copiavo solamente quello che qualcun altro aveva già fatto. Lasciai perdere il mestiere per qualche settimana, finché a scuola, durante una lezione noiosa, mi venne l’ispirazione. Ma certo!, pensai, non devo fare altro che creare qualcosa di mio prendendo materiale da quello che avevano fatto gli altri! Fu così che creai il mio primo personaggio originale, chiamato il Solino. Non era nient’altro che un folletto umanoide che aveva il potere magico di cambiare il clima (fare piovere, aumentare la temperatura), solo che apparteneva alla razza dei solini, che avevo creato io. Era ambientato in un mondo fantasy, si, ma mi ero sforzato di creare delle nuove razze prendendo un po’ di qua e un po’ di là, e mischiando il tutto per bene. Creai gli Hairb, degli esseri simili agli orchetti fatti però d’erba intrecciata, e assomigliavano molto all’apparato muscolare che c’era sul libro di scienze delle medie, perché senza pelle. Poi creai i Lederi, degli uomini che in realtà avevano la testa capovolta, con gli occhi sotto e la bocca sulla fronte, e i sosis, la mia variante degli elfi tolkeniani, solo che erano sempre nudi e sprigionavano una luce giallastra quasi accecante, come quella del sole. Avendo scoperto il segreto cominciai a creare di qua e di là, e gli alberi serpenti, e le pietre saltellanti, eccetera eccetera. Da quel momento in poi il mio problema non fu più creare un mio universo personale, ma come scrivere una storia degna di essere letta. Feci innumerevoli tentativi a vuoto scrivendo centinaia di inizi, ma di questo ne parleremo più avanti. L’importante era aver creato un mio universo personale.
Avrete sicuramente notato di come all’inizio la mia energia creativa fosse assolutamente condizionata da ciò che mi piaceva maggiormente, ossia l’universo fantasy, mentre via via che trovavo nuovi materiali interessanti li inserivo all’interno delle mie bislacche creazioni. Questo perché non si può creare nulla da zero, non si può far comparire dal nulla qualcosa che non esista già. In verità il titolo di questo articolo è fuorviante, perché non si potrà mai creare un qualcosa di originale. Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma.

Creativity-Wallpaper (1)[6]La creatività non è altro che prendere qualcosa fatto da altri e personalizzarlo, magari mescolandolo con altre idee e generi completamente differenti. Per assurdo, più si mescola, più c’è la possibilità di creare qualcosa di non ancora visto. Si tratta di prendere vari pezzi per creare un puzzle che piace a noi: si può letteralmente rubare, come diceva Picasso, una parte del lavoro di un altro, miscelandolo con alcuni nostri ricordi personali e quel film stranissimo di serie b che ti aveva colpito così tanto… Una volta compreso il potere, creare sarà un gioco da ragazzi, ovviamente senza sconfinare nel plagio. E questo vale per qualsiasi ambito artistico: dalla musica, alla pittura, alla regia, ma anche al gioco degli scacchi, in cucina, su come guidare o pilotare un elicotterino telecomandato, insomma, questa regola funziona per ogni cosa che necessita di creatività.
Cosa semplice, penseranno in molti. E invece no. È difficile edificare una casa se si hanno solo 5 mattoni, siete d’accordo? L’idea è che più leggiamo, più vediamo, più ascoltiamo, maggiori saranno i materiali a nostra disposizione. Ma non conta solo la quantità, quanto saper diversificare, cambiare generi, essere affamati di nuove esperienze. La diversificazione è la chiave della creatività. Posso leggere centinaia di migliaia di libri sull’impero romano, ma quando vorrò creare qualcosa sulla seconda guerra mondiale mi ritroverò svuotato come se non avessi mai letto nulla in vita mia. Puntarsi esclusivamente su un argomento o genere è assolutamente controproducente. Gli artisti più creativi e apprezzati sono quelli che cercano ogni volta di rinnovarsi, di intraprendere nuove espressioni artistiche, mentre gli artisti scadenti sono puntualmente quelli che ripropongono sempre la solita solfa.
Curiosità, diversificazione, sperimentazione, personalizzazione: sono questi i motori della creatività. Le idee non nascono dal nulla. Prima vengono cercate, poi assimilate e amalgamate, ed infine caratterizzate. La personalizzazione, in particolar modo, è semplicemente essenziale: è ciò che rende unica la nostra storia, il nostro quadro, la nostra melodia. La nostra arte deve parlare di noi per essere efficace, così come non si potrà mai confondere un Dalì da un Manet. Ma prima di tutto deve esserci la voglia di comunicare qualcosa.

immagini prese da google.

Leo.

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