BATTLE ROYALE – Quando anche uccidere diventa un divertimento

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Questo è sicuramente uno di quei fumetti che o si ama o si odia, non ci sono vie di mezzo.
Io personalmente l’ho amato, e lo considero quanto di più vicino a un capolavoro del genere Seinen Manga.
Sto parlando di Battle Royale, manga del 2000 basato sull’omonimo romanzo, scritto da Koushun Takami (già autore del libro) e disegnato da Masayuki Taguchi.
La trama è ambientata nella Repubblica della grande Asia (ossia, guarda caso, il Giappone), un paese dittatoriale in conflitto con l’America e con diversi altri stati del mondo.
In questa nazione ogni anno una classe di terza media viene sorteggiata per partecipare al Programma, un gioco nel quale i ragazzi vengono portati in un posto isolato, dotati di un’arma a caso (che sia un mitra, un mestolo da cucina o un tamagotchi) e costretti a uccidersi a vicenda, finché non ne rimane solo uno.
Come se non bastasse, al collo di ogni studente viene messo un collare con dentro un esplosivo. Se entro la fine del tempo stabilito più di un ragazzo sarà ancora in vita, i collari esploderanno.

All’inizio l’approccio all’opera può essere un po’ brusco: basti pensare che nel giro di qualche pagina si passa da una rapida  presentazione dei personaggi principali ad uno scenario di guerriglia selvaggia e squartamenti che farebbero impallidire anche il povero Kratos di God of War.
Insomma, chi non va propriamente pazzo per lo slatter oppure è un po’ debole di stomaco, già dopo i primi tre o quattro capitoli avrà l’irrefrenabile impulso di abbandonare tutto e dedicarsi ad altro.
Ma se si riesce a superare questo primo piccolo scoglio, non si può non rimanere affascinati dall’opera che si tiene fra le mani.
Perché Battle Royale è molto più che una semplice accozzaglia di sbudellamenti e violenza gratuita.  È una storia forte, profonda ed estremamente completa.
Basta guardare solo come riesce a mescolare così sapientemente tanti generi, a volte anche molto diversi tra loro, tutti insieme. E infatti dentro possiamo trovarci di tutto: non solo splatter, ma anche triller, azione, dramma e perfino soft-hentai (sì, c’è anche quello). Impresa non facile insomma, che va a formare una trama ricca di suspance e colpi di scena, capace di tenere chiunque col fiato sospeso fino all’ultima pagina.
Nonostante questo però, il vero punto forte del manga a mio parere sono i personaggi. Infatti è impossibile non trovarne uno a cui affezionarsi, per il semplice fatto che c’è ne di tutti i tipi: ad esempio troviamo il nerd solitario e deriso da tutti, l’idiota simpaticone che inspiegabilmente va d’accordo con chiunque, il playboy, il ragazzino genio dell’informatica, quello troppo buono che puntualmente muore (un po’ come Crilin per intenderci), il pazzo maniaco omicida e la quindicenne con all’attivo più rapporti sessuali di Sasha Grey.
Ironia della sorte però, il personaggio che risulta meno riuscito è proprio il protagonista, Shuuya Nanahara, troppo piatto e stereotipato rispetto ad altri, come ad esempio i due cattivi principali, Kazuo Kiriyama e Mitsuko Souma, senza ombra di dubbio i migliori di tutto il manga.
Una moltitudine di personaggi quindi, ognuno con la sua psiche e la sua storia personale, che ci mostrano in maniera quasi cinica, cosa succedere all’animo umano quando viene messo pesantemente sotto pressione.

I personaggi principali: Shogo Kawada, Shinji Mimura, Shuuya Nanahara e Hiroki Sugimura.

I personaggi principali: Shogo Kawada, Shinji Mimura, Shuuya Nanahara e Hiroki Sugimura.


È interessante inoltre notare come ad certo punto, quasi senza accorgersene, ci si ritrova a domandarsi puntualmente la stessa cosa: Cosa avrei fatto io al posto suo?
Sì, perché dopo tutto questo susseguirsi di omicidi sorge spontaneo chiedersi se anche noi nella stessa situazione avremmo avuto il coraggio di uccidere qualcun altro pur di salvare noi stessi, in questo caso compagni di classe e amici.

Parlando invece del lato grafico, i disegni sono molto belli da vedere, curati e molto dettagliati. Particolare attenzione è posta naturalmente alle scene splatter, sempre di grande impatto visivo, oltre che alle armi, fedelmente riprodotte in maniera quasi maniacale. Anche gli sfondi, che si tratti di una foresta, una casa o l’interno di un’auto, non deludono mai e rimangono costantemente su livelli altissimi.
Discorso un po’ diverso va invece fatto per il design dei personaggi: lo stile di disegno è un misto tra il realistico e la stilizzazione tipica dei manga, che ad un primo impatto risulta un po’ strano. Andando avanti con la lettura però, pagina dopo pagina, lo stile viene assimilato e allora il tutto diventa più piacevole. Da notare anche come le espressioni, spesso esagerate e a volte al limite del grottesco, riescano a rendere perfettamente gli stati d’animo dei ragazzi, che sia felicità, paura oppure sofferenza.

Da notare la cura con cui vengono riprodotti armi e paesaggi....

Da notare la cura con cui vengono riprodotti armi e paesaggi….


Volendo essere pignoli, c’è anche qualche piccolo aspetto negativo, anzi, due per la precisione.
Per prima cosa le esagerazioni tipiche dei fumetti nipponici: combattimenti di arti marziali che farebbero impallidire Bruce Lee e Chuck Norris, ragazzi di quindici anni che usano qualsiasi arma come Rambo senza il minimo problema e altri che riescono a costruire bombe e simili dal nulla, cose da far impallidire anche McGyver.
Seconda cosa, le scene erotiche, che quasi mai servono davvero a qualcosa, e nella maggior parte dei casi sfociano solo nel semplice fanservice fine a se stesso.

Nonostante questo però, nel complesso posso dire che Battle Royale è senza dubbio uno dei migliori manga che abbia mai letto, capace di divertire e appassionare dal primo all’ultimo dei suoi quindici volumi. Una pietra miliare del fumetto giapponese, che qualunque appassionato di fumetti in generale non dovrebbe lasciarsi sfuggire.

Claudio.

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