30 anni di esplosioni verdi ecc.: Grosso Guaio a Chinatown

Celebriamo i 30 anni del cultone di John Carpenter. Cosa sarebbe l’immaginario collettivo senza i consigli del vecchio Pork-Chop Express?

 

Forse il più bel poster del maestro Drew Struzan

Forse il più bel poster del maestro Drew Struzan

 

Se, dopo l’estate del 1986, avete traslocato sulla luna e siete vissuti in un cratere con gli occhi chiusi e le orecchie tappate, allora ricorderete Grosso Guaio a Chinatown come il costoso flop che stroncò la carriera da regista di John Carpenter (decollata con Halloween e 1997: Fuga da New York), il quale in seguito avrebbe continuato a girare capolavori, ma nessuno a così alto budget.
Se invece siete rimasti sulla Terra, allora sapete benissimo cosa sia divenuto negli anni Big Trouble in Little China: uno dei titoli più venduti in tutto il mondo in vhs (ma pure il blu-ray attualmente scarseggia), forse il film più trasmesso nella storia di Italia 1, e uno dei film saldi nella top 10 di tutta la vita per chiunque sia stato ragazzino negli anni ’80 e ’90.

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Già, perché Big Trouble non è solo un film che ci ricorda cosa ci piace nel cinema (avventura, divertimento, fantasia…), ma anche come ci piace viverlo.
“Vivere” il cinema non significa farsi una caterva di turbe mentali disquisendo sulla compattezza e logica della trama, sulla caratterizzazione dei personaggi e tutte queste cose da adulti snob e nevrotici… No, vivere un film significa andare a vederlo al cinema, raccontarlo agli amici che non l’hanno visto, comprare la vhs, trasformare il salotto di casa nella propria sala di proiezione dove rivederlo da soli o in compagnia, mimare le scene cult e citare le battute a memoria…
Insomma, vivere fino a fondo una pellicola significa semplicemente dimostrare, in modo genuino e fanciullesco, che il cinema è innanzitutto un buon intrattenimento.

 

Il concetto di “intrattenimento di classe” sintetizzato in una sola immagine.

Detto ciò, passiamo alla trama. Se (probabile) già la conoscete, potete saltarla. Se invece avete avuto una vita infelice, proseguite con la lettura.

TRAMA
Jack Burton (Kurt Russell) è uno scanzonato camionista che, di passaggio a Chinatown (il quartiere cinese di San Francisco), accompagna l’amico Wang Chi (Dennis Dun) ad accogliere la fidanzata Miao Yin (Suzee Pai), in arrivo dalla Cina. Appena scesa dall’aereo, la ragazza viene rapita dagli sgherri di David Lo Pan (James Hong), un losco e potente miliardario.
In realtà Lo Pan è uno spettro millenario che deve sposare, e subito dopo uccidere, una cinese dagli occhi verdi (Miao Yin per l’appunto) per poter tornare in carne e ossa e conquistare l’universo.
Ad aiutare Jack e Wang ad ostacolare il suo piano si forma un bizzarro manipolo di eroi, tra cui l’avvocatessa Gracie Law (la Kim Cattrall di Sex & the City) e Egg Shen (Victor Wong, visto anche in Tremors), un mago che si guadagna da vivere come conducente di autobus turistici.
FINE TRAMA

La prima stesura del copione di Big Trouble in Little China risale agli anni ’50 e il film doveva essere ambientato nel vecchio West. Lo sceneggiatore W.D. Richter l’ha trasportato ai giorni nostri fornendo a John Carpenter materiale per il film più spumeggiante e divertente della sua carriera, servito a puntino dagli effetti speciali del premio oscar Richard Edlund (I Predatori dell’Arca Perduta, Ghostbusters).

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Fiasco in patria, amatissimo in Europa (come quasi tutti i film di Carpenter), Big Trouble in Little China in quanto freschezza e originalità non è invecchiato di un giorno.
Certo, non è un horror adulto, ambizioso e inquietante come ci si aspetterebbe da John Carpenter – vedi Halloween (’78), Il Signore del Male (’87) o Il Seme della Follia (’95) – ma è ciò che si potrebbe tranquillamente definire “un capolavoro nel suo genere”, se solo appartenesse ad un genere preciso…
Il cocktail di azione, fantasia e comicità è inarrivabile, il ritmo è spavaldo, le battute sono memorabili, i pupazzi di gomma e i manichini meccanici sono più efficaci delle odierne animazioni 3D, e le scene di wire- fu (il kung-fu acrobatico con fili invisibili) anticipano di dodici anni quelle di Matrix.

Ma la scintilla che fa il capolavoro è un’altra.
Infatti Grosso Guaio a Chinatown è (in ogni sua scena) un film sempre sopra la media (vedi gli attuali action-horror-comedy tipo Pirati dei Carabi) e sempre al di là delle aspettative del pubblico. Infatti, se da un lato prende tutti gli ingredienti dell’avventura classica, dall’altro si diverte a ribaltarli, con un eroe (Jack Burton) pasticcione che non si rende bene conto di quel che gli accade intorno, proprio come una grande spalla comica, e una spalla (Wang Chi) che, pur svolgendo le mansioni dell’eroe (prendere a calci i cattivi e salvare la sua promessa sposa), non riesce mai a soffiargli lo scettro di protagonista assoluto.

 

Rendiamogli il giusto tributo con un'inquadratura solista.

Rendiamogli il giusto tributo con un’inquadratura solista.


Solo la coppia Sam Raimi/Bruce Campbell è riuscita altrettanto bene ad esagerare il machismo yankee fino all’autoparodia, col personaggio di Ash ne L’Armata delle Tenebre.

Grosso Guaio a Chinatown è insomma, come La storia Fantastica di Rob Reiner e il già citato Army of Darkness di Raimi) un capolavoro per via del suo equilibrio perfetto, oserei dire miracoloso, tra il rispetto delle regole di un genere e la loro parodia, tra l’ironia e il sarcasmo dell’età adulta e l’entusiasmo e l’ingenuità dell’infanzia.

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Perché (senza offesa per nessuno) John Carpenter è John Carpenter, non un Tim Burton perenne adolescente sfigato o, peggio ancora, uno Spielberg eterno Peter Pan.

Tutto qui. Il resto, come dice il vecchio Jack Burton: “È una questione di riflessi“.

 

 

E ora vai coi TRIVIA:

* Carpenter è un grande fan del regista Howard Hawks. Per la caratterizzazione di Jack Burton lui e Russell si ispirarono al classico western di Hawks El Dorado: unendo la sicurezza di sé di John Wayne con la sbruffoneria pasticciona del personaggio di James Caan nacque la figura del vecchio Jack.

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* Carpenter voleva Russell già in prima battuta, ma riuscì ad ingaggiarlo dopo che Clint Eastwood e Jack Nicholson, contattati dalla Fox, rifiutarono la parte.

* Russell, a sua volta, per interpretare Grosso Guaio rifiutò il ruolo di Connor MacLeod in Highlander .

* La tensione attorno al film era alta, poiché L’Anno del Dragone di Michael Cimino aveva da poco sollevato accuse di razzismo della comunità cino-americana contro Hollywood.

* Proprio in L’Anno del Dragone, Carpenter notò Dennis Dun e gli affidò il ruolo di Wang Chi dopo il rifiuto di Jackie Chan (che comunque all’epoca non parlava bene l’inglese).

* Dun è apparso nel successivo film di Carpenter, Il Signore del Male e ne L’Ultimo Imperatore di Bertolucci. È stato co-protagonista del telefilm Voci nella Notte e ha preso parte ad un episodio de La Tata, Streghe e JAG-Avvocati in Divisa.

* Kim Cattrall e Suzee Pai recitarono con le lenti a contatto verdi, avendo entrambe gli occhi castani.

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* Nella serie animata delle Tartarughe Ninja del 2014 appare Ho Chan, un personaggio identico a Lo Pan e doppiato proprio da James Hong.

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* Nella scena ambientata al bordello, Kurt Russell aveva l’influenza. Il suo sudore era vero, causato dalla febbre.

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* Quando Egg Shen porge la 44 Magnum a Jack, nel doppiaggio italiano dice: “Ti farà sentire un Uomo-Proiettile”. La battuta originale è “You’ll fell like Dirty Harry”. Dirty Harry (Harry la carogna) è il nomignolo dell’Ispettore Callaghan, nonché il titolo originale del primo film della saga.

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* Il prologo del film, con Egg Shen che decanta il coraggio di Jack di fronte a un avvocato che cerca di ricostruire i fatti, fu imposto dalla produzione. Infatti i dirigenti della Fox non riuscivano a comprendere la natura dissacrante del personaggio di Jack Burton, e decisero di inserire una scena simile per migliorarne l’immagine.

* La battuta “Farà caldo lassù, spogliati” che Jack rivolge a Grace in ascensore non esiste nei dialoghi originali: è un’invenzione del doppiaggio nostrano.

* Dato che il soggetto originale era d’ambientazione western, Jack cercava di riavere il suo cavallo, non il suo camion.

* John Carpenter, salvo eccezioni (tipo La Cosa, musicato da Morricone), è solito comporre personalmente la soundtrack dei suoi film. La canzone finale di Grosso Guaio è eseguita dai Coupe de Villes, band formata da Carpenter e dai colleghi registi Tommy Lee Wallace (Halloween III, It) e Nick Castle (Giochi Stellari, Dennis la Minaccia).

In Big Trouble, Wallace è stato anche regista della seconda unità .
Castle invece aveva interpretato il serial killer Michael Myers nel primo Halloween di Carpenter.

* Dwayne Johnson, aka The Rock, cerca da anni di produrre un remake/reboot di Big Trouble. Non solo vuole interpretare Jack, ma sta anche collaborando alla sceneggiatura insieme a Ashley Miller e Zack Stentz (X-Men: First Class).

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* Il film si conclude a sorpresa mostrando che lo scimmione-mostro al servizio di Lo-Pan si è nascosto di straforo sul camion dell’ignaro Jack.

Nel 2014 la Boom!Studios ha realizzato un sequel ufficiale a fumetti che riparte esattamente da lì, e rivela finalmente come se la sia cavata Jack alle prese col mostrone pronto a prenderlo alle spalle.

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Ne ha fatto il suo animale domestico. Sì, è nel suo stile.

E ora vi lasciamo con la nostra fan-art esclusiva in due versioni, scegliete la battuta che preferite (entrambe in vendita QUI)

jbnagel pp

jbart


Giovanni

Immagini prese da Google, © degli aventi diritto

2 comments to 30 anni di esplosioni verdi ecc.: Grosso Guaio a Chinatown

  • Fra X  says:

    Un evergreen! Punto! XD
    Ah, però riguardo il prologo! E sul sudore di Russell! XD
    Kim Cattrall è diventata un’ icona con “Sex and the city”, ma a me piace ricordarla soprattutto per questo film e “Scuola di polizia”! ^^

    ““Vivere” il cinema non significa farsi una caterva di turbe mentali disquisendo sulla compattezza e logica della trama, sulla caratterizzazione dei personaggi e tutte queste cose da adulti snob e nevrotici… No, vivere un film significa andare a vederlo al cinema, raccontarlo agli amici che non l’hanno visto, comprare la vhs, trasformare il salotto di casa nella propria sala di proiezione dove rivederlo da soli o in compagnia, mimare le scene cult e citare le battute a memoria…
    Insomma, vivere fino a fondo una pellicola significa semplicemente dimostrare, in modo genuino e fanciullesco, che il cinema è innanzitutto un buon intrattenimento.”

    Non posso che quotare!

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