Amate il film? Leggete il libro – La Storia Fantastica 30mo anniversario

Il 25 settembre di 30 anni fa usciva nelle sale U.S.A. The Princess Bride, in Italia La Storia Fantastica, piccolo grande film destinato a divenire un classico moderno. Ma in quanti hanno letto il romanzo da cui è tratto, o sanno anche solo che esiste?

Tra tutti i libri del mondo, questo è il mio preferito, anche se non l’ho mai letto.”

Questo è l’incipit de La Principessa Sposa, e posso dirlo anch’io. Quando da bambino vidi il film che ne era stato tratto, l’edizione Sonzogno era ormai fuori catalogo. Attesi vent’anni per vederlo ristampato in Italia (nel 2007, dall’editrice milanese Marcos Y Marcos), e quando lo lessi potei confermare: il miglior libro che (non) avessi mai letto.

Ma di cosa parla realmente La Principessa Sposa? Beh, è un romanzo sul fatto che

La vita non è giusta, e chiunque cerchi di convincervi del contrario, sta cercando di vendervi qualcosa”.

Lo sa bene William Goldman, che voleva diventare romanziere e invece si è ritrovato a fare lo sceneggiatore cinematografico. Poco male, dato che ha vinto due oscar, per Butch Cassidy e Tutti gli Uomini del Presidente.

Invece, come scrittore, il suo unico successo letterario è stato “The Princess Bride”, “La Principessa Sposa”.
Negli U.S.A. è considerato un classico intramontabile, tanto che dal 1973 ad oggi viene ristampato in tutti i formati. Dal tascabile supereconomico all’edizione deluxe.
Qui in Italia invece, come ho già accennato, è stato pubblicato solo due volte, nel 2007 ed esattamente vent’anni prima, quando il regista Rob Reiner (Harry Ti Presento Sally, Stand By Me, Misery Non Deve Morire) ne trasse il mitico (almeno per chi è nato negli anni ’80) film La Storia Fantastica, con Robin Wright (non ancora sig.ra Sean Penn), Cary Elwes (non ancora Robin Hood per Mel Brooks), il campione di wrestling Andrè the Giant, Mandy Patinkin (il Jason Gideon di Criminal Minds) e la colonna sonora di Mark Knoplfer dei Dire Straits.

I distributori italiani intitolarono così il film (e la prima edizione del libro) per sfruttare la scia del fortunato kolossal tedesco La Storia Infinita (1984), a sua volta tratto dall’omonimo romanzo di Michael Ende (1979). In effetti La Storia Infinita ha in comune con La Principessa Sposa (scritto sei anni prima) l’idea del libro nel libro e l’elogio della lettura e dell’immaginazione. Se non che il libro di Ende, paragonato a quello di Goldman, è NULLA. Perché Ende, da buon tedesco, prende tutto sul serio, creando un tradizionale racconto ‘di formazione’, mentre Goldman si diverte fin dall’inizio, propinandoci una finta autobiografia.


Infatti, se nel film è un nonno (Peter Falk, il Tenente Colombo) a leggere una fiaba al nipotino malato, nel libro è Goldman in prima persona a raccontare che fu suo padre a leggergli “La Principessa Sposa”, di tale S. Morgensten. Fu quel libro a far nascere in lui la passione per la lettura e, una volta adulto, ne regala una copia a suo figlio, che però non la gradisce. Goldman scopre allora che la sapiente lettura di suo padre aveva tagliato le parti noiose del romanzo. Decide allora di acquistarne i diritti per farne una riduzione. Goldman ci trasporta quindi nel regno di Florin, dove la bella Buttercup (Bottondoro nel film), dopo la morte dell’amato garzone Westley (a quanto si dice ucciso dal terribile pirata Roberts) accetta di sposare il principe Humperdinck, ma poco prima delle nozze viene rapita dal siciliano Vizzini e dai suoi sgherri, lo spadaccino spagnolo Inigo Montoya, alla ricerca dell’assassino del padre, e il gigante Fezzick, tonto, buono e amante delle rime. Fortunatamente, in soccorso di Buttercup arriva uno straniero mascherato.


Un fantasy di cappa e spada coinvolgente, spigliato, divertente. Ma la vera forza del libro è nel modo in cui la storia ci viene raccontata: Goldman interrompe spesso la narrazione con la sua voce fuori campo che sdrammatizza, commenta e fa riflettere.
Insomma, se l’ambientazione deve qualcosa alle fiabe dei fratelli Grimm, se il ritmo, i duelli e i colpi di scena guardano a Walter Scott, Robert Louis Stevenson e Alexandre Dumas, è anche vero che le punzecchiature sarcastiche sulla natura umana e sul mondo in generale sono degne di un Voltaire, o meglio di un Oscar Wilde, più che di uno sceneggiatore hollywoodiano.


Goldman celebra il fascino fiabesco ed ingenuo dell’avventura per ragazzi, ma al tempo stesso la smonta con quel mix di saggezza ed ironia che giunge con l’età adulta. Ti appassiona col Vero Amore e ti entusiasma con la Grande Avventura (proprio così, con le iniziali maiuscole), e subito dopo si prende gioco di sdolcinatezze ed eroismi. Certo, un po’ si prende gioco anche dei lettori, ma glielo si perdona, non si può fare altrimenti. Anche perché ci divertiamo un sacco anche noi.
E se i cattivi perdono, ma non vengono realmente puniti, se i buoni vincono, ma non è detto che saranno sempre felici e contenti, e se il finale in realtà non conclude nulla… beh, vi avevamo avvertito: la vita non è giusta.
Ma, sembra suggerire Goldman, ciò non vuol dire che non possa essere comunque meravigliosa, piena di amore, risate e avventura. Una “storia fantastica”, per l’appunto.

TRIVIA

Rob Reiner scoprì il romanzo perché Goldman era amico di suo padre, l’attore-regista Carl Reiner.


Max dei miracoli, il guaritore col dente avvelenato verso il principe Humperdink è interpretato da Billy Crystal, protagonista del precedente film di Reiner, Harry Ti Presento Sally.

Sua moglie Valerie è Carol Kane, che l’anno seguente sarebbe stata lo Spirito del Natale Presente in SOS Fantasmi al fianco di Bill Murray. Di recente è stata la madre del Pinguino in Gotham.

Il principe Humperdink è Chris Sarandon, ex- marito di Susan (che ha mantenuto il cognome) Sarandon è famoso anche per Quel pomeriggio di un Giorno da Cani (1975), al fianco di Al Pacino, e soprattutto per aver interpretato l’affascinante vampiro Jerry Dandridge in AmmazzaVampiri (1985) di Tom Holland.

Mandy Patinkin, che interpreta Inigo Montoya (e Jason Gideon nelle prime stagioni di Criminal Minds) aveva perso da poco il padre a causa di un tumore. Quando nel film pronuncia la frase “Rivoglio mio padre, hijo de puta!” si rivolgeva simbolicamente al tumore. Quando, anni dopo, lo colse lo stesso male, riconoscendo gli stessi sintomi che aveva suo padre, riuscì a curarsi in tempo e salvarsi.

Il gigante Fezzick era il campione di wrestling Andrè the Giant (all’anagrafe André Roussimof), che all’epoca appariva anche in una serie animata con protagonista il collega Hulk Hogan. André morì nel ’93 per un attacco cardiaco durate il sonno, pochi giorno dopo suo padre.

Bottondoro/Buttercup nel libro è molto più frivola e sciocca. Nel film è più semplicemente una fanciulla ingenua. Robin Wright era all’esordio cinematografico. Prima di allora era nota solo per la soap-opera Santa Barbara.

Nel 2001 c’è stata una reunion

Cary Elwes, (visto in anni recenti in Saw l’Enigmista) avrebbe bazzicato nuovamente il fantasy, prestando la voce a Garrett nel film animato La Spada Magica-Alla Ricerca di Camelot (1998).
Nel 2016 ha dato alle stampe As You Wish, un libro-memoriale tutti gli aneddoti relativi alla lavorazione de La Storia Fantastica.


Su questa non ho aneddoti, ma era troppo bella per non postarla!

 

Giovanni

Immagini prese da Google. © degli aventi diritto.

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